Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 08: Scuola, università e sistemi educativi Luogo, sala: Aula 11 (A0-B) Chair di sessione: Roberto Serpieri | |
| Presentazione 5 | |
IA ed Educazione: Un'Indagine Qualitativa sulle Percezioni e l'Uso tra gli Studenti Universitari Università di Udine, Italia L’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) sta assumendo un ruolo sempre più centrale nell’istruzione superiore, sollevando interrogativi di natura etica, regolatoria ed educativa sul suo impatto nelle varie attività accademiche e nei processi di apprendimento. Sebbene questi strumenti offrano potenziali opportunità per la didattica, resta ancora poco indagato il modo in cui gli studenti li percepiscono e li integrano nella loro quotidianità. Gli studi esistenti si focalizzano principalmente su approcci di tipo quantitativo, trascurando invece quelli di tipo qualitativo, che invece, per loro stessa natura, potrebbero contribuire a fornire un quadro più approfondito delle effettive esperienze, percezioni e motivazioni degli studenti. Per colmare questa lacuna, il presente contributo analizza l’uso della GenAI tra gli studenti universitari attraverso interviste semi-strutturate (N=137) condotte con iscritti a diverse università italiane, prevalentemente situate nel nord-est. Il campione è composto da 85 studentesse, 51 studenti e una persona che si identifica con un genere non binario. Per quanto riguarda il livello di studi, 75 intervistati sono iscritti a un corso di laurea triennale, 52 a una laurea magistrale e 8 a un corso a ciclo unico, mentre due non hanno specificato il proprio percorso accademico. Gli obiettivi conoscitivi del presente studio sono: 1) indagare le motivazioni personali che influenzano l’adozione o il rifiuto della GenAI; 2) esplorare le opportunità e i rischi percepiti legati all’uso nel contesto universitario; 3) analizzare il ruolo delle istituzioni accademiche, tra divieti e regolamentazioni; 4) valutare le implicazioni più ampie della GenAI sulla società, sul mondo del lavoro, sulla creatività e sul pensiero critico. Attraverso domande filtro sono stati individuati tre gruppi di rispondenti: quelli che utilizzano GenAI per attività universitarie (n=73); quelli che la usano esclusivamente per attività personali (n=29); quelli che non la utilizzano (n=35). Le trascrizioni delle interviste sono state analizzate attraverso una codifica manuale, supportata dal software MaxQDA, per individuare e organizzare i temi emergenti. L’analisi ha rivelato differenze significative tra i tre gruppi in termini di percezione, utilizzo e impatto di GenAI. Coloro che la utilizzano per attività universitarie la considerano una risorsa utile per migliorare l’efficienza, la gestione del tempo e la ricerca informativa. La impiegano per ricerche, chiarimenti, riassunti, correzione grammaticale, traduzioni, generazione di idee per paper e tesi, e per creare presentazioni e contenuti grafici. Nonostante riconoscano i rischi e la fallibilità del sistema, la vedono come un'opportunità per il futuro accademico e professionale, auspicando che l’università fornisca linee guida chiare anziché limitarne l’uso. Gli studenti che dichiarano di utilizzare GenAI, ma non per l’università, ne apprezzano il valore per attività quotidiane (creatività, generazione di contenuti, intrattenimento), tuttavia sono cauti riguardo al suo utilizzo accademico, principalmente per motivi etici, di “orgoglio personale” o scarsa utilità percepita. Sebbene abbiano opinioni incerte sull’impatto dell’IA sul lavoro e sulla società, temono una riduzione del pensiero critico, disinformazione e omologazione, e auspicano una regolamentazione che promuova un uso etico e consapevole. Gli studenti che non utilizzano l’IA lo fanno prevalentemente per mancanza di necessità percepita, sfiducia nel sistema, motivi etici, preferenza per metodi tradizionali, mancanza di conoscenza o interesse. Pur considerando un possibile utilizzo futuro, esprimono generalmente una visione scettica. Richiedono restrizioni o divieti nel contesto universitario e temono che l’AI possa avere impatti negativi su società, arte, creatività, cultura, lavoro e pensiero critico. | |
