VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 6 - Panel 04: Gen AI visiva e politica
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Crash visivi. IA generativa e narrazioni del conflitto nella comunicazione delle destre populiste europee 1Università degli studi Roma Tre, Italia; 2Università degli studi Roma Tre, Italia Con la crescente mediatizzazione dei conflitti sociali e geopolitici, le narrazioni visuali diffuse attraverso i SNs assumono un ruolo cruciale nella costruzione simbolica della crisi, nella rappresentazione dell’altro e del "noi vs. loro", nella mobilitazione emotiva nello spazio pubblico digitale e nell’orientamento del dibattito politico-istituzionale. L’utilizzo dell'IA generativa, soprattutto da parte di attori politici, rappresenta un punto di svolta nella produzione di immaginari del conflitto e dello scontro, poiché consente la creazione rapida e scalabile di contenuti visivi “sintetici” orientati alla mobilitazione emotiva e all’acquisizione del consenso. Questo contributo presenta i risultati di uno studio esplorativo sull’impiego di immagini generate artificialmente nella comunicazione politica online dei partiti afferenti al eurogruppo Identity and Democracy, quali FPÖ (Austria), Vlaams Belang (Belgium), Dansk Folkeparti (Denmark), EKR (Estonia), Perussuomalaiset (Finland), Rassemblement National (France), AfD (Germany), Lega (Italy), SPD (Czech Republic). L’analisi interessa i contenuti visuali pubblicati su Instagram e X, in un periodo di tre mesi nel corso del 2025, dagli account verificati di partiti e leader. Le piattaforme sono state scelte in virtù della disponibilità di contenuti pubblicamente accessibili e di ambienti di accesso ai dati a fini di ricerca (come Meta Library API), che consentono la raccolta sistematica di materiali provenienti da account pubblici. L’obiettivo della ricerca è individuare ricorrenze tematiche e stilistico-estetiche nei contenuti visuali pubblicati e analizzare le modalità di integrazione di tecnologie generative nei processi di produzione e rappresentazione impiegati da attori populisti e nazionalisti a livello europeo. A partire da una ricognizione teroica su frame e temi ricorrenti nel discorso delle forze populiste - il contrasto popolo-élite, la sovranità popolare, la riappropriazione e la difesa dei confini e delle frontiere (immigrazione/sicurezza), la riabilitazione dei valori conservatori (famiglia/tradizione/religione), il mito dell’identità nazionale e l’ostilità verso l'Europa (Canovan 1981; Stanley 2008; Prospero 2019; Novelli 2020) - che ben si allineano alle cinque parole chiave con cui l’eurogruppo sintetizza la sua azione e natura politica: democrazia, identità, sovranità, bilancio, frontiere - la ricerca intende indagare se e in che modo tali temi vengano rielaborati attraverso immagini generate artificialmente, atte a enfatizzare scenari di crisi, minaccia, scontro, decadenza sociale. L’ipotesi è che l’uso dell’IA amplifichi un’estetizzazione del conflitto in grado di attivare risposte affettive immediate, grazie alla costruzione di narrazioni semplificate e polarizzanti che agiscono sul piano cognitivo ed emotivo (Nightingale&Farid 2022). Le immagini raccolte saranno analizzate mediante una pipeline multi-step finalizzata a distinguere contenuti nativamente sintetici da immagini fotografiche manipolate in post-produzione. In una prima fase, verrà effettuato uno screening visuale per l’identificazione di artefatti compatibili con processi diffusion-based. Successivamente, ove disponibili, i file saranno sottoposti a verifica di provenienza tramite standard C2PA , che permettono di rilevare metadati associati alla generazione algoritmica o ai processi di editing successivi alla generazione. In assenza di credenziali di contenuto, le immagini saranno analizzate mediante strumenti gratuiti di rilevazione automatica basati su machine learning (AI Photo Check), impiegati come classificatori probabilistici. La classificazione come immagini probabilmente generate tramite IA sarà effettuata esclusivamente in caso di convergenza tra verifica di provenienza e indicatori tecnici compatibili con processi generativi, in linea con la letteratura che ne raccomanda l’impiego ai soli fini inferenziali (Corvi et al., 2023; Mahara&Rishe, 2026). In coerenza con i filoni tematici del convegno, il contributo intende, da un lato, osservare in che modo le “immagini sintetiche” siano coinvolte in inedite rappresentazioni visuali del conflitto sociale, politico e civile sul piano estetico, tematico, emotivo; e, dall’altro, analizzare criticamente il ruolo dell’IA nella ridefinizione dei regimi di verità e visibilità, esaminando sia l’uso di immagini sintetiche rispetto alle modalità di rappresentazione del conflitto sia i processi di formazione del consenso nello spazio pubblico digitale. La post-sfera pubblica sintetica: immagini computazionali e costruzione del consenso attorno al referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 1Università Telematica Pegaso, Italia; 2Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Italia Negli ecosistemi comunicativi contemporanei, i social media sono divenuti delle infrastrutture centrali per la formazione dell’opinione pubblica politica, ridefinendo tempi, modalità e attori della mediazione simbolica (Mazzoleni, 2003; Mazzoleni Bracciale, 2017; Borge et al. 2022). La disintermediazione del rapporto tra i cittadini e la leadership politica (Bentivegna e Boccia Artieri, 2021), resa possibile dalle piattaforme digitali, produce una post-sfera pubblica di transizione (Morlino e Sorice, 2021) e una sfera pubblica ibrida in cui l’autorità discorsiva si costruisce attraverso logiche algoritmiche, performative e visuali (Chadwick, 2020; De Blasio, Viviani, 2020), reinventando numerosi aspetti di fondo del campaigning elettorale (Novelli, 2022). In tale contesto, le immagini non agiscono più soltanto come dispositivi rappresentativi della realtà, ma come veri e propri simulacri semioticamente autonomi (Baudrillard, 1981), capaci di costruire immaginari sociali collettivi e di orientare interpretazioni politiche indipendentemente dalla loro referenzialità fattuale (Mitchell, 2005; Manovich, 2017). Un contesto iconografico-simbolico che incrementa la potenzialità dei conflitti e il disordine informativo e comunicativo, terreno fertile e brodo di coltura della disinformazione e della postverità divenuta paesaggio epistemologico strutturale della “società esposta” (Boccia Artieri, 2025) dell’attuale fase storica. Muovendo da queste premesse teoriche, il contributo presenta i risultati di una ricerca volta a indagare il ruolo delle immagini nella costruzione dell’opinione pubblica durante campagne referendarie – situazioni idealtipiche di conflitto politico – con particolare attenzione all’uso crescente di visual generati tramite intelligenza artificiale. E aspira a inserirsi nel filone del Convegno dedicato al tema “Informazione, piattaforme e post-verità nei conflitti”. La domanda di ricerca di partenza è stata: esiste una specificità della propaganda digitale visual rispetto al campaigning referendario che ha una natura eminentemente binaria e polarizzante? (Morrone, 2022; Natale, Fasano e Biorcio, 2025); e, se è così, quale tipo di “estetica politica” genera per effetto dell’AI? Tale quesito di ricerca è stato indagato con riferimento al referendum costituzionale del 22-23 marzo 2026 (indicato sui giornali e nel discorso pubblico come “referendum sulla giustizia” o “referendum sulla separazione delle carriere”). L’analisi ha riguardato un corpus di contenuti visuali pubblicati tra il 23 febbraio e il 21 marzo sulle pagine social ufficiali di sei partiti politici (Fratelli d‘Italia; Partito democratico; Movimento 5 Stelle; Lega; Forza Italia; Azione) al fine di ricostruire gli immaginari semantici mobilitati a sostegno delle posizioni favorevoli e contrarie al quesito referendario. Parallelamente, è stata somministrata una survey esplorativa non rappresentativa finalizzata a rilevare percezioni, livelli di fiducia e interpretazioni dei cittadini rispetto alle immagini politiche computazionali e alla loro efficacia persuasiva. Il questionario ha indagato dimensioni quali la credibilità percepita, l’affidabilità, l’accuratezza, l’efficacia comunicativa e la fiducia nelle immagini diffuse da partiti e leader politici, nonché la valutazione etica e cognitiva dell’utilizzo di immagini generate da IA. L’integrazione tra analisi visuale dei contenuti e dati survey consente di mettere in relazione strategie comunicative e processi interpretativi, evidenziando come la visualità sintetica contribuisca alla costruzione di cornici simboliche che influenzano orientamenti politici, percezioni di realtà e fiducia informativa. I risultati preliminari suggeriscono che le immagini computazionali operano come dispositivi retorici ad alta densità semantica, capaci di condensare narrazioni politiche e attivare risposte emotivo-cognitive che incidono sui processi decisionali degli elettori. Intelligenza artificiale e comunicazione politica nel referendum giustizia 2026: un'indagine esplorativa Sapienza Università di Roma, Italia Negli ultimi anni, la letteratura accademica e i rapporti istituzionali hanno iniziato a esplorare in profondità l'impatto dell'intelligenza artificiale (IA) sulla comunicazione politica italiana, segnando un passaggio cruciale dalle sperimentazioni iniziali a un uso stabile e istituzionale di immagini e video generati artificialmente (Bentivegna et al, 2024). GenAI e femonazionalismo nella comunicazione visiva della destra radicale populista su instagram 1Università di Cagliari, Italia; 2Loughborough University L’ascesa dei partiti populisti della destra radicale in Europa e negli Stati Uniti è stata interpretata come espressione di una cultural backlash rispetto ai cambiamenti valoriali delle società occidentali (Norris & Inglehart, 2019). In questo contesto, tali partiti contestano la democrazia sessuale, ma ricorrono al linguaggio dei diritti delle donne quando funzionale a sostenere posizioni nativiste e securitarie. Questo dispositivo è stato definito “femonazionalismo” (Farris, 2017): una strumentalizzazione del tema della violenza di genere per costruire l’Altro culturale come minaccia di sicurezza, “invisibilizzando” il patriarcato interno e rafforzando la politica della paura (Wodak, 2015). La letteratura sulla comunicazione politica digitale mostra che, anche nei social media, le questioni di genere sono marginali per le destre radicali e, quando emergono, vengono spesso inquadrate all’interno del frame femonazionalista. Tali studi si concentrano però quasi esclusivamente sulla dimensione testuale, trascurando il ruolo dei contenuti visivi nella costruzione di questo frame. Eppure, le immagini non illustrano semplicemente un discorso, ma contribuiscono attivamente alla costruzione dei frame (Veneti et al., 2019). Nel caso del femonazionalismo, le immagini possono rendere immediatamente riconoscibile la minaccia, drammatizzare il conflitto con l’Altro culturale e attivare emozioni di paura e rabbia. Con la diffusione della GenAI questa dinamica può subire importanti trasformazioni. La destra radicale può usarla per ottimizzare l’iconografia femonazionalista, per ricostruire visivamente violenze realmente accadute ma non documentabili, per avere il pieno controllo dell’intensità emotiva di queste immagini, in un contesto di “post-verità”, dove la distinzione tra vero e falso perde centralità nella formazione dell’opinione pubblica a favore della forza emotiva delle narrazioni. La letteratura sull’AI in politica si è concentrata finora su deepfake e disinformazione fattuale (Dan et al., 2021; Vaccari & Chadwick, 2020; Wack & Parry, 2025), mentre l’intersezione tra GenAI e femonazionalismo resta inesplorata. Lo studio affronta questo gap chiedendosi (RQ1) se e in che modo le immagini GenAI siano utilizzate nella comunicazione femonazionalista su Instagram; (RQ2) come i pubblici online reagiscano a tali rappresentazioni. L’analisi riguarda tutti i post con immagini statiche pubblicati tra febbraio 2025 e febbraio 2026 nei feed Instagram di FdI, Lega, Meloni e Salvini. Instagram è stata scelta per la sua centralità nel contesto italiano e la sua natura visuale. Il 2025 rappresenta una fase di maturazione dell’uso della GenAI, successiva alla sperimentazione elettorale (Novelli et al., 2025). I dati sono stati raccolti tramite Zeeschuimer. Il protocollo prevede l’identificazione delle immagini AI-generated combinando evidenze dichiarative, visive e contestuali. Successivamente vengono individuati i post che tematizzano questioni di genere e, tra questi, quelli che presentano la struttura del frame femonazionalista, operazionalizzata attraverso tre criteri: tematizzazione della violenza contro le donne; attribuzione culturale della minaccia; richiami a politiche anti-immigrazione. L’analisi visuale (Rose, 2001) confronta i post femonazionalisti con e senza GenAI rispetto a funzioni epistemologiche, livello di drammatizzazione ed engagement quanti-qualitativo. Il disegno è stato testato in uno studio pilota sul profilo Instagram di Salvini. I risultati mostrano una forte associazione tra GenAI e frame femonazionalista: se il 16,3% dei post complessivi contiene immagini artificiali, la percentuale sale al 60,9% nei post su questioni di genere e al 75% nei post femonazionalisti. La GenAI non è quindi usata da Salvini in modo casuale bensì strategicamente, per potenziare la diffusione del frame. I post femonazionalisti GenAI di Salvini drammatizzano la narrazione di casi realmente accaduti, ma non documentabili, di violenza contro donne e bambine da parte di immigrati. E il potere di questa mobilitazione emotiva emerge dagli ottimi risultati ottenuti termini di engagement. Nei prossimi mesi questo studio pilota verrà esteso agli altri attori politici e analizzerà, per tutti, anche il contenuto dei commenti generati da questi post, per valutarne meglio l’efficacia. | ||
