Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 1 - Panel 04: Piattaforme e regimi di visibilità della politica
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Conflitto politico in rete e pubblici digitali come attori simbolici Università degli Studi di Salerno, Italia Negli ultimi decenni, l’avvento dei media digitali ha ridefinito profondamente le dinamiche di comunicazione, influenzando non solo il modo in cui le informazioni vengono diffuse, ma anche le modalità attraverso cui individui e comunità costruiscono significati condivisi. Le piattaforme digitali, da strumenti di interazione sociale a spazi di produzione culturale, hanno assunto un ruolo centrale nel mediare il rapporto tra pubblici e potere simbolico, diventando luoghi in cui opinioni, narrazioni e conflitti si manifestano e si amplificano in tempo reale (Boccia Artieri, 2012). In questo contesto, comprendere le trasformazioni in atto significa interrogarsi sul modo in cui gli ambienti online contribuiscono a plasmare la percezione dei conflitti contemporanei e a rimodellare le gerarchie di influenza culturale e politica. Il presente contributo intende esplorare le transizioni in atto nel rapporto tra piattaforme, pubblici e potere simbolico, interrogandosi sul ruolo dei media digitali nella costruzione, rappresentazione e intensificazione dei conflitti contemporanei. L’analisi si concentra su contesti segnati da crisi, instabilità e polarizzazione sociale, in cui le architetture algoritmiche delle piattaforme contribuiscono a ridefinire la produzione del consenso, la circolazione delle emozioni collettive e la gestione simbolica del conflitto (Beer, 2019). In questa prospettiva, il pubblico viene ripensato non come semplice destinatario dei messaggi mediali, ma come attore coinvolto attivamente nella co-costruzione di immaginari antagonisti, narrazioni di crisi e regimi di visibilità (Couldry & Mejias 2019). Attraverso l’analisi empirica dei dati di interazione online, lo studio esamina la comunicazione di Donald Trump come caso emblematico di leadership reticolare in un ecosistema informativo caratterizzato da post-verità, disinformazione e competizione narrativa. L’attenzione è rivolta ai processi di polarizzazione affettiva, alle pratiche di identificazione e contrapposizione dei pubblici digitali e alle forme di coinvolgimento emotivo e simbolico che alimentano dinamiche di conflitto, paura e inciviltà, contribuendo all’edificazione di cornici interpretative semplificate e antagonistiche della realtà (Bentivegna & Rega, 2022). I risultati mostrano come l’autorità del leader non sia più riconducibile esclusivamente a risorse organizzative o istituzionali, ma dipenda dalla capacità di governare flussi comunicativi frammentati e di attivare il pubblico come risorsa emotiva e cognitiva. Tali dinamiche si inscrivono in dispositivi algoritmici che regolano visibilità, metriche e processi di amplificazione, incidendo sui modi in cui il conflitto viene reso percepibile, narrabile e socialmente condiviso all’interno delle piattaforme digitali (Gillespie, 2014). In questo quadro, l’audience viene interpretata come un dispositivo di potere mediale in cui si intrecciano populismo digitale, mediazione algoritmica e forme di governo comunicativo tipiche delle situazioni di crisi e conflitto (Gerbaudo, 2018). In conclusione, lo studio propone una riflessione critica sulle diverse implicazioni delle nuove ecologie del consenso, mettendo in luce come i regimi di visibilità algoritmica e le pratiche di engagement affettivo contribuiscano a modellare la percezione pubblica delle crisi, a orientare i processi di identificazione collettiva e a ridefinire le condizioni della partecipazione democratica. A dance party with Beyoncé: personalized citizenship on TikTok 1Università di Pisa, Italia; 2Università di Torino, Italia The rise of ‘personalized citizenship’ marks a fundamental shift in political engagement, prioritizing individual agency and identity through episodic, multi-directional forms of participation in which citizens voice concerns when their personal spheres of interest are implicated (Bouko, 2024). Rooted in the privatization of civic engagement (Papacharissi, 2015), this mode of participation embeds political expression within everyday life, transforming it into visual storytelling and affective self-projection within networked publics. On social media, the ‘feeling of being counted’ is achieved less through institutional channels than through the public display of personal identity. TikTok renders these dynamics particularly visible. Its algorithmic recommendation systems and ‘scrolling politics’ reward brief, emotionally resonant content, encouraging the rise of ‘politainment,’ where political discourse is reframed in personalized and entertainment-oriented formats (Cervi et al., 2021; Salazar, 2023). At the same time, TikTok’s memetic logic (Mazzoleni & Bracciale, 2019) privileges imitation and replication, fostering the emergence of ‘imitation publics’ that coalesce around shared audio-visual templates to perform connective identities (Bonifazi et al., 2024; Zulli & Zulli, 2022). Within these environments, political meaning is articulated through embodied performances in which creators’ moving bodies, domestic spaces, and affective cues generate credibility via relatability (Gerbaudo & Moreno, 2023; Guinaudeau et al., 2022). In such contexts, political engagement often operates through the strategic appropriation of platform vernaculars. By embedding political messages within trending or seemingly non-political formats, users align personal storytelling with algorithmic visibility logics (Boccia Artieri et al., 2022). These playful and affective repertoires (Cervi & Divon, 2023) further blur the boundary between politics and spectacle, re-semiotizing political symbols and recasting participation as a form of fan-like, emotionally charged engagement (Macnaughtan & Trott, 2024). Against this background, this paper examines the TikTok trend ‘Dance Party with Beyoncé,’ a viral audio meme originating from a remix of a Donald Trump rally excerpt (‘Kamala is at a dance party with Beyoncé’) that circulated widely during the 2024 U.S. electoral cycle. The study addresses two research questions: RQ1: How is personalized citizenship performed by imitation publics through the appropriation and reinterpretation of a political audio meme, and to what extent do competing narratives and conflict frames emerge in this process? RQ2: Which performances and narrative strategies most strongly affect visibility and engagement? Methodology The phrase ‘Dance Party with Beyoncé’ was queried on the TikTok search interface, yielding 327 videos associated with 40 unique music IDs related to remixes of statements made by Trump. These music IDs were used as seeds to collect data through the TikTok Research API, resulting in a dataset of 25,498 videos published between 25 October and 11 November 2024. From this corpus, the top 5% most-viewed videos (n = 1,274) were selected; this subset accounts for 94.3% of the total cumulative views. We applied quantitative content analysis to identify performances, intertextual references, context, and memetic elements that have been summarised through the application of factorial and cluster analysis. To assess which communicative elements had the greatest impact on user engagement, a series of negative binomial regression models were estimated for different interaction metrics (views, likes, and comments). Preliminary results Preliminary findings indicate that the audio functions as a contested narrative template appropriated by competing political audiences. While many creators mobilize irony and dance to frame the remix as critique of Trump and support for Harris, others reappropriate the same sound to reinforce pro-Trump identity and partisan signaling. Visibility appears driven less by deliberative argumentation than by emotionally sharp, legible, and repeatable narrative cues. Political conflict on TikTok thus unfolds as memetic competition over interpretive dominance within a shared audio template. Announced but Unaccountable: Meta's Political Content Reduction and Its Asymmetric Effects on Italian Parliamentary Communication (2021–2025) Università di Urbino Carlo Bo Social media platforms shape political communication not only through content removal but through algorithmic curation that opaquely governs visibility. This form of infrastructural power operates below the threshold of public perception, redefining the conditions of access to political discourse without the transparency and accountability constraints that characterize explicit content intervention. In an era marked by systemic crises and the proliferation of conflicting narratives, understanding how platforms modulate the visibility of political content becomes a central epistemological and democratic concern — one that interrogates contemporary visibility regimes and the informational asymmetries they produce. Narrazioni del conflitto e appartenenze digitali: il “ponte” italiano tra hub russi e pubblici Telegram Politecnico di Torino, Italia Questo contributo analizza Telegram come infrastruttura socio-tecnica di amplificazione e sedimentazione di ecosistemi comunicativi polarizzanti, in un contesto in cui le narrazioni del conflitto non si limitano a descrivere crisi e fratture, ma contribuiscono a definirne contorni simbolici, appartenenze e confini morali. In linea con la call “Informazione, piattaforme e post-verità nei conflitti”, lo studio indaga come specifici repertori narrativi e infrastrutture di credibilità si stabilizzino in ambienti digitali caratterizzati da persistenza, segmentazione dei pubblici e ricircolo di contenuti. Per leggere questo ruolo, assumiamo la prospettiva dei networked publics (boyd, 2010) e la letteratura sui contro-pubblici digitali e sugli ecosistemi informativi interconnessi che emergono grazie alle affordance di piattaforma (Buehling & Heft, 2023), entro reti in cui circolano narrazioni antagonistiche e teorie cospirative transnazionali (Willaert et al., 2022). In tale quadro, polarizzazione e post-verità sono trattate come proprietà di un ecosistema socio-tecnico, in cui propaganda e disinformazione possono operare come “lavoro” collaborativo distribuito (Starbird et al., 2019) e contribuire alla frammentazione della sfera pubblica (Benkler et al., 2018). | ||