VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Sessione 4 - Panel 11: Ripensare l’educazione nella crisi. L’arte come narrazione e pedagogia per la giustizia ecologica e sociale
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Ripensare l’educazione nella crisi. L’arte come narrazione e pedagogia per la giustizia ecologica e sociale 1Università di Bologna, Italia; 2Università di Cagliari, Italia; 3Università di Milano-Bicocca, Italia; 4Università di Torino, Italia; 5Save The Children & Politecnico di Torino, Italia Negli ultimi tre decenni le scienze sociali hanno esplorato in maniera crescente non solo il potenziale delle arti e delle pratiche artistiche nel costituire un’alternativa alle narrazioni dominanti di fenomeni e temi polarizzanti, ma anche nel creare spazi di ri-costruzione e negoziazione di saperi, pratiche e immaginari contro-egemonici. Le arti e le pratiche artistiche sono state progressivamente indagate come dispositivi di soggettivazione, resistenza, cura e partecipazione, capaci di plasmare l’esperienza sociale, oltre a promuovere processi individuali e collettivi di costruzione di senso e significato (Mouffe, 2007; Badham, 2013; Mazzara, 2019; Oso, Ribas-Mateos, Moralli, 2025). È in quest’ultima accezione, e solo molto di recente, che la sociologia ha iniziato ad esplorare anche il ruolo delle narrazioni e dei linguaggi artistici nel supportare pedagogie volte all’acquisizione o al rafforzamento di competenze, abilità e consapevolezze utili ad interpretare e attraversare le crisi e le conflittualità contemporanee, in contesti educativi formali e informali (Tota & De Feo, 2022). Negli ultimi decenni, infatti, la cosiddetta educazione basata sulle arti si è affermata come un approccio pedagogico multiforme per affrontare le disuguaglianze educative e sociali, promuovere l'inclusione e sostenere un apprendimento critico, agentivo, riflessivo e potenzialmente trasformativo in termini sociali, interculturali ed ecologici (Schneider & Rohmann, 2021; Mansfield et al., 2024). Parallelamente, il crescente ricorso a metodologie creative e partecipative nella ricerca sociale - in particolare negli studi sulle disuguaglianze e sulle marginalità - ha evidenziato il potenziale trasformativo dei metodi arts-based nella produzione di conoscenza, ampliando la “comunità di interpretazione” e mettendo in discussione paradigmi metodologici e gerarchie epistemiche, nonché asimmetrie tra ricercatori e partecipanti (Jones & Leavy, 2014; Hui, 2023). Muovendo da questo scenario, che restituisce l’idea di un campo di ricerca e di pratica in rapida trasformazione, questo panel intende mettere in dialogo contributi teorici e ricerche empiriche che esplorino il ruolo delle arti e delle pratiche artistiche come spazi educativi e pedagogici formali e informali capaci di rappresentare, raccontare, promuovere (o ostacolare) trasformazioni materiali, sociali, emotive e culturali di fronte alle disuguaglianze e ai conflitti della contemporaneità. In particolare, il panel vuole aprire una discussione sul potenziale delle arti nel contrastare fenomeni quali l'esclusione, le discriminazioni, i sentimenti di impotenza e di ansia nei confronti del futuro e nel supportare pratiche di resistenza, riparazione simbolica e reimmaginazione di contesti, territori e comunità.
PAPER 1 Art attack! L’arte come pratica d’appartenenza e riconoscimento nei giovani con background migratorio Ilenya Camozzi (Università di Milano-Bicocca) e Barbara Pizzetti (Università di Milano-Bicocca)
Negli ultimi anni, gli effetti delle crisi sistemiche sulla convivenza sociale hanno alimentato un vivace dibattito sulle forme contemporanee dell’appartenenza (Yuval Davis 2006; Antonsich 2010). I diversi livelli di posizionamento dei soggetti nella struttura sociale, le identificazioni soggettive che ne derivano e i sistemi di valori etico-politici di una società improntano l’appartenenza contemporanea (Yuval Davis 2006). In questa articolazione, lo spazio-tempo del quotidiano è dimensione fondativa (Antonsich 2010). L'appartenenza può essere intesa, infatti, come sensazione intima di sentirsi “a casa” e come risorsa discorsiva che “rivendica, giustifica o resiste a forme di inclusione/esclusione socio-spaziale” (ibidem, 645). La riflessione sull’appartenenza ha così superato la prospettiva stato-centrica dell’inclusione-esclusione formale dei cittadini ed esplora oggi il sense of belonging di molteplici attori sociali, spesso marginalizzati. Negli youth studies, in particolare, numerosi contributi hanno indagato le configurazioni dell’appartenenza dei giovani alla luce della rete complessa di relazioni affettive e famigliari, dei processi di riconoscimento e dei luoghi/territori che intersecano le loro biografie (Cuervo e Wyn 2014; Cuervo e Wyn 2017; Harris et al 2021; Autor* 2024). L’obiettivo del paper è contribuire alla riflessione analizzando il ruolo che l’arte può svolgere nei processi di identificazione e riconoscimento dei giovani. Sebbene lo studio sul ruolo dell’arte nell’attivare e rafforzare dinamiche di appartenenza – spesso in modo situato (negli spazi urbani) e politico (in termini di cittadinanza) – sia consolidato (Acord e DeNora 2008; Badham 2013; Oso, Ribas-Mateos, Moralli, 2025), questo processo appare meno indagato nell’esperienza giovanile. Il contributo esamina il ruolo dell’arte, quando al centro dei processi educativi non formali, nel promuovere forme di appartenenza tra adolescenti con background migratorio e nel contrastare le disuguaglianze educative e sociali, favorendo apprendimenti critici ed emancipatori. L’analisi si basa su un progetto di ricerca sull’arts-based education che ha visto la realizzazione di quattro casi-studio in contesti educativi formali e non formali nella città di Milano. Nello specifico, si presentano le riflessioni emerse dall’analisi di un caso studio non formale situato in un quartiere multiculturale della periferia nord della città, spesso oggetto di discorsi politici e mediatici improntati alle implicazioni violente della convivenza. Qui, da diversi anni, sono proposti laboratori artistici gratuiti (danza, musica, teatro) per ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 16 anni, in maggioranza con background migratorio. Costruito attraverso interviste semi-strutturate ai responsabili delle attività, focus group (con cartografia emozionale) con i partecipanti e osservazioni etnografiche durante i laboratori, lo studio di caso ha consentito di esplorare i diversi livelli di appartenenza che l’arte alimenta in modo diretto e indiretto. L’appartenenza si configura in termini territoriali, ma anche relazionali e comunitari – lo spazio dei laboratori crea incontro e amicizie, finanche si eleva a ‘famiglia elettiva’, soprattutto per chi vive la famiglia d’origine in modo conflittuale – e interculturali. Centrale resta tuttavia la dimensione artistica dell’appartenenza. L’arte emerge come spazio del sé e della relazione con gli altri, insieme “via di fuga” e “àncora”, e quando condivisa pubblicamente diventa pratica di riconoscimento, intrecciandosi con una dimensione politico-performativa dell’appartenenza: suonare insieme e condividere un palco di fronte a un pubblico è appartenere. L’analisi esplora anche i risvolti sugli adulti: sulle famiglie e gli educatori. I laboratori contribuiscono a ridefinire appartenenze, ruoli educativi e circuiti di cura rappresentando per i genitori con background migratorio luoghi di socialità e accesso a risorse territoriali e sociali altrimenti difficilmente raggiungibili, nonché un dispositivo per un coinvolgimento attivo nei processi di parental involvement/engagement e di facilitazione della comunicazione/relazione fra scuola e famiglie migranti. L’arte assurge così a pratica generativa di una 'comunità nella e per la comunità', favorendo processi di riconoscimento, appartenenza e inclusione sociale per i giovani e le famiglie con background migratorio.
PAPER 2 Pratiche artistiche partecipative per immaginare futuri possibili: giustizia climatica e inclusione sociale nei territori colpiti dalle alluvioni Lorenza Villani (Università di Bologna), Melissa Moralli (Università di Bologna), Valentina Cappi (Università di Bologna)
Il contributo presenta i risultati di una pilot action realizzata nell'ambito di un progetto europeo, che esplora il ruolo delle pratiche artistiche partecipative nel favorire processi di inclusione sociale, consapevolezza critica e giustizia climatica tra adolescenti (11-14 anni) in tre scuole secondarie di primo grado dell'Emilia-Romagna, colpite dagli eventi alluvionali del maggio 2023. In questo contesto, le alluvioni sono state interpretate non come eventi traumatici isolati, ma come manifestazioni visibili di crisi sistemiche più ampie – climatiche, sociali, economiche – che richiedono un ripensamento radicale dei paradigmi educativi e culturali. Nello specifico, la ricerca indaga in che modo interventi educativi artistico-partecipativi possano supportare gli adolescenti nell'elaborazione critica di crisi ambientali restituendo al contempo centralità alle loro voci ed esperienze. I giovani, infatti, subiscono una duplice ingiustizia: da un lato, sono tra i soggetti più esposti agli impatti della crisi climatica; dall'altro, vengono costantemente infantilizzati/e e esautorati dagli spazi negoziali internazionali (Thew et al., 2020), in cui sono "visti, fotografati, ma non autorizzati a decidere nulla" (Singh et al., 2025, p. 540), vittime di pratiche di tokenismo che celebrano la loro presenza ma ne ignorano le richieste. Questa ricerca assume i giovani come categoria intersezionalmente vulnerabile – non solo per l'esposizione differenziata ai rischi climatici in base a classe, genere e provenienza geografica (Cripps, 2022; Sultana, 2022), ma anche per gli aspetti di ingiustizia epistemica e ingiustizia intergenerazionale sopra menzionati. Il quadro teorico integra tre prospettive: gli studi su arte e trasformazione sociale riconoscono alle pratiche artistiche la capacità di tradurre dati astratti in esperienze embodied; la letteratura sulla giustizia cognitiva che rivendica la dignità di forme di conoscenza extra-accademiche e situate (De Sousa Santos, 2016); la pedagogia critica che vede nell'educazione una pratica di libertà (hooks, 2020) e nel docente un co-apprendista (Mbembe, 2016), riconoscendo ai giovani agency e competenza. La pilot action ha coinvolto circa 80 studenti in tre contesti territoriali differenziati: un quartiere urbano di Bologna colpito da esondazioni, un'area appenninica segnata da frane e isolamento infrastrutturale e la pianura emiliano-romagnola caratterizzata da allagamenti estesi. Attraverso call pubblica, sono stati individuati tre progetti artistici per lavorare in questi contesti. Il primo, un laboratorio performativo e politico, ha guidato gli studenti in un processo di ascolto corporeo, collage visivo e scrittura creativa, culminato in una marcia pubblica come forma di riappropriazione simbolica del territorio. Il secondo, un percorso fotografico incentrato sulla manipolazione di immagini alluvionali attraverso strappi, ricomposizioni e materiali naturali raccolti durante escursioni, ha costruito una memoria visiva collettiva e stratificata. Il terzo, un laboratorio di fumetto collettivo, ha visto gli studenti trasformare riflessioni personali in narrazioni grafiche condivise, dando vita a un'antologia che restituisce la complessità dell'esperienza alluvionale attraverso lo sguardo adolescente. Metodologicamente, la ricerca ha adottato un approccio mixed-methods, combinando questionari nelle scuole, osservazioni partecipanti, focus group con studenti e la co-produzione di materiali artistici come forme di conoscenza incarnata (Leavy, 2015). I risultati preliminari evidenziano tre dimensioni rilevanti. In primo luogo, lo sviluppo di competenze critiche e relazionali attraverso processi di creazione collettiva in cui gli studenti hanno costruito narrazioni condivise, sperimentando forme di collaborazione orizzontale che contrastano la logica adulto-centrica dominante. In secondo luogo, la capacità delle arti di connettere memoria personale e riflessione sistemica ancorando la discussione sulla giustizia climatica a esperienze vissute e trasformando il trauma in leva per una consapevolezza più profonda delle disuguaglianze socio-ambientali. Infine, la costruzione di nuove alleanze tra scuole, artisti e territori come presidi di cura e trasformazione culturale, in opposizione alla logica estrattiva che caratterizza molte iniziative di "partecipazione giovanile" meramente simbolica (Singh et al., 2025).
PAPER 3 Emanuela Spanò (Università di Cagliari)
In un'epoca segnata da crisi sistemiche, disuguaglianze strutturali e polarizzazioni crescenti, questo contributo propone una riflessione teorica sul potenziale pedagogico e trasformativo delle pratiche artistiche nello spazio pubblico (Autor*, 2025). La domanda di ricerca che orienta il contributo è: in che modo le pratiche estetiche nello spazio pubblico possono configurarsi come dispositivi pedagogici capaci di sostenere processi di soggettivazione critica, resistenza e reimmaginazione collettiva di fronte alle disuguaglianze contemporanee?
PAPER 4 Co-progettare nell’art-based education: lezioni dal campo Roberta Ricucci (Università di Torino), Giulia Mezzetti (Università di Torino), Giulia Marroccoli (Save the Children & Politecnico di Milano)
Nell’ambito del progetto [omesso per peer review], il presente lavoro intende illustrare le diverse declinazioni di “art-based education” come strumento di contrasto alla povertà educativa e di inclusione di target svantaggiati o marginalizzati. In primo luogo, si presenterà il “Living Lab” attivato con una serie di stakeholders torino-piemontesi – musei, servizi educativi e culturali del comune di Torino, scuole. Il Living Lab sta lavorando al tema dell’educazione al patrimonio come forma di educazione alla cittadinanza, che debba quindi saper mettere al centro la partecipazione e il coinvolgimento attivo, in particolare dei giovani maggiormente a rischio di povertà educativa. La presentazione dunque affronterà, da un lato, le pratiche più efficaci di co-progettazione e co-design come chiave di volta del successo di progetti di educazione al patrimonio; dall’altro lato, la formazione degli insegnanti affinché siano essi stessi soggetti attivi di proposte educative che intendano l’educazione al patrimonio artistico non come un “orpello”, dunque come qualcosa di facoltativo, bensì come un vettore capace di generare un senso di appartenenza e inclusione, in grado di raggiungere le fasce di studenti più vulnerabili. In secondo luogo, si presenteranno i risultati preliminari di una serie di workshop sull’uso delle arti e dei linguaggi espressivi (teatro, laboratorio musicale, arte terapia) avviati con minori non accompagnati – un target a serio rischio di esclusione sociale – nelle città di Roma, Torino e Milano. I workshop si basano precisamente su un approccio partecipativo, che vede la co-creazione dei temi e delle pratiche artistiche insieme ai minori stessi, con lo scopo di valutare il potenziale trasformativo dell’espressione artistica sul senso di benessere e di appartenenza dei giovani coinvolti. Anche in questo caso, la presentazione si soffermerà sulla gestione del processo di co-creazione, valutandone i fattori di successo. La disamina delle due azioni di progetto sopra sintetizzate si collocherà entro il quadro più ampio delle teorie riguardanti la Youth Participatory Action Research (YPAR) (Cummings 2025; Dickerson et al. 2024; Malorni et al. 2022). | ||
