Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 09: Culture digitali Luogo, sala: Aula 12 (A1-B) Chair di sessione: Tiziana Terranova | |
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Rifiuta, pretendi, memifica: nuove significazioni del lavoro nei meme su Instagram Università degli Studi di Milano, Italia Le trasformazioni strutturali che si sono verificate alla fine dello scorso secolo hanno alterato in maniera inequivocabile il sistema economico e quello lavorativo, rendendo la precarietà una caratteristica fondante delle esperienze professionali.. Ne deriva una condizione di precarietà non solo lavorativa, ma anche sociale ed esistenziale, che vede riconfigurata non solo la cultura del lavoro ma anche la percezione del futuro personale. (Standing, 2011; Neilson, 2015; Berry e McDaniel, 2020; Worth, 2019) Le aspettative di successo individuale, radicate nel discorso neoliberale, generano spesso un senso di inadeguatezza, ansia e frustrazione (Hoge et al., 2017; Achdut e Refaeli, 2020) che porta le persone ad accettare lavori non retribuiti come investimento per future opportunità occupazionali , contribuendo a normalizzare lo sfruttamento e la svalutazione delle competenze. (Mackenzie e McKinlay, 2021) (). Di tutta risposta, le generazioni più giovani mostrano un crescente sentimento di rifiuto verso il lavoro, sempre più percepito come una costruzione sociale del neoliberismo (Weeks, 2011; Frayne, 2015; Graeber, 2019; Coin, 2023), intrisa di dinamiche patriarcali (Anzaldúa, 1987) e che andrebbe respinta (Berardi, 2016). Fenomeni come la great resignation e il quiet quitting emergono come risposte al disincanto verso il lavoro salariato e le promesse capitalistiche, spesso radicalizzandosi in visioni post-capitaliste che auspicano la piena automazione e il reddito di base universale (Srnicek e Williams, 2015). Con queste premesse, questo studio mira a indagare le percezioni del lavoro in Italia attraverso un’analisi quantitativa e qualitativa di un corpus di meme a tema lavoro. La ricerca esplora due domande principali: come si distribuiscono le rappresentazioni del lavoro nei meme? e in che modo l’estetica visiva si intreccia con i temi trattati? L’obiettivo è evidenziare come i meme, attraverso umorismo e ironia, contribuiscono alla costruzione collettiva di significati sul lavoro contemporaneo. Per rispondere a queste domande, abbiamo condotto un’etnografia digitale su Instagram per individuare pagine o utenti che fossero affini al nostro oggetto di studio, identificandone un totale di 26 da cui abbiamo raccolto un totale di 3500 post. Utilizzando il pacchetto Instaloader abbiamo ottenuto un dataset di circa 10000 immagini. L’analisi visuale dei meme è stata condotta tramite Pixplot (Duhaime, 2021), un tool in grado di creare una “mappa visiva” del dataset raggruppando le immagini in cluster visivamente simili. La visualizzazione ottenuta è stata la base per un’analisi delle immagini in gruppo (si veda Rogers, 2021) per individuare pattern visivi, cluster tematici, e estetiche dominanti. L’analisi preliminare evidenzia l’emergere di diversi cluster tematici, tra cui spiccano quelli legati all’automazione, a precarietà, rifiuto del lavoro, critiche verso aziende e capitalismo. Dal punto di vista visivo, si osserva una predominanza di immagini con estetica low-effort, caratterizzati da semplicità e immediatezza comunicativa. Nel complesso, emerge una narrazione ironica e profondamente critica del lavoro, che non si limita a descrivere le dinamiche occupazionali, ma sfida esplicitamente il discorso dominante mettendo in discussione la retorica produttivista. Attraverso ironia e cinismo, si smascherano le contraddizioni insite nelle narrazioni mainstream sul lavoro, rivelando come spesso esse nascondano alienazione, sfruttamento e precarietà sotto la patina del merito, della realizzazione personale e della flessibilità. In questo contesto, l’ironia diventa uno strumento di resistenza simbolica, capace di smontare le logiche di colpevolizzazione individuale che spesso accompagnano il fallimento nel raggiungimento di parametri imposti dal mercato del lavoro. In questa prospettiva, la narrazione ironica e critica non è solo un riflesso del malessere contemporaneo, ma anche un invito a immaginare forme diverse e più o meno utopiche di organizzazione sociale ed economica: modalità lavorative più eque, sostenibili e rispettose delle esigenze umane. | |
