Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 07: Tempo e teoria sociale Luogo, sala: Aula 7 (A1-G) Chair di sessione: Emiliana Mangone | |
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“Oltre la fine: ripensare la crisi per una connessione al mondo post-umano” Università degli studi di Cagliari, Italia «Non abbiamo poco tempo, ne perdiamo molto» (Sᴇɴ. 𝐷𝑖𝑎𝑙. X 1) Domanda di ricerca Seneca ammonisce: il tempo è ciò che dà valore alle azioni e alla nostra stessa esistenza. Se è una risorsa mal gestita, abbiamo il dovere di darne un nuovo valore e significato. In un’epoca segnata dal tramonto dell’antropocentrismo, in un sistema globalizzato tecno-capitalista, siamo “diversamente schizoidi” alla deriva dell’accelerazione del tempo “verso il presente continuo” (Ragone, 2015:66). Bisogna infatti considerare la doppia spinta temporale della crisi: verso un rallentamento (lockdown, crolli dei mercati lavorativi ed economici) e verso un’ulteriore accelerazione di strategie emergenziali per contenere i margini di danni che sembrano prevedibili ma inarrestabili. L’intento di questo contributo è di promuovere un dialogo interdisciplinare tra sociologia degli immaginari e filosofia per esplorare come le crisi che caratterizzano la contemporaneità, legate a scenari catastrofici, possano essere lette in chiave positiva: promotrici di pratiche di cura e di nuove relazioni. Dunque, non solo come la fine di un sistema estremizzato in termini economici o produttivi, ma come un processo lento di trasformazione. In particolare, si vuole partire dalla concezione del post-umano di R. Braidotti che propone di ripensare la resilienza come un movimento relazionale, verso il recupero di modalità lente, significative e interconnesse. Quadro metodologico “Non si può dunque partire dall’idea che ci sia un linguaggio della crisi, ma diversi linguaggi” (Corrado, 2023:249). In questo momento storico in cui domina quello del mercato e della tecnologia, bisogna promuovere un’intersezionalità che apra a nuovi immaginari. Il concetto di crisi è una parola alla quale siamo assuefatti e andrebbe sostituto da nuove parole contenitrici di prospettive: come quella di cura, un insieme di pratiche per ripensare la quotidianità dai piccoli gesti. Va preservata perché a sua volta non diventi un’etichetta di dinamiche e sistemi industriali o monetizzanti. Secondo Braidotti, come esseri umani (troppo umani) siamo dominati dalla paura e dal panico dell’estinzione. La sfida centrale posta dalla convergenza post-umana è quella di riposizionare l’umano e ridefinire il soggetto del sapere e del potere, abbandonando il modello unitario, umanistico, eurocentrico che ha dominato per secoli. I soggetti postumani stabiliscono relazioni su tre livelli: con sé stessi, con gli altri e con il mondo. Quest'ultimo livello si intende come un insieme complesso di ecologie, non solo ambientali, ma anche sociali e affettive. Dobbiamo coniugare la razionalità con la capacità di affetto, per questo bisogna ripartire da relazioni che evidenziano la natura sfaccettata e differenziale del “noi” collettivo, inteso come “zoe/geo/tecno”, verso un’apertura multidirezionale. Le fasce diseredate e oppresse della popolazione mondiale non hanno avuto davvero accesso ai benefici delle Rivoluzioni Industriali. Bisogna cercare delle strategie di cambiamento quotidiano, facendo i conti con la nostra realtà e con i sistemi in cui siamo inseriti, attraverso una continua negoziazione di risorse e di tempi. Risultati attesi L’intento di questo lavoro è di ripensare alle dinamiche della contemporaneità. Si vuole proporre una concezione del tempo, liberato dalla mercificazione e dal dominio dell’efficienza neoliberista, per condurre una riflessione attorno alle seguenti domande: quando si parla di crisi e, dunque di fine, si pensa davvero alla globalità del mondo o si tratta del crollo di valori e sistemi dominanti? Come possiamo costruire un’etica della sopravvivenza che non sia solo resilienza, ma anche immaginazione e trasformazione del futuro? L’era della schizofrenia può lasciare spazio ad un’era della cura, che si basa sul mutuo soccorso, lo spazio pubblico, la condivisione di risorse. Va ripensata la nostra percezione del tempo, esplorando modi per riconnetterci. “I soggetti cosmopoliti, letteralmente i cittadini del mondo, sono quelli che hanno a cuore il mondo” (The care Collective, 2021:101). | |
