Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 07: Tempo e teoria sociale Luogo, sala: Aula 7 (A1-G) Chair di sessione: Emiliana Mangone | |
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Notes from webground. Il futuro della memoria Università del Salento, Italia In Notes from underground, Fëdor Dostoevskij (1993 [1864]) affronta il nesso costitutivo tra memoria e identità, descrivendo l’identità come uno spazio sommerso e separato da quello della razionalità: un underground, appunto. Quasi un secolo dopo, Michel Foucault conia invece il neologismo eterotopia per indicare, letteralmente, uno spazio altro, una utopia localizzata, un fuori-luogo che trova luogo, ma fuori dai tòpoi, cioè dai luoghi comuni. Le eterotopie vanno intese, insomma, come dei “contro-spazi”, delle “contestazioni mitiche e reali dello spazio in cui viviamo” (Foucault 2011 [1966]: 12-14). A partire dalle suggestioni letterarie di Dostoevskij e filosofiche di Foucault, si intende descrivere il web-ground come una delle più grandi eterotopie contemporanee, uno spazio-altro che si è costituito progressivamente come un under, poi un over e infine come un inside-ground. Il web ha destabilizzato, o addirittura frantumato, le vecchie strutture sociali, producendo una inevitabile crisi della società e dei suoi tradizionali modelli di interpretazione. L’ipotesi è che questa crisi, ancor prima di emergere, sia stata immaginata dai pionieri del web - e non solo - come una trasformazione rivoluzionaria, una utopia (della disintermediazione), una contestazione mitica, rivoluzionaria per la costruzione indipendente delle identità e per la realizzazione di una contro-memoria sociale; una volta realizzato e diffuso capillarmente, il web ha di fatto localizzato quell’iniziale utopia, rendendola una eterotopia: il web si è così costituito come un over-ground, perché ha rimosso le vecchie strutture sociali, sovrastandole; nel tempo però, esso è stato assorbito dalle strutture che intendeva rimuovere, perdendo così la sua stessa natura di spazio-altro e trasformandosi in un inside-ground: la crisi non viene più osservata come una opportunità ma come un pericolo, perché l’iniziale utopia della disintermediazione sembra essere diventata – almeno per molti – una distopia della ipermediazione, che sta modificando drasticamente le modalità di costruzione della memoria e riducendo gli spazi di autonomia delle identità. Sebbene le utopie tecnologiche non siano affatto sparite e anzi sembrano aver raggiunto i palcoscenici a stelle e strisce del cuore dell’Occidente, la società sembra sempre più disorientata e in crisi. Le memorie del futuro (Jedlowski 2017) dei pionieri del web sembrano dissolte di fronte a nuove questioni sociali, come quella del del futuro della memoria e delle identità. Algoritmi e big data, infatti, rappresentano un potere in grado di archiviare e processare una copia digitale del mondo e così di costruire una memoria artificiale. La progressiva espansione di una memoria sistemica può però favorire la atrofizzazione della memoria umana. Il webground diventerebbe così la macchina antropogenica (Jesi 1979) degli individui iper-moderni, perché capace di avviare nuovi processi di soggettivazione che conducono a un uomo nuovo, perché semplificato (Besnier 2009). Tra l’hybris utopica che le tecnologie rendano l’uomo un dio-protesi (Freud 2010 [1930]) e il catastrofismo distopico di un uomo-cyborg con una memoria e una identità atrofizzate, credo si possa aprire la possibilità di una eterotopia sociologica: lo spazio-altro di un pensiero critico, posizionato sul confine, né utopico, né distopico, ma aperto alla complessità e ai paradossi di un futuro che è già cominciato (Luhmann 1998). | |
