Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 05: Genere, media e piattaforme digitali Luogo, sala: Aula Magna ex Facoltà di Scienze Politiche (B0-B) Chair di sessione: Federico Boni | |
| Presentazione 3 | |
Il corpo accelerato: retoriche della cura di sé tra performatività, mercificazione e controllo del tempo Università IULM Milano, Italia L’accelerazione dei ritmi di vita e l’urgenza della performatività si inscrivono nelle pratiche quotidiane attraverso una retorica che annulla le distinzioni tradizionali tra le età della vita (giovinezza, età adulta, vecchiaia), imponendo a ogni generazione una costante tensione verso l’efficienza e l’auto-ottimizzazione. In questo scenario, i social media, e in particolare Instagram, si configurano come dispositivi biopolitici che modellano la narrazione del corpo attraverso un’estetica della salute e della produttività. Attraverso un’analisi qualitativa del contenuto di un campione di 380 immagini raccolte su Instagram (nel primo trimestre 2025) mediante hashtag specifici (quali #salutebenessere, #benesserefemminile, #wellness, #wellnessjourney), la ricerca che abbiamo svolto evidenzia come il corpo—monitorato, performante, in salute e apparentemente immortale—diventi una risorsa strategica per il mercato, in cui la cura di sé non è più un’esperienza di consapevolezza, ma un imperativo rapido e prescrittivo, un pharmakon che risponde alla logica dell’efficacia immediata. Il corpo femminile, in particolare, emerge come un campo privilegiato di questa regolazione, sottoposto a un’intensa narrazione disciplinante che lo rende oggetto di consumo e strumento di valore produttivo, persino al di fuori della sfera lavorativa. Terapie ormonali, integratori, programmi di allenamento e consigli su come evitare l’invecchiamento delineano un racconto pervasivo in cui il controllo di sé diventa sinonimo di successo e adeguatezza sociale. In questo quadro, il tempo dedicato alla cura del corpo non è più un momento di pausa o di relazione, ma si configura come uno spazio mercificato, parte della logica neoliberale che esige un sé sempre performante e ottimizzato. Il corpo, modellato dai canoni estetici dominanti, diventa un elemento chiave nei meccanismi produttivi, al pari della conoscenza e dell’esperienza accumulata nella vita extra-lavorativa, capaci di generare valore aggiunto (Morini, 2010). La richiesta costante di cura da parte dei dispositivi produttivi influenzano direttamente le pratiche di auto-cura, che si traducono in medicalizzazione cronica (antidolorifici quotidiani), obbligo estetico (bella presenza) e potenziamento fisico (palestra forzata, integratori per il benessere) (Cavicchioli, Paravagna, Vignola, 2012). Come già avevano evidenziato Morini (2010, 2012) e Benasayag (2010), la salute non è solo un obiettivo, ma un dispositivo di governo che plasma le soggettività, indirizzandole verso pratiche di sorveglianza e automonitoraggio. L’analisi del campione di immagini Instagram mette in luce come, nell’ecosistema digitale, lo storytelling del benessere enfatizzi soluzioni rapide e prescrittive, rendendo la cura di sé un atto di conformità più che di autodeterminazione. I testi contenuti nelle immagini analizzate, si rivolgono a delle audience/soggettività chiamate a massimizzare il proprio tempo, interiorizzando l’auto-sfruttamento e trasformando ogni ambito della vita— compreso quello del benessere— in uno spazio di incessante ottimizzazione e valorizzazione (Chicchi, Simone, 2017), in linea con le logiche neoliberali e con i processi di sussunzione connessi al biocapitalismo (ossia a vantaggio del sistema capitalistico di aziende farmaceutiche, professionisti medici o del fitness) (Codeluppi, 2015). In questo modo, il corpo diventa merce e macchina produttiva, ridefinendo la relazione tra tempo, età e identità nell’era della performatività continua. | |
