Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 01: Comunicazione pubblica e strategica Luogo, sala: Aula A (B0-A) Chair di sessione: Laura Solito | |
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Comunicazione del rischio e vulnerabilità sociale: una mappatura del panorama informativo Università degli Studi di Udine, Italia Dal punto di vista delle scienze sociali, disastri naturali ed emergenze di massa rappresentano dei fenomeni di tipo complesso, che mettono a dura prova la capacità di risposta di interi territori, esacerbando le sfide climatiche, politiche, economiche e sociali preesistenti. Simili eventi minano la salute e il benessere dell’intera società, ma colpiscono in modo particolarmente grave coloro che sono già in origine più fragili e vulnerabili, aggravando così condizioni strutturali di disuguaglianza. Classe, genere, età, etnia, stato socio-economico emergono come variabili fondamentali per comprendere le diverse modalità non solo di esperire il disastro all’interno di una stessa comunità (Blaikie et al., 1994; Cutter, Boruff, Shirley, 2003; Tierney, Lindell, Perry, 2001), ma anche di anticiparlo, fronteggiarlo e recuperare le conseguenze derivanti dal suo impatto. Diversi sono gli studi che evidenziano come la comunicazione svolga un ruolo strategico nella prevenzione, preparazione e risposta alle emergenze e, più in generale, nella gestione del rischio e la riduzione delle perdite (Bradley et al., 2016; Fekete, 2012; Yamori, 2020). Questi studi, se da un lato sottolineano l’importanza di integrare e porre al centro le esigenze delle comunità locali cui questa comunicazione deve rispondere (Rodriguez, Quarantelli, Dynes 2007), dall’altro, molto spesso, tendono a vedere queste comunità come un qualcosa di omogeneo, senza soffermarsi sui diversi gruppi sociali che si trovano a vivere in condizioni di fragilità e sulle loro specifiche necessità. A partire dagli eventi extra-ordinari più recenti che hanno interessato il nostro Paese, il presente contributo si propone di analizzare la dimensione della vulnerabilità all’interno dell’attuale panorama informativo attraverso una valutazione retrospettiva dei materiali prodotti da attori istituzionali quali Protezione Civile, Croce Rossa, Vigili del Fuoco, ecc. La ricerca costituisce il primo step di un progetto più ampio sviluppato nell’ambito del ****, e si focalizza soprattutto sul contesto locale. Mediante un approccio esplorativo basato su una mappatura documentale e su una griglia di analisi appositamente costruita, il lavoro intende rispondere alle seguenti domande di ricerca: 1) In che modo i materiali informativi istituzionali definiscono e rappresentano la vulnerabilità sociale nelle situazioni di emergenza?; 2) In che misura le diverse tipologie di vulnerabilità vengono considerate nello sviluppo dei materiali informativi e nella pianificazione dell’emergenza?; 3) Quali categorie di vulnerabilità sono maggiormente considerate nella comunicazione del rischio e quali invece risultano trascurate?; e 4) Quali barriere limitano l’accessibilità della comunicazione del rischio per i diversi gruppi vulnerabili? L’analisi delle strategie comunicative esistenti rivela che la comunicazione del rischio presenta ancora diverse criticità in relazione alla vulnerabilità sociale. Molte delle iniziative identificate si configurano come canali di comunicazione unidirezionale, limitando l’interattività e la possibilità per le comunità vulnerabili di partecipare attivamente. Dal punto di vista dell’inclusione, sebbene alcune iniziative abbiano cercato di integrare misure di accessibilità (es. traduzioni multilingue, interpretariato LIS, funzioni di chiamata silenziosa per persone con difficoltà comunicative), manca una strategia coerente e sistematica per rispondere alle esigenze di gruppi vulnerabili diversi, come persone con disabilità non sensoriali, migranti, senzatetto o individui con difficoltà cognitive. Questi risultati sottolineano l’urgenza di sviluppare strategie comunicative più inclusive e partecipative, che tengano in stretta considerazione le specifiche esigenze, temporanee o permanenti, dei soggetti e le diverse cause della vulnerabilità. Affinché queste strategie possano realmente ridurre l’impatto delle emergenze future, è fondamentale integrarle in un quadro più ampio di gestione del rischio, che preveda il coinvolgimento attivo delle comunità locali e dei gruppi vulnerabili nei processi decisionali. | |
