Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 08: Scuola, università e sistemi educativi Luogo, sala: Aula 11 (A0-B) Chair di sessione: Roberto Serpieri | |
| Presentazione 1 | |
Innovazione Sociale in Accademia: riflettere su Fast e Slow Academia attraverso la produzione di artefatti 1: Università di Bologna, Italia; 2: Università di Padova, Italia La cultura accademica contemporanea esige habitus rapidi e frenetici, spesso espressi attraverso metafore quali il celebre publish or perish, che enfatizzano la performance, i risultati e l’efficienza ai massimi livelli (Boynton 2021). Il declino del principio di acquisizione lenta della conoscenza rivela sempre più un’università dominata da accelerazione sociale e logiche mercantili, piuttosto che un’istituzione culturale capace di incarnare lentezza, profondità e riflessione (Eriksen e Visentin 2024). Le principali conseguenze sono la standardizzazione, l’eccesiva attenzione ai risultati quantitativi (Pardo-Guerra 2022), gli effetti sulla salute mentale e sul benessere degli accademici (Evans et al. 2017; Levecque et al. 2017; Martell, 2020; Padilla-González e Londoño, D. 2022), le disuguaglianze e la discriminazione nei confronti dei gruppi vulnerabili (Ahmed 2012). Tra questi, le donne sono una delle categorie più colpita dall’accelerazione accademica subendo frequentemente pratiche di sfruttamento e ingiustizia, che causano episodi o periodi di abuso (o auto-abuso: Coin 2018), precariato, quitting e disturbi di salute mentale (Coin 2017; Osbaldiston et al. 2019; Minello 2021). Come reazione, si sono sviluppate molte ricerche e riflessioni critiche afferenti agli studi femministi e di genere che si concentrano sulla Slow Academia e i concetti di cura collettiva, collaborazione e fiducia (Mountz et al. 2015; The Care Manifesto 2020; Bali e Zamora 2022). Vi sono poi ricerche sull’innovazione sociale nel settore educativo (Elliott 2013; Loogma et al. 2013; Benneworth e Cunha 2015; Rivers et al. 2015; Schröder e Krüger 2019; Kumari et al. 2020; Behrend et al. 2022), che invece riguardano varie pratiche di insegmanento, ricerca e comunicazione, accomunate dall’obiettivo di democratizzare l’accesso alla conoscenza, ridurre le discriminazioni legate alla disuguaglianza sociale degli studenti e combattere il divario di genere. Infine, soprattutto a seguito della pandemia da Covid-19, sono aumentate esperienze di pratiche alternative al lavoro accademico (Byron 2021; Gachago et al. 2021, Ganugi e Marocchini 2025) con l’obiettivo di connettere accademici appartenenti a contesti territoriali e universitari diversi, diffondendo un approccio più sostenibile al lavoro. Gli approcci slow e fast non sono necessariamente escludenti. È possibile trovare un equilibrio tra i due, adottando pratiche che favoriscano sia la produttività che il benessere. La scelta tra i due dipende spesso da contesto istituzionale, disciplina di riferimento, posizione accademica ricoperta e scelte individuali. Questo contributo mira a riflettere su queste pratiche, indagando il significato del lavoro accademico per le donne e l’impatto che gli eventi della vita hanno sulla loro carriera accademica e sulla conciliazione vita-lavoro. Un ulteriore obiettivo è favorire una riflessione critica e un discorso collettivo riguardo al lavoro in accademia, mostrando i diversi approcci possibili e la necessità di includerli e accettarli. Elaborando la letteratura presentata e altri lavori in cui le autrici sono parallelamente coinvolte, viene presentato un progetto di ricerca che raccoglie storie individuali e riflessioni collettive, applicando una tecnica creativa di ricerca sociale, basata sulla produzione di artefatti (Makela 2007; Giorgi et al. 2021). Nel corso del 2025, questa tecnica viene applicata allo svolgimento di più workshop, coinvolgendo donne in diversi ruoli accademici. La produzione di artefatti permette di attivare strategie di comunicazione non basate sulla parola, permettendo alle partecipanti di acquisire consapevolezza riguardo alla propria condizione ed esprimere aspetti personali, anche emozionali, in un contesto diverso da quello di un’intervista o focus group tradizionali, che rischierebbero di riprodurre le stesse relazioni di squilibrio esperite in accademia (Caretta e Vacchelli 2015; Vacchelli 2017). I risultati dei workshop riportano informazioni sulle storie di vita di accademiche donne e, allo stesso tempo, dati su pratiche accademiche socialmente innovative, contribuendo a un cambiamento culturale, che richiede un ripensamento di priorità e pratiche consolidate, ma che potrebbe portare a un’accademia più inclusiva, creativa e socialmente responsabile. | |
