Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 07: Tempo e teoria sociale Luogo, sala: Aula 7 (A1-G) Chair di sessione: Emiliana Mangone | |
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Elogio dei tempi grigi.Sulla cromatica postmoderna dell’accelerazione sociale 1: Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali (SPGI), Università degli Studi di Padova.; 2: Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Alma Mater Studiorum, Università di Bologna. " (il grigio) più diventa scuro, più accentua la sua desolazione e dà un senso di soffocamento, se diventa più chiaro comincia a racchiudere una segreta speranza. Il contributo riprende ed elabora il lavoro seminale Thomas Hylland Eriksen (1962-2024, d’ora in poi THE) che ha avuto la capacità di leggere la contemporaneità attraversando i confini dell’antropologia e della sociologia. THE non si concentra tanto sulla nuova struttura sociale che genera incandescenza del sociale (Eriksen e Visentin 2019), ma sulla presenza simultanea e sbilanciata di scale, tempi, dimensioni diverse e asimmetriche che si intrecciano nella società dell’“accelerazione accelerata” (Eriksen 2015). Presentiamo quindi una riflessione sulla presenza simultanea e squilibrata di processi contraddittori, fuori controllo e double binded (Eriksen 2015) quali: crescita e decrescita; globalizzazione e localizzazione; razionalizzazione e irrazionalità; ricerca e abbandono dell’identità; standardizzazione e personalizzazione; prevedibilità e imprevedibilità; e così via, tutti letti mediante il “filtro” della duplice fenomenologia del tempo che caratterizza la contemporaneità: accelerazione e la decelerazione, sincronizzazione e de-sincronizzazione (e talvolta, l’impasse). Questi processi si manifestano a diversi livelli – dal micro al macro-sociale – e sono strettamente legati all’idea di un mondo o troppo veloce (incandescente, che prende “fuoco”: in una parola “rosso”, iperattivo) o troppo lento (rallentato, incapace di adattarsi agli eventi: in una parola un tempo “grigio”, iperpassivo). Entrambi i mondi creano una sensazione paradossale in cui il soggetto è spinto verso agency contrapposte (Eriksen 2001): fra il dover stare al passo con i tempi, agendo in emergenza e la sensazione di rimanere sempre fermi, nel presente, nella tirannia dell’istante e di un futuro che non riesce mai ad iniziare veramente, con conseguenti sindromi da “depressione e ansia” (Ehrenberg 1999). Molte riflessioni hanno provato a contrapporre a questi processi fuori controllo, una strategia di rallentamento intenzionale (es. la contro-retorica dello slow). Questa strategia è estremamente difficile da attuare, e sembra piuttosto offrire solo la possibilità, per attori sociali che se lo possono permettere, di vivere con una maggiore consapevolezza il tempo accelerato (Eriksen Visentin 2024, 103). THE specifica che la “decelerazione/lentezza”, necessiterebbe di condizioni sociali estremamente improbabili e da aspettative condivise che andrebbero istituzionalizzate nei diversi sottosistemi sociali. Dopo aver presentato fenomenologie di queste temporalità, introduciamo un secondo filone di analisi, quello della “cromatica postmoderna” elaborato da Peter Sloterdijk (2023, d’ora in poi S.). S. descrive un mondo postmoderno in cui il cambiamento costante e la frammentazione culturale generano un senso di spaesamento. Come THE vede l’accelerazione come una condizione di destabilizzazione continua, che erode le certezze, nonchè le identità. Ma, S. contrappone al colore “rosso” dell’accelerazione, non il “verde” tipicamente associato a un’idea di equilibrio e tranquillità, bensì il “grigio” storicamente associato alla mediocrità, alla tristezza, ma anche alla prudenza. S. elogia il grigio come forma di passività vincente dentro all’accelerazione sociale. A differenza di Eriksen che nelle sue opere finali, invita ad apprendere come equilibrare l’alternanza fra accelerazione (overheating, “rosso”) e raffreddamento (cooling down, “bianco”), fra fast e slow time, per trovare un punto di equilibrio, S. invita a pensare il grigio come all’effetto emergente tra il rosso – di un agire capace di vera trasformazione sociale – e il verde della speranza che sa attendere i tempi adatti per farlo. Non tanto quindi un equilibro personale, che lascerebbe agli individui tutto lo sforzo di crearselo e proporlo in contesti sociali che non si aspettano nulla di ciò – trasformandosi solo in uno stile di vita per l’élite di chi ha le risorse per permetterselo – quanto una prospettiva collettiva che sappia stimolare una temporalità diversa dentro ai diversi sottosistemi sociali. | |
