Programma della conferenza
VII “Non c’è più tempo!” Crisi ed emergenze nella società contemporanea / Cagliari, 19/20 giugno 2025
In un’epoca segnata da crisi ricorrenti e da un senso di urgenza perpetua, il concetto di tempo emerge come una lente imprescindibile per analizzare e comprendere la società contemporanea. Il convegno SISCC 2025, organizzato dalla “Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione”, intende riflettere sulle molteplici declinazioni del tempo nel contesto delle crisi odierne, esplorando come l’accelerazione dei ritmi di vita e la proliferazione delle emergenze stiano ridefinendo dimensioni fondamentali dell’educazione, della comunicazione e della vita quotidiana.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 02: Arte, performance e politiche culturali Luogo, sala: Aula 2 (AO-A) Chair di sessione: Laura Gemini | |
| Presentazione 2 | |
Dalla “presenza assente” alla presenza/presente. Il “qui e ora” della performance teatrale Università degli Studi di Milano, Italia A partire dalla tematica del convegno, soprattutto in relazione all’accelerazione dei ritmi della vita sociale e alla compressione del tempo, che porta a inedite forme di alienazione, l’intervento si propone – attraverso lo strumento dell’etnografia sociale – di considerare il ruolo della performance teatrale come riflessione sull’importanza del “qui e ora” e della “presenza”, intesa nel duplice senso di “essere presente” e di “essere nel presente”. Il “qui e ora” dell’evento teatrale si apre, soprattutto in un ambiente sociale dominato dalla mediatizzazione, a diversi gradi e livelli di presenza. Da sempre il teatro si pone come riflessione sullo statuto della presenza (in entrambe le accezioni indicate), decostruendolo, de-naturalizzandolo, mettendolo in crisi, giocandoci, rendendolo ambiguo (cfr. Power 2008). I pubblici più giovani, poco abituati alla fruizione di teatro ma grandi consumatori di risorse digitali, possono imparare molto dai modi in cui il teatro mette in scena e rappresenta la “presenza”, rendendo straordinario un concetto sempre meno ordinario nella stessa quotidianità di chi si muove nell’ecosistema mediatico digitale. Il senso del titolo dell’intervento sta nella contrapposizione tra quella che Kenneth J. Gergen (2002) definisce una “presenza assente” – ovvero la situazione di trovarci in compagnia di familiari e amici assorbiti dal loro smartphone – e una forma di presenza che indica non solo una attenzione nei confronti dell’interlocutore, ma anche una esperienza consapevole del “tempo presente”. Per verificare come il teatro possa contribuire a tale consapevolezza, si procederà alla presentazione dei risultati di una ricerca etnografica basata sull’osservazione partecipante delle pratiche di realizzatori e pubblici di tre recenti produzioni dirette da Gabriele Vacis con la compagnia PoEM (Potenziali Evocati Multimediali): Prometeo (2022), Antigone e i suoi fratelli (2022) e Sette a Tebe (2023). Le tre produzioni sono state realizzate all’interno della stagione del Teatro Stabile di Torino dal 30 novembre 2023 al 17 dicembre 2024, riunite in quella che è stata presentata come una Trilogia della guerra. L’etnografia ha riguardato tutte le fasi della realizzazione dei tre spettacoli, e si è concretizzata nell’osservazione partecipante con attori, regista e tecnici da una parte, e con i pubblici dall’altra. Dall’osservazione partecipante emerge un quadro piuttosto composito dove la presenza e l’importanza del “qui e ora” della performance teatrale vengono sottolineate attraverso numerose pratiche: tra le altre, la tecnica della “schiera”, che consiste in un esercizio drammaturgico e pedagogico dell’ascolto, dello sguardo e dell’azione; o il diretto coinvolgimento del pubblico in alcune scene degli spettacoli (soprattutto laddove si vogliano sottolineare alcuni momenti particolarmente significativi); ancora, l’impiego di intermezzi narrativi, dove gli attori (e, idealmente, i pubblici) si riuniscono attorno al narratore trasformando la performance narrativa in evento rituale, contrapponendo così il senso di una comunità che celebra un “rito della narrazione” alla community dello storytelling dei social media (che è la versione mercificata e “accelerata” della comunità). Gli stessi intermezzi narrativi, nel loro fornire possibili chiavi di lettura di quanto viene rappresentato, contribuiscono anche a rendere “presenti” (nel senso di contemporanee, attuali) circostanze e azioni, come quelle delle tragedie dell’Atene del V secolo a.C., che sono troppo lontane rispetto al vissuto e all’esperienza del pubblico. La descrizione di queste e altre pratiche mostra che il teatro riesce a porsi come l’arte della presenza; non tanto per “avere una presenza” (in senso ontologico), ma per come gioca con le diverse possibilità di questa, mettendo in discussione e decostruendo le sue accezioni di senso comune, date per scontate. Se Sherry Turkle (2016), nel lamentare l’alienazione derivante dalla compressione temporale delle relazioni quotidiane, invita a una “conversazione necessaria”, la Trilogia della Guerra risponde invitando a una “consapevolezza necessaria”. | |
