Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 09: Immaginari urbani e turistici Luogo, sala: Aula 12 (A1-B) Chair di sessione: Emiliano Ilardi | |
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Utopie e distopie tra media e quotidianità: Immaginari futuri dei giovani sardi Università degli studi di Cagliari, Italia Negli ultimi anni, si è assistito ad una significativa proliferazione di narrazioni utopiche e distopiche nei media contemporanei, tra cui serie TV, film, videogiochi, romanzi. Questo fenomeno spesso è espressione di una rinnovata preoccupazione verso il futuro (Ilardi, 2018). Gli immaginari di società dove il controllo sulla popolazione è totalitario e pervasivo (Hunger Games, Divergent, The giver, Matrix, ecc.), si contrappongono a mondi post-apocalittici in cui ormai la società è giunta al collasso a causa di dinamiche autodistruttive (Mad Max, Umbrella Accademy, The 100, ecc.). Sebbene meno frequenti, esistono anche immaginari più ottimistici, in cui la natura riveste un ruolo centrale. Nell’insieme tali immaginari, come notano Mandich, Satta & Capozzi (2024), riguardano prevalentemente la società nel suo complesso. Come si inseriscono, invece, questi immaginari all’interno della vita quotidiana? Per rispondere a tale domanda è utile innanzitutto fare una distinzione analitica tra “big futures” e “little futures”. I “big futures” sono i quei futuri che riguardano le trasformazioni della società e prevedono quindi orizzonti spazio-temporali ampi (Tiger, 1995), mentre i “little futures”, secondo la definizione proposta da Micheal (2017), sono quei futuri che concernano la vita quotidiana delle persone. Lo stesso Micheal (2017) evidenzia come una maggiore attenzione sia stata rivolta finora ai big futures, spesso tralasciando le relazioni che intercorrono tra le due dimensioni. Gli immaginari menzionati in precedenza rientrano prevalentemente nella categoria dei big futures, sebbene sia possibile individuare diverse connessioni con i little futures. La dimensione quotidiana del futuro (little futures) è il focus di un’indagine qualitativa condotta attraverso una serie di interviste realizzate tra dicembre 2024 e marzo 2025 con giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni che abitano nelle aree interne della Sardegna. Alla domanda “Come ti immagini la tua vita quotidiana tra dieci anni”, una risposta ricorrente è stata: “Bah, più o meno come quella di adesso”. Questa risposta riflette una percezione del futuro appiattito sul presente, un fenomeno che un’ampia e consolidata letteratura ha già ampiamente documentato (Mandich, 2022). Etichette quali “presentificazione” (Adam & Groves, 2007; Leccardi 2009, 2005) e “presente esteso” (Nowotny, 1994) descrivono questa tendenza, indicando come il presente sia il tempo di riferimento per l’azione. Tuttavia, è possibile andare oltre questo primo livello di analisi, forse il più immediato, e riflettere sugli immaginari che caratterizzano questa futura quotidianità. Secondo Jedlowski (2017), la quotidianità è per lo più prevedibile, perché è sorretta da assetti istituzionali che rendono relativamente stabili i comportamenti. Nella vita quotidiana, difatti, l’anticipazione è raramente il prodotto di una attività riflessiva o immaginativa. Mandich, Satta & Capozzi (2024) evidenziano però come vi sia un “avvicinamento dell’utopia alle pratiche quotidiane” (p.22). Già dagli anni ’90 del secolo scorso, il concetto di “realismo utopico” ha cercato di bilanciare l’eccessiva idealizzazione dell’utopia con il realismo. Davina Cooper (2004) ha introdotto in tempi più recenti il concetto di “everydays utopias”, quale modo di rottura della normalità del quotidiano per far emergere pratiche prefigurative. Il quotidiano può divenire così fonte di cambiamento. Se è possibile individuare immaginari utopici dei cosiddetti little futures, secondo le autrici i big futures tendono a essere prevalentemente connotati in senso distopico. Partendo da queste premesse, il presente contributo cerca di esplorare l’eventuale presenza di elementi distopici e/o utopici propri dell’immaginario letterario e cinematografico contemporaneo all’interno degli immaginari della vita quotidiani dei giovani sardi che vivono in aree caratterizzate da spopolamento. | |
