Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 10: Giornalismo e informazione in trasformazione Luogo, sala: Aula 13 (A1-C) Chair di sessione: Carlo Sorrentino | |
| Presentazione 5 | |
“Migration Narratives” e “Non-Migration Narratives on Migration”: un’analisi diacronica delle narrazioni mediatiche e politiche sulla migrazione in Europa 1: Universitas Mercatorum, Italia; 2: Istituto Affari Internazionali (IAI), Italia Negli ultimi vent’anni, la migrazione è diventata una delle questioni più dibattute nell'UE, ampiamente presente nel discorso mediatico e politico europeo. Gli studi su media e migrazioni evidenziano l’interazione tra politica e media nel costruire specifiche narrazioni migratorie, con implicazioni significative sul piano socio-politico (Eberl et al., 2018; Goodwin e Milazzo, 2017; Heidenreich et al., 2020; Van Klingeren et al., 2015). Lo studio, finanziato dal Programma Quadro UE per la Ricerca Horizon 2020, indaga in che misura e in che modo le narrazioni mediatiche sulla migrazione permeano il dibattito politico e decisionale dell'UE e quali variabili intervengono nel renderne alcune “egemoniche”. L’analisi diacronica include due eventi cruciali: la crisi dei rifugiati del 2015 e l'ingente sfollamento ucraino conseguente all’attacco russo nel 2022. Il quadro teorico si fonda sulla distinzione di Schmidt (2008) tra sfera comunicativa (che include media e dibattito politico) e sfera coordinativa (arena decisionale o policy-making). Per valutare il dominio di una narrazione nelle arene considerate, adottiamo il Migration Narrative Success (MNS) di Garcés-Mascareñas e Pastore (2022), secondo cui una narrazione è egemonica se pervasiva in entrambe le sfere e trasformativa in termini di politiche adottate. Inoltre, per analizzarne l’evoluzione, integriamo il Narrative Policy Framework (NPF) di Jones e McBeth (2010), che traccia variazioni nei componenti narrativi: characters (villains, victims, heroes), narrator (chi produce o riproduce la narrazione), moral of the story (soluzione proposta) e setting (contesto storico e geografico della narrazione). La metodologia si basa su una triangolazione di approcci. La prima fase identifica le principali narrazioni mediatiche sulla migrazione tramite un’analisi qualitativa di dati tratti dalla ricerca condotta da Smellie e Boswell (2024) sui principali quotidiani di cinque Stati UE (Francia, Germania, Ungheria, Italia, Spagna) e Regno Unito. L’analisi ha permesso di costruire un codice analitico, applicato per la discourse analysis di 108 documenti UE, selezionati per la rilevanza coi due eventi. Sono state realizzate, inoltre, nove interviste semi-strutturate con funzionari UE attivi nei due periodi temporali considerati. Come emerso dallo studio, nel 2015 la narrazione mediatica dominante sosteneva la solidarietà intra-UE, ma si è confrontata con narrazioni concorrenti, riflettendo la polarizzazione del dibattito sulla crisi migratoria. Inoltre, pur prevalendo nel dibattito politico e decisionale europeo non ha trovato riscontro nelle policies adottate, che hanno privilegiato l’esternalizzazione. Tale narrazione, sebbene pervasiva, non è risultata trasformativa e dunque, secondo l’MNS, non egemonica. Nel 2022, invece, emerge una maggiore coerenza narrativa: la solidarietà (qui soprattutto esterna perché rivolta ai profughi ucraini) ha permeato tutte le arene senza resistenze, fino a tradursi nell’attivazione della Direttiva sulla Protezione Temporanea. In tal caso, la narrazione della solidarietà è stata non solo pervasiva, ma anche altamente trasformativa, e quindi, secondo l’MNS, ampiamente egemonica. Il confronto diacronico tra i due casi evidenzia il ruolo cruciale del setting nel determinarne il successo delle narrazioni. Il setting si riferisce al contesto storico e geopolitico, cui sono strettamente connesse le percezioni collettive consolidate sulla migrazione. Queste percezioni contribuiscono alla definizione dei frame attraverso cui la questione migratoria viene narrata, determinando così le fondamenta sulle quali si sviluppano e si articolano le diverse narrazioni migratorie. Nel 2015, la migrazione è stata inquadrata come “crisi” (Triandafyllidou, 2018), generando molteplici narrazioni polarizzanti che hanno ostacolato il raggiungimento di un consenso unanime. Nel 2022, invece, la migrazione è stata inserita in una più ampia cornice geopolitica, come parte di un conflitto alle porte dell’Unione, sia in senso geografico che ideologico (Barana et al., 2023). Ciò suggerisce che quando il setting inserisce le narrazioni in frame non esplicitamente migratori, si generano quelle che definiamo “non-migration narratives on migration”, le quali hanno maggiori probabilità di diventare egemoniche rispetto a narrazioni esplicitamente migratorie. | |
