Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 01: Giovani e narrazioni della crisi Luogo, sala: Aula A (B0-A) Chair di sessione: Fabio Ferrucci | |
| Presentazione 2 | |
Lo sconfinamento del lavoro nel tempo della vita nel Terzo Settore: nuove generazioni e ridefinizione dell’etica del lavoro. Università degli Studi Di Milano, Italia Il contributo adotta una prospettiva generazionale per raggiungere un duplice obbiettivo. In primo luogo, ci si propone di indagare le prese di posizione dei giovani lavoratori del Terzo Settore rispetto alle forme di lavoro gratuito; ulteriormente si cercherà di comprendere come queste siano legate ad un nuovo rapporto con l’etica lavorativa tipica del settore. La letteratura sull’economia sociale e solidare ha di recente visto crescere un forte interesse per il tema delle condizioni lavorative del settore. Evidenziando come esso sia uno dei “grandi assenti del dibattito scientifico nazionale” (Caselli, 2022), alcuni ricercatori e ricercatrici hanno progressivamente sottolineato la scarsa qualità delle sue condizioni di lavoro. Uno degli elementi più rilevanti, oltre all’inadeguato riconoscimento materiale e alla diffusione di contratti part-time e precari, riguarda le forme di lavoro non pagato (Carls e Cominu, 2014; De Angelis, 2017). Questo è dovuto ad una eterogeneità di fattori: oltre all’esternalizzazione dei servizi dal pubblico al privato no profit (Caselli 2022; Dorigatti 2017), vi è la natura fortemente relazione del lavoro (Marchesi, 2022), amplificata dalla diffusione degli smartphone che, in quanto “infrastrutture dell’intimità” (Wilson, 2016) aumentano la possibilità per i lavoratori e le lavoratrici di essere raggiunti e contattati anche al di fuori del lavoro. (Gregg, 2011). Elemento centrale della gratuitizzazione è poi il “regime vocazionale” del lavoro nel sociale (De Angelis, 2017), tipico dell’etica post-fordista (Lannunziata e Busso, 2016) che si fonda su forme di riconoscimento immateriale e simbolico a compensare le scarse condizioni materiali: in particolare, nel Terzo Settore il lavoro è motivato da valori legati ad aspirazioni politiche e di giustizia sociale (Castellini, 2021). Questo aspetto è stato inoltre aggravato dalla centralità del volontariato nella rappresentazione del Terzo Settore, che ha avuto come effetto quello di de-professionalizzarne il lavoro e di invisibilizzarne il valore attraverso la naturalizzazione delle aspettative legate al femminile, in termini di propensione alla cura e alla solidarietà (Castellini 2025). Più recentemente tuttavia, anche in seguito alle maggiori difficoltà di assunzioni delle cooperative sociali (Agrò 2024; Tabacchi 2023), la sostenibilità di tale modello è sembrata meno ovvia, messa in dubbio soprattutto da una supposta indisponibilità delle nuove generazioni ad accettare il compromesso tra scarse condizioni lavorative e riconoscimento simbolico. (Fazzi, 2024). Alla luce di tutto ciò, il contributo adotta una prospettiva generazionale e attraverso l’analisi di interviste qualitative indaga quali prese di posizione i giovani lavoratori del TS adottano rispetto a queste forme di “sconfinamento” del lavoro nel tempo della vita, e inoltre come queste siano legate ad un presunto cambiamento del senso attribuito al lavoro. | |
