Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 02: Arte, performance e politiche culturali Luogo, sala: Aula 2 (AO-A) Chair di sessione: Laura Gemini | |
| Presentazione 4 | |
Il tempo della creazione e il tempo della cura: welfare culturale e giovani nella società della crisi 1: Università di Bologna, Italia; 2: Università di Bologna, Italia In Italia, un primo contributo definitorio al Welfare Culturale è stato elaborato dal CCW che lo ha definito “un nuovo modello integrato di promozione del benessere e della salute e degli individui e delle comunità, attraverso pratiche fondate sulle arti visive, performative e sul patrimonio culturale”. Al centro delle azioni di welfare culturale viene posta un’“integrazione di scopo” tra professionistз di diverse discipline e ambiti di competenze, tra pratiche, linguaggi e politiche. Questa prospettiva include le pratiche che promuovono l’empowerment, il benessere soggettivo, il capitale sociale, il contrasto alle diseguaglianze di salute, opponendosi al declino psicofisico dei soggetti e delle comunità che partecipano alle iniziative. La genesi del WC può essere rintracciata nei programmi di Arts on Prescription, avviati in Inghilterra negli anni ’90 sull’impatto della partecipazione culturale sul benessere sociale, a partire dalla convinzione che partecipare ad attività artistiche possa promuovere la salute e il benessere, inserendosi all’interno di strategie più ampie di prescrizioni sociali da parte di professionisti della sanità e del welfare. Negli ultimi anni, il concetto di CW ha acquisito una crescente rilevanza anche grazie a politiche e programmi europei e internazionali che ne evidenziano il ruolo nell’intersezione non solo tra arti e promozione della salute, ma anche tra arti e democrazia e coesione sociale. Il concetto di WC ha cominciato a diffondersi anche nel panorama italiano, tanto nei programmi di finanziamento quanto nel dibattito accademico. In questo quadro si colloca la ricerca Prin 2022 PNRR Cultural Welfare Ecosystems for Wellbeing: Mapping semantics and practices, co-designing tools and raising awareness, che ha l’obiettivo di problematizzare il concetto stesso di Welfare culturale, indagandone le semantiche emergenti nella letteratura nazionale e internazionale, ed approfondendolo come campo di pratiche nei territori sui cui si realizzano le ricerche, esplorando le possibili criticità e potenzialità che in esse prendono forma. Il presente contributo prende le mosse da questa ricerca analizzata in dialogo con un ecosistema di progettualità che esplorano orizzonti di senso, rischi, ambivalenze, ma anche effetti trasformativi che emergono nelle pratiche indagate. Dall’analisi di queste molteplici progettualità, emergono diverse questioni legate all’evoluzione del concetto di WC nel contesto di “policrisi” evidenziando il rischio di una deriva di stampo neoliberista e una reinterpretazione del welfare culturale come una possibile soluzione alla crisi, con un’enfasi sull’arte intesa come servizio. Il presente contributo si focalizzerà sulla dimensione della cura e del benessere e sul ruolo dell’arte entro questo quadro sociale e culturale, con un affondo sui giovani e il ruolo delle pratiche di partecipazione culturale. Il contesto contemporaneo, attraversato da numerose crisi, costituisce un terreno fertile sul quale attecchiscono livelli diversi di disagio giovanile che compromettono la dimensione progettuale finalizzata al conseguimento dell’identità, sostenuta da capacità di aspirare che permette di connettere orizzonti di tempo presenti e futuri attraverso processi di immaginazione sociale. Diventa da questo punto di vista rilevante comprendere se e in che senso le pratiche artistiche possono agire in termini trasformativi, sostenendo lo sviluppo di queste capacità e ridefinendo concetti, pratiche e spazi di cura e generazione di benessere nella prospettiva del welfare culturale. La ricerca ha permesso da mettere a fuoco attorno al tema della temporalità alcune polarità di lettura che tracciano un campo di tensione ma anche di possibili trasformazioni: a. tempo produttivo vs tempo improduttivo della pratica artistica; b. Rilevanza del processo di creazione vs prodotto; c. tempi e spazi connotati e codificati vs “tempi e spazi di scoperta” ; d. dimensione strumentale - che rischia di trasformare le pratiche artistiche in una risorsa neoliberista vs capacità trasformativa delle medesime nell’articolare spazi di partecipazione e di attraversabilità delle pratiche e dei luoghi in cui si realizzano. | |
