Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Sessione 5 - Panel 01: AI generativa nelle culture giornalistiche
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Autorità giornalistica e Intelligenza Artificiale Generativa: la riorganizzazione sociotecnica del giornalismo italiano per l'egemonia epistemica 1Università di Pisa, Italia; 2Università dell'Aquila, Italia L’autorità giornalistica, intesa come combinazione di legittimità sociale ed egemonia epistemica nel processo di narrazione pubblica (Vos and Thomas, 2018; Carlson 2017) è oggi attraversata da trasformazioni profonde legate alla platformization e all’automazione (Doods et al. 2025). L’ingresso dell’Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) nel campo del giornalismo riapre interrogativi su come si costruisce, si legittima e si difende l’autorità in ecosistemi informativi sempre più platform-dipendenti. GenAI incide sulle caratteristiche costitutive del giornalismo, sollevando questioni relative a originalità e qualità dei contenuti, fiducia del pubblico, accountability e controllo editoriale (e.g. Beckett and Yaseen 2023; Cools et al., 2024; Nanz, Binder and Matthes, 2025; Simon, 2025). Il contributo presenta risultati preliminari di una ricerca qualitativa sulle pratiche d’uso della GenAI da parte di giornalisti italiani, analizzando se e come tale tecnologia interferisca con l’esercizio dell’autorità professionale e quali tensioni emergano nella relazione con questa nuova configurazione socio-tecnica. La ricerca si fonda sull’Actor–Network Theory (Latour, 1988; 2005), applicata agli studi sul giornalismo per analizzare le configurazioni sociotecniche che legano attori umani e non umani nella produzione delle notizie (Lewis and Westlund, 2015; Thäsler-Kordonouri and Koliska, 2025). L’autorità (Carlson, 2017; Amigo and Polezza 2025) è concettualizzata sia in termini simbolico-discorsivi, come repertorio culturale attraverso cui il giornalismo giustifica il proprio ruolo pubblico (Deuze, 2005; Nielsen and Ganter, 2022), sia in termini materiali e strutturali, connessi alle condizioni di lavoro e agli assetti di potere nell’ecosistema informativo (Olsen, 2025; Sjovaag et al., 2025). Lo studio si basa su 14 interviste semi-strutturate (13 individuali e una collettiva, 17 partecipanti) realizzate tra l’inverno 2024–25 con giornalisti di testate nazionali e digital-native, un’agenzia di stampa e rappresentanti di FNSI, Stampa Romana e Ordine dei Giornalisti. Le interviste sono state analizzate attraverso thematic analysis (Braun & Clarke, 2012). I risultati preliminari mostrano che GenAI non è percepita come semplice strumento ausiliario, ma come dispositivo socio-tecnico capace di incidere su qualità, visibilità, circolazione e valore dell’informazione nell’ecosistema mediale, incidendo tanto nella produzione quanto nella distribuzione e accesso dell’informazione. Questa configurazione produce un’ambivalenza tra potenziamento delle competenze professionali - GenAI può sostenere l’efficienza e rafforzare pratiche di verifica e inchiesta - e minaccia alla centralità del lavoro umano, attraverso immaginari di sostituzione, compressione occupazionale e ridefinizione dei ruoli (Cools et al., 2024; Moller et al., 2024). La qualità informativa non viene attribuita alla tecnologia in sé ma alle pratiche professionali che ne disciplinano l’output - verifica, trasparenza, controllo editoriale e accountability pubblica - in linea con una concezione relazionale e performativa dell’autorità giornalistica (Carlson, 2017; Vos and Thomas, 2018). La crisi dell’autorità non emerge come effetto deterministico della tecnologia, bensì come lotta nel campo dell’informazione attorno al potere decisionale su produzione, distribuzione, visibilità e riaffermazione dell’egemonia epistemica in un ecosistema platform-driven (Simon, 2024; 2025). L’introduzione della GenAI si inserisce in dinamiche già segnate dalla platformization e dalla ridefinizione dei rapporti di forza tra professionisti e infrastrutture digitali (Nielsen and Ganter, 2022), contribuendo ad accelerare la marginalizzazione del giornalismo nel sistema democratico (Boccia Artieri et al., 2025). Ciò implica ripensare le relazioni tra pratiche professionali, infrastrutture tecnologiche e attori non umani nel processo di produzione di senso pubblico, evidenziando nuove traiettorie di conflitto e governance. In definitiva, la GenAI è percepita come dispositivo che ristruttura le reti sociotecniche dell’informazione, redistribuendo potere e controllo e mettendo in tensione l’autorità epistemica del giornalismo. La questione centrale non riguarda l’uso della tecnologia in sé, ma la governance delle infrastrutture e dei rapporti di potere che ne regolano l’adozione: l’autorità può essere riaffermata solo attraverso pratiche professionali disciplinanti e strategie collettive capaci di riequilibrare l’asimmetria con le piattaforme. Dinamiche di conflitto e trasformazione nel giornalismo locale umbro: una proposta bourdieusiana per gli studi sull’impatto dell’IA 1UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PERUGIA, Italia; 2UNIVERSITA' PER STRANIERI DI PERUGIA, Italia Il campo giornalistico attraversa una fase di profonda trasformazione, veicolata dall'intelligenza artificiale generativa, che si presenta come panacea di molti dei mali del giornalismo, offrendo soluzioni rapide e a basso costo per produrre e diffondere contenuti, facilitando la sopravvivenza delle testate locali. Un processo non privo di rischi, che può incidere significativamente sulla qualità del giornalismo locale, sulla funzione che esso svolge nella società, sulla sua autonomia. Adottando gli strumenti teorico-empirici della Teoria dei campi, questo paper intende indagare l’impatto dell’IA sul giornalismo locale umbro. L’impianto concettuale bourdieusiano, infatti, contenente anche riflessioni sulle opposizioni binarie e sull’interconnessione tra i differenti campi sociali, mette a disposizione del ricercatore una cassetta degli attrezzi utile a un’analisi stratificata e integrata del campo giornalistico. Per Bourdieu, il più ampio campo sociale è costituito da campi sociali più piccoli differenziati e interrelati tra loro, oltre che internamente strutturati secondo poli opposti: ‘economico - culturale’, ‘eteronomo -autonomo’, ‘dei dominanti - dei dominati’. Nel campo giornalistico, queste opposizioni generano forte dinamismo e innescando conflitti tra gli agenti più o meno vicini all’uno o all’altro polo, che si sfidano per affermare la visione legittima di ciò che debba essere ritenuto ‘buon giornalismo’. La ricompensa simbolica delle lotte consiste nell’accumulo di capitale specifico-giornalistico, ovvero di un insieme di risorse cognitive e pratiche disegualmente distribuite all’interno del campo (Bourdieu, 1986), che fungono da elemento di differenziazione di un campo rispetto agli altri campi. Di conseguenza, sul capitale specifico si fonda il principio di autonomia relativa, ovvero la capacità relativa del campo stesso di autogovernarsi secondo le proprie leggi o principi (Autor*, 2025), al netto delle pressioni esterne, oggi principalmente di natura politica, economica e tecnologica. Il capitale può mutare nel tempo, attraverso meccanismi di conversione di un tipo di capitale in un altro (Bourdieu 1982). Poiché a maggior capitale (legittimo) detenuto dagli agenti corrisponde maggior potere, in un campo giornalistico che legittimi la tecnologia, i giornalisti che deterranno maggior potere saranno quelli con un significativo capitale culturale-tecnologico, poiché esso potrà essere facilmente convertito in capitale economico e simbolico. Quali sono, tuttavia, le possibili conseguenze sull’autonomia relativa del campo giornalistico? Se da un lato l’IA diventa un nuovo fattore in grado di ridefinire la distribuzione e la legittimazione del capitale nel campo giornalistico, poiché la valorizzazione collettiva della tecnologia può implicare modifiche nella costituzione del capitale specifico del campo (Lindblom, Lindell, Gidlund 2024), dall’altro può spingere il campo verso il polo economico- eteronomo, mettendone in discussione l’autonomia e minando il capitale simbolico dei giornalisti e il suo misconoscimento dentro al campo stesso e nella società. A queste riflessioni, si somma la sollecitazione sulle mutazioni morfologiche del campo offerta da Benson e Champagne (1999; 2000), che teorizzano un’ulteriore forma di opposizione binaria nel campo giornalistico: quella tra ‘vecchio’ e ‘nuovo’, ritenuta di grande rilevanza per questa ricerca, che da un punto di vista metodologico si fonda su approccio analitico-interpretativo basato su dodici interviste qualitative semi-strutturate a sei giornalisti umbri con elevata anzianità e stabilità professionale e a sei giornalisti più giovani o entrati recentemente nella professione, i cui risultati saranno presentati durante la conferenza‘ Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti’. L’obiettivo dell’indagine, che appare pertinente con i temi ampi della conferenza Siscc, è cogliere gli effetti delle tensioni generazionali sulle trasformazioni che l’IA compie a livello di capitale, habitus, doxa e illusio di agenti socializzati in differenti fasi storiche e portatori di disposizioni professionali eterogenee, mettendo in evidenza come tali processi possano dare vita a scostamenti lungo l’asse autonomo-eteronomo del campo giornalistico e alimentare dinamiche di conflitto tra agenti propensi alla conservazione e altri alla trasformazione del campo stesso. Giornalismo è politica. Come la GenAI ridefinisce i confini epistemico-professionali nel contesto italiano Università Cattolica del Sacro Cuore, Italia In un contesto mediale in cui la mediatizzazione (Hepp, 2020) ingloba fenomeni tecnologici più ampi come la platformization e l'avvento di dispositivi di intelligenza artificiale generativa (GenAI) nell'industria informativa (Lewis, Guzman, Schmidt, & Lin, 2025), questa ricerca si pone l'obiettivo di analizzare, adottando una prospettiva practice-based (Reckwitz, 2002), le conseguenze sociali di questi "nuovi" mutamenti all'interno del campo giornalistico italiano. In particolare, l'obiettivo consiste (1) nell'esaminare attraverso quali modalità i giornalisti italiani interagiscono con gli strumenti di GenAI nelle loro pratiche quotidiane; (2) nel ricostruire come la GenAI ridefinisce i confini professionali e l'autorità epistemica del giornalista come gatekeeper dell'informazione. Lo studio rivela come gli sviluppi globali dell'IA vengano filtrati attraverso i singoli contesti professionali locali (Arora & Natale, 2025). Di qui la necessità di considerare gli ambienti mediali nazionali (Hallin & Mancini, 2004) in cui le tecnologie si estrinsecano, sedimentando nuove configurazioni e tensioni. La domanda di ricerca è così articolata: in che modo i giornalisti italiani - considerando nella definizione anche i freelance, i content creator e i manager che operano entro le industrie dell'informazione - "addomesticano" l'intelligenza artificiale generativa difendendo e ridefinendo processualmente i propri confini epistemico-professionali? Lo studio, che trova fondamento teorico nel paradigma della domestication (Hirsch & Silverstone,1993), concettualizza l'interazione tra giornalisti e tecnologie di GenAI, intese come infrastrutture sociotecniche, come co-costruita e reciprocamente dipendente (Pinch & Oudshoorn, 2005). Questa quadro consente di esaminare come i giornalisti negozino riflessivamente e distribuiscano la loro agency sociale (Hepp & Görland, 2024), esercitando una forma di “controlled change” verso questi dispositivi (Dodds, Ngai Yeung, Mellado, & De Lima-Santos, 2026), andando a sfatare un mito di senso comune che vorrebbe l'agency del giornalista completamente annullata. Questa adozione non è un atto diretto, ma un processo di negoziazione, con molteplici livelli di risposta (incorporazione, bilanciamento e resistenza). Il disegno empirico ha previsto 30 interviste semi-strutturate che spaziano tra coorti generazionali, percorsi di ingresso nel giornalismo, ruoli organizzativi e tipologie di testate. Questa strategia di campionamento ragionato ha consentito l'analisi di come l'integrazione di queste tecnologie emerga sulla scia di uno specifico posizionamento editoriale e sulla base delle esperienze professionali. I risultati attestano "faglie" e configurazioni di diverso tipo, che riflettono una professione in cerca di un baricentro identitario e che porta con sé il retaggio di un giornalismo letterario e non dall'impronta commerciale. Ciò spiega in parte il discrimine con gli altri Paesi europei, specialmente quelli riconducibili al modello atlantico-liberale (Hallin & Mancini, 2004). Tale scetticismo è stato parzialmente confermato dalla fase di reclutamento degli intervistati, poco propensi a parlare apertamente di un tema percepito come stigmatizzante. Emergono, difatti, differenze di stampo generazionale, organizzativo ed editoriale, rispetto a tecnologie la cui pratica difetta di una regolamentazione universale e formalizzata e che molto spesso vengono lasciate all'uso del singolo giornalista. I giornalisti più giovani, in competizione con il cosiddetto giornalismo "tradizionale" e con un modello di business più in linea con le logiche delle piattaforme, adottano senza remore una postura pragmatica, posizionandosi come "pionieri emergenti" (Hepp & Loosen, 2019), mentre i professionisti da più tempo nel campo e con una socializzazione pre-digitale alle spalle, non senza resistenze, tendono a difendere la pratica giornalistica tradizionale, riformulando la "crisi epistemica" come "opportunità epistemica" (Perreault, Lewis, & Ely, 2025) per ribadire i valori costitutivi del giornalismo. Gli attori critici, pur impegnandosi, taluni, in usi sperimentali, denunciano la progressiva erosione dell'autorità epistemica, collegando il tema a una critica strutturale dei modelli economici che governano l'industria dell'informazione. In generale, si delinea il quadro di una professione frammentata in cui la questione tecnologica diventa una questione politica che rivela contraddizioni latenti nel campo. Human reactions to Non-Human actors. Pratiche di disconnessione strategica delle testate giornalistiche alla prova dell’intelligenza artificiale Sapienza Università di Roma, Italia Questo contributo indaga le modalità attraverso cui le organizzazioni giornalistiche europee stanno definendo regole, limiti e condizioni d’uso dell’Intelligenza Artificiale (IA), concentrandosi sulle linee guida e policy interne adottate dalle redazioni. Diversi studi hanno indagato l’impiego dell’IA nel giornalismo sia in riferimento a modalità, potenzialità e limiti (Beckett, Yaseen, 2023, Carlo, Murru, 2024; Hartley et al. 2023; Odg, 2025; Simon, 2023; Schapals, Porlezza, C. 2026), sia concentrandosi sulle policy e linee guida (Becker et al., 2025; de-Lima-Santos et al. 2025). L’obiettivo di questo contributo è comprendere come tali documenti formalizzino strategie di gestione dell’innovazione tecnologica in un contesto segnato dalla crescente platformization dell’informazione e da nuove forme di dipendenza infrastrutturale, individuando le tensioni tra apertura all’innovazione e salvaguardia dell’autonomia editoriale, all'interno di pratiche di “disconnessione strategica” (Claesson, 2024). Il contributo si colloca all’interno di un progetto più ampio articolato in tre direttrici: (1) analisi tematica delle policy europee sull’IA; (2) interviste a giornalisti italiani; (3) studio di casi di resistenza o negoziazione rispetto all’adozione di strumenti algoritmici. In questa sede vengono presentati i risultati della prima fase, basata su un corpus di 39 documenti pubblici relativi all’uso dell’IA in organizzazioni giornalistiche di 13 paesi europei. I testi sono stati raccolti tramite ricognizione bibliografica, snowball sampling e consultazione con esperti, includendo esclusivamente documenti con implicazioni operative per il lavoro redazionale ed escludendo contributi di carattere puramente discorsivo o regolativo generale. Il corpus è stato mantenuto nelle lingue originali. Dal punto di vista metodologico, l’analisi adotta un approccio di content analysis assistita da LLM (Mayring, 2025; Morgan, 2023). È stato sviluppato un codebook composto da 38 variabili, organizzate in macro-aree quali: valori e obiettivi giornalistici; applicazioni consentite e proibite dell’IA; principi etici; formazione e competenze; trasparenza; gestione dei dati e relazioni con le piattaforme tecnologiche. Le variabili sono state tradotte in prompt strutturati per consentire una codifica sistematica dei documenti. L’affidabilità dell’analisi è stata rafforzata attraverso parametri conservativi (bassa temperatura, ripetizione delle interrogazioni, criteri di soglia per la validazione delle risposte) e mediante un confronto su un sottoinsieme di testi codificati anche manualmente, al fine di verificare coerenza e stabilità dell’output (Kwon H. et al., 2025). I risultati mostrano che le policy analizzate non configurano né un’adesione incondizionata né un rifiuto generalizzato dell’IA, ma delineano un continuum di posizionamenti organizzativi. A un estremo si collocano orientamenti improntati alla protezione dell’autonomia, che limitano l’automazione dei processi editoriali, vietano l’uso di strumenti per la generazione automatica di contenuti senza supervisione e pongono restrizioni all’addestramento su contenuti proprietari. All’altro estremo emergono forme di apertura qualificata, che ammettono l’uso di strumenti esterni purché subordinati a controllo umano, responsabilità editoriale e trasparenza verso il pubblico. Tra questi poli si collocano configurazioni ibride, in cui l’adozione è accompagnata da delimitazioni puntuali su specifiche fasi del workflow (produzione, editing, distribuzione). Un elemento ricorrente riguarda la riaffermazione di principi professionali – accuratezza, responsabilità, indipendenza, centralità del giudizio umano – come cornice normativa entro cui integrare l’IA. Le policy funzionano quindi non solo come strumenti tecnici di regolazione, ma come dispositivi organizzativi di definizione dei confini, attraverso cui le redazioni negoziano il proprio posizionamento rispetto alle infrastrutture tecnologiche e ai fornitori di sistemi algoritmici. Nel complesso, l’analisi suggerisce che le linee guida sull’IA rappresentano un terreno privilegiato per osservare le trasformazioni in atto nel giornalismo contemporaneo: esse rendono visibili processi di adattamento strategico, pratiche di disconnessione selettiva e tentativi di mantenere margini di autonomia in un ecosistema informativo sempre più interdipendente. | ||