Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 09: Culture digitali Luogo, sala: Aula 12 (A1-B) Chair di sessione: Tiziana Terranova | |
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TikTok e la mediatizzazione della vita quotidiana: narrazione e performatività come agency dal basso Università degli studi di Napoli Federico II, Italia Questo contributo esplora le forme emergenti di mediatizzazione della vita quotidiana connesse alle trasformazioni della cultura partecipativa dei media digitali e all’adozione popolare della piattaforma TikTok. La diffusione di TikTok, e la distribuzione della visibilità dei content creator dovuta al funzionamento dell’algoritmo di raccomandazione, hanno infatti favorito la circolazione di contenuti che rappresentano aspetti ordinari, ma anche triviali, scabrosi o mondani, della vita quotidiana. La spettacolarizzazione della vita quotidiana, può essere concepita come un’articolazione specifica e distinta della “piattaformizzazione delle culture di consumo” (Caliandro et al., 2004), oltre che come uno sviluppo di alcuni tratti della “vetrinizzazione sociale” (Codeluppi, 2007). Questi elementi costituiscono tratti caratteristici della configurazione culturale e tecnologica dello short video come medium (di cui TikTok è un vettore di popolarizzazione) di specifico interesse socioculturale. L’intervento presenta i risultati parziali di un’indagine empirica sulle pratiche di utilizzo e fruizione della piattaforma nel contesto urbano di Napoli, focalizzandosi su esempi e casi studio che mostrano come le dimensioni ordinarie della vita quotidiana (spazio domestico, famiglia, affetti, lavoro, intimità, etc.), sono mobilitate soggettivamente come risorse rappresentative, in particolare da parte di gruppi sociali subalterni o convenzionalmente rappresentati in modo passivo. Lo studio combina etnografia digitale, analisi dei contenuti, osservazione partecipante e interviste semi-strutturate per inquadrare tali pratiche come “forma culturale” (Williams, 1974). L’analisi dei contenuti mette in relazione forme di creatività spontanea e vernacolare con l’uso professionale della piattaforma, rilevando una combinazione di repertori, registri, tecniche comunicative, narrazioni, simboli, che compenetra cultura pop mainstream e sottoculture. L’intervento propone alcune riflessioni critiche su come tali pratiche interrogano il tema della costruzione delle identità culturali e della riproduzione sociale, evidenziando come tali processi possano modificare in maniera significativa la cultura partecipativa del panorama mediatico, e le convenzionali asimmetrie di visibilità e capacità di auto-rappresentazione dei gruppi sociali. (Introduzione) Dalla pandemia in poi, la piattaforma di origine cinese è stata vettore della diffusione su larga scala della fruizione, riproduzione e circolazione del video breve come forma culturale. La percezione diffusa della sua straordinaria accessibilità e versatilità, ha alimentato un processo di appropriazione popolare del medium. In pochi anni, la piattaforma si è affermata come un’infrastruttura commerciale e socio-culturale fortemente incorporata nella vita quotidiana e nella cultura popolare, con un particolare coinvolgimento, in qualità di creator e di audience, di gruppi sociali subalterni, convenzionalmente marginalizzati o esclusi. Attraverso le pratiche d’uso delle piattaforma, gli utenti si riappropriano della capacità di rappresentare il proprio quotidiano, sperimentando nuove modalità espressive e sottraendo le dinamiche comuni della propria vita all’invisibilizzazione e all’oggettificazione stereotipata. In tale contesto, le dinamiche ordinarie o triviali della vita quotidiana diventano una risorsa performativa e riflessiva molto accessibile, ma anche fortemente esposta e visibile. La particolare combinazione tra le funzionalità tecniche, la attitudini espressive degli utenti e il funzionamento dell’algoritmo di raccomandazione di TikTok, ha contribuito ad alimentarne la percezione di accessibilità e versatilità, e dunque alla formazione di pubblici con sensibilità estetiche meno elitarie. Questo ha favorito un processo di appropriazione popolare da parte di soggetti e gruppi sociali subalterni, tradizionalmente marginalizzati o sottoesposti, ritenuti convenzionalmente incapaci di rappresentare sé stessi e i propri interessi attraverso i media, nonché dotati di capitale culturale, simbolico e relazionale di diversa entità. Ciò ha contribuito a sovvertire le convenzionali asimmetrie di visibilità, stimolando la diversificazione e la distribuzione della capacità di rappresentazione e del capitale reputazionale, favorendo la sua effimerità piuttosto che la sua accumulazione. La creazione e la circolazione dei contenuti costituiscono non solo un mezzo espressivo, di rappresentazione e un’opportunità di guadagno, ma anche uno spazio di negoziazione delle identità e degli stereotipi, di riflessività sociale e transculturale. | |
