Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 09: Culture digitali Luogo, sala: Aula 12 (A1-B) Chair di sessione: Tiziana Terranova | |
| Presentazione 4 | |
Cottagecore: le contraddizioni dell'estetica nostalgica Università degli Studi di Bari, Italia Il termine cottagecore è comparso nei mesi di espansione della pandemia da Covid-19 (Slone 2020; Jennings 2020) come hashtag per etichettare contenuti social caratterizzati da un’estetica che celebra la vita agreste, ispirandosi ad una visione idealizzata della natura e del passato pre-industriale. I post su Tumblr, Instagram e Tik Tok poggiano il loro successo sulla condivisione di attività manuali (lavori a maglia, confezione di abiti, preparazione di cibi tradizionali) in case di campagna immerse nei boschi, producendo una “fantasia escapista” (Brand 2021) che permette agli utenti di allontanarsi seppur brevemente dalle emergenze del contemporaneo. Quale idea del passato emerge dalla circolazione spontanea di questi contenuti? Che tipo di rifugio cercano gli user nella condivisione di un immaginario idilliaco? Il paper muove da queste domande per esporre i risultati di una content analysis esplorativa su un campione di post con maggiore engagement su Tumblr. Il cottagecore sembra perfettamente inserito nella “epidemia globale di nostalgia” (Boym 2002) che caratterizza anche la produzione mediale dell’ultimo decennio (Reynolds 2011; Morreale 2009), centrata sulla rievocazione di retrotopie che surrogano le aspettative deluse del futuro (Bauman 2020; Fisher 2009), attraverso il richiamo ad un passato idealizzato o, come nel caso di studio, mai esistito. I valori veicolati sembrano affiancare, a quella riflessiva, una nostalgia “progressista” (Gandini 2021) ovvero un’intenzione critica marcatamente anticapitalista e anticonsumistica in cui il passato si fa strumento per affermare nel presente la necessità di comportamenti di consumo più inclini a sensibilità ecologica (rispetto per l‘ambiente, gli animali, riciclo) ed immaginario slow (consumo sostenibile, recupero del “saper fare”). L’insistenza sul crafting, ad esempio, mostra i valori della semplicità e della lentezza promuovendo il rifiuto del ricorso al mercato e valorizzando attività tradizionalmente soggette a pregiudizi di genere. L’analisi dei contributi video e fotografici ha permesso di individuare alcune contraddizioni sottese all’idealizzazione della vita rurale: la romanticizzazione astorica della vita contadina, che ne rimuove le difficoltà reali come l'isolamento, la mancanza di opportunità e la durezza del lavoro; la promozione di un lifestyle elitario che abbraccia un immaginario rurale accessibile solo a chi gode di privilegi socioeconomici; l’utilizzo del trend al servizio di operazioni di marketing o gentrification (Johnstone 2022) che incentivano comportamenti di consumo diametralmente opposti ai valori veicolati dall’estetica. Sembra rivelarsi dunque uno scollamento netto tra le istanze di critica sociale da cui il cottagecore ottiene parte del suo fascino e la propensione all’organizzazione di un pensiero e di un’azione collettiva per potervi porre rimedio. | |
