VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 01: Narrazioni giornalistiche
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Raccontare il disastro, costruire il conflitto. Culture giornalistiche europee e narrazione degli incendi di Los Angeles Università di Macerata, Italia L’aumento della frequenza e dell’intensità dei disastri ambientali legati al cambiamento climatico ha rafforzato il ruolo dei media nella costruzione sociale del rischio e nella mediazione tra conoscenza scientifica, opinione pubblica e processi decisionali (Cooper, 2019; Haley et al., 2025). Sebbene la letteratura abbia ampiamente analizzato la copertura mediatica dei disastri climatici, rimane ancora limitata la comprensione comparativa delle differenze culturali che caratterizzano la costruzione transnazionale delle narrazioni del rischio (Fraustino et al. 2017; Cooper, 2019; To P. et al., 2021). In questo contesto, gli incendi boschivi rappresentano una delle principali manifestazioni delle trasformazioni climatiche contemporanee, con impatti rilevanti sugli ecosistemi, sulla salute pubblica e sulle economie locali. Il giornalismo contribuisce in modo decisivo alla costruzione dei frame interpretativi attraverso cui tali eventi vengono spiegati, politicizzati e simbolicamente rielaborati nello spazio pubblico (Murru, Pasquali, 2020; CalFire, 2025; Autor*, 2026a; 2026b) Negli ultimi anni, i wildfire si sono progressivamente configurati come disastri complessi, caratterizzati dall’interazione tra fattori climatici, trasformazioni ambientali e dinamiche socioeconomiche. La letteratura evidenzia come questi eventi non rappresentino più fenomeni episodici, ma processi sistemici connessi all’espansione urbana e alla crescente vulnerabilità delle comunità esposte. Gli incendi tendono a generare conflitti interpretativi e politici legati all’attribuzione delle responsabilità, alla gestione delle emergenze e alla definizione delle strategie di adattamento climatico (Houston et al., 2012;Abatzoglou, Williams, 2016; Haley et al., 2025). Il presente contributo analizza la copertura mediatica europea degli incendi che hanno colpito l’area di Los Angeles nel gennaio 2025, con l’obiettivo di comprendere come le culture giornalistiche nazionali contribuiscano alla costruzione di conflitti politici, scientifici e simbolici nella rappresentazione della crisi climatica. La ricerca adotta un approccio qualitativo basato sulla content analysis applicata a un corpus di 706 articoli pubblicati tra il 7 e il 31 gennaio 2025 nelle edizioni digitali di Corriere della Sera, The Times, El País e Le Figaro. L’analisi si fonda sui modelli teorici dell’agenda-setting e della framing analysis, al fine di individuare i temi dominanti, gli attori coinvolti e le modalità con cui il cambiamento climatico viene integrato nelle narrazioni giornalistiche transnazionali. I risultati evidenziano una struttura narrativa articolata in due fasi principali. Nella prima fase della copertura mediatica prevale un approccio esplicativo orientato alla ricostruzione delle cause del disastro e all’attribuzione delle responsabilità istituzionali e climatiche. In questa fase emergono differenze significative tra le culture giornalistiche analizzate: la stampa italiana e britannica tende a costruire il disastro come arena di conflitto politico e ideologico, mentre quella francese e spagnola privilegia una rappresentazione centrata sugli impatti ambientali e sociali dell’evento. Nella seconda fase della copertura si osserva uno spostamento verso dimensioni sociali ed emotive della narrazione. Le testate analizzate dedicano maggiore attenzione alle conseguenze materiali degli incendi, alle storie individuali delle vittime e alle forme di solidarietà istituzionale e civile. Persistono tuttavia differenze interpretative tra i contesti nazionali: alcune narrazioni privilegiano la dimensione economica del disastro, altre enfatizzano il ruolo delle istituzioni e dei soccorritori, mentre altre sviluppano una rappresentazione orientata alla memoria collettiva e all’elaborazione sociale del trauma. Nel complesso, lo studio mostra come la narrazione transnazionale dei disastri climatici si configuri come uno spazio di negoziazione e produzione di conflitti interpretativi, influenzato dalle culture giornalistiche nazionali e dai contesti politico-ideologici. I risultati contribuiscono al dibattito sulla comunicazione del rischio e sulla politicizzazione mediatica del cambiamento climatico, evidenziando il ruolo strategico del giornalismo nella costruzione della percezione pubblica delle emergenze ambientali. Tra visibilità e silenziamento: esperienza e narrazione della violenza digitale di genere nell’ecosistema dell’informazione italiano Università di Bologna, Italia In una sfera pubblica digitale frammentata, segnata da polarizzazione e conflitti simbolici (Sorice, 2020), i professionisti dell’informazione operano su un terreno sempre più instabile, trovandosi in una posizione di particolare vulnerabilità rispetto agli attacchi provenienti tanto da segmenti di pubblico quanto da attori centrali dell’arena politica (Reporters Without Borders, 2018). I dati confermano che la variabile di genere rappresenta oggi, come in passato, una lente imprescindibile per leggere questo fenomeno: le giornaliste sono colpite in misura sproporzionata dalla violenza online, che spesso tracima oltre gli spazi digitali, assume forme organizzate e presenta una marcata dimensione di genere (Davis Kempton & Connolly-Ahern, 2022; Tandoc, Sagun & Alvarez, 2023). Tuttavia, le condizioni strutturali, culturali e professionali entro cui tali abusi prendono forma restano ancora insufficientemente indagate, in un contesto in cui la violenza facilitata dalle tecnologie è tuttora oggetto di un processo di definizione e stabilizzazione concettuale, oltre a risultare priva di risposte di policy pienamente coordinate ed efficaci (Gius, Cremonesini & Toffanin, 2026). In questo quadro, la violenza digitale si configura come una forma di conflitto che incide direttamente sulle routine professionali e, potenzialmente, sui processi di rappresentazione mediatica del fenomeno stesso, la cui copertura negli ultimi anni è apparsa discontinua e spesso legata a singoli eventi di alto profilo (Autor*, 2025). La violenza può operare come dispositivo di regolazione simbolica, capace di produrre silenziamento, ritiro strategico o ridefinizione delle priorità tematiche, soprattutto nell’ambiente delle piattaforme, dove le questioni legate al genere e al femminismo sono frequentemente oggetto di polarizzazione e scontro (Banet-Weiser, 2018; Suarez Estrada et al., 2022; Posetti et al., 2022). Il presente contributo esamina le dinamiche di genere che strutturano la violenza online rivolta alle operatrici dell’informazione, concentrandosi sul contesto italiano attraverso dieci interviste in profondità a donne impegnate nella produzione di notizie. Il campione comprende giornaliste professioniste, ma anche content creator e freelance prive di una formazione giornalistica tradizionale che collaborano con nuovi attori dell’informazione digitale. Questa scelta metodologica riflette la trasformazione attraversata dal campo giornalistico contemporaneo, caratterizzato da un’ampia diffusione del lavoro autonomo e da confini sempre più porosi tra giornalismo, attivismo e produzione di contenuti (Sorrentino & Splendore, 2022; López-García & Gutiérrez-Caneda, 2023). Tali assetti determinano un accesso diseguale al supporto redazionale, alla tutela legale e alle risposte organizzative alle molestie online, accentuando le vulnerabilità individuali e professionali (Posetti et al., 2022). L’analisi esplora se e in che misura le giornaliste italiane percepiscano un rischio maggiore di essere bersaglio di attacchi quando affrontano temi sensibili, in particolare questioni legate al genere e alla violenza digitale. Si indaga inoltre come questa percezione, intrecciata alle specificità del giornalismo digitale, influenzi le decisioni editoriali, le pratiche di autocensura e l’inclusione – o marginalizzazione – delle questioni di genere nelle agende informative. I risultati indicano che le molestie online non costituiscono soltanto esperienze individuali di abuso, ma agiscono come meccanismi strutturali che incidono sui processi di selezione, gerarchizzazione e definizione delle notizie, contribuendo a ridefinire ciò che può essere detto, da chi e a quali condizioni. Il contributo analizza infine le strategie di resistenza e coping adottate dalle intervistate, che spaziano dalla gestione individuale del rischio alle reti informali di supporto tra pari, fino alla denuncia pubblica e all’abbandono selettivo di specifiche piattaforme o ambiti tematici. Nel complesso, l’analisi mostra come la violenza online non rappresenti soltanto una minaccia individuale, ma un fattore strutturale che incide sulle condizioni di produzione del discorso pubblico e sulla visibilità delle questioni di genere nella sfera mediatica contemporanea. Costruire lo scandalo: narrazioni, archetipi e processi di degradazione nella rappresentazione mediale della corruzione Università degli Studi di Perugia, Italia Lo studio affronta il fenomeno degli scandali politici per corruzione adottando un approccio metodologico che unisce la sociologia della comunicazione all'analisi semiotico-narratologica, per giungere a risultati empirici e teorici sulle conseguenze sistemiche di tali dinamiche. Dal punto di vista teorico, la ricerca supera la prospettiva oggettivistica degli scandali (Adut, 2008) che li riduce a dirette conseguenze di un illecito penale, per analizzarli come processi di costruzione sociale della realtà (Berger & Luckmann, 1966). L’emersione di uno scandalo, infatti, non è direttamente proporzionale alla gravità oggettiva dell'atto deviante, ma dipende dalla sua trasformazione in un "dramma sociale": un dispositivo rituale e conflittuale in cui una trasgressione nascosta viene portata alla luce, etichettata e sottoposta al giudizio pubblico, innescando un'indignazione collettiva che costringe la società a interrogarsi e a rinegoziare i propri confini morali (Alexander, 1999). In questa operazione di attribuzione di senso, le narrazioni svolgono un ruolo costitutivo. L'ecosistema informativo non si limita a riflettere i fatti in modo neutrale, ma li organizza attraverso un’attività di storytelling che converte la corruzione in un prodotto commerciale e narrativo. Attraverso un processo di spettacolarizzazione, la complessità e la specificità di un caso di corruzione vengono tradotte in una "novella morale", strutturata attorno al conflitto e, in particolare, all'ipocrisia derivante dal cortocircuito tra la virtù pubblica ostentata e il vizio privato praticato. Sul piano empirico, lo studio si basa su un'analisi qualitativa di dieci casi paradigmatici di corruzione italiana (dallo scandalo Boccia-Sangiuliano, a quelli meno recenti di Marino, Formigoni, Fini, tra gli altri). La ricerca analizza articoli provenienti da quattro principali testate nazionali (Corriere della Sera, Il Giornale, La Repubblica, Il Fatto Quotidiano). Per decostruire il testo giornalistico, il metodo impiega l'analisi semiotica e narratologica (Barthes, 1998; Greimas, 2000), analizzando come i media utilizzino specifici codici per organizzare la storia. L'applicazione di questo metodo porta a risultati che stimolano diversi spunti di riflessione su come le logiche mediali e politiche trasformino lo scandalo, degradino il soggetto e generino un sentimento di sfiducia generalizzato nella società. L'analisi narratologica dimostra che il nucleo dello scandalo non è il reato tecnico-amministrativo in sé, ma l'ipocrisia, ossia lo scarto tra l'immagine pubblica virtuosa e il vizio privato. I risultati evidenziano come la narrazione si regga strutturalmente non sui fatti giudiziari, ma su dettagli accessori. I media utilizzano "oggetti di valore" (privilegi, yacht, resort di lusso) e "catalisi" triviali (scontrini, beni di lusso, automobili) per reificare la colpa e renderla tangibile. Questo processo attiva un “rituale di degradazione” del politico (Giglioli et al., 1997), riducendolo a un "archetipo narrativo" (il villain) all'interno di un racconto seriale, esponendolo all'invidia sociale e al voyeurismo del pubblico. Il risultato finale di queste logiche è il fallimento della funzione purificatrice originaria dello scandalo (Durkheim, 1893). I media istituiscono un "processo mediatico parallelo", dove la ricerca narrativa della verosimiglianza scavalca e anticipa l'accertamento della verità giuridica, producendo sentenze reputazionali irreversibili anche in caso di successiva assoluzione. Questo ecosistema non ricompatta la società attorno a valori condivisi, ma genera un'"indignazione schizofrenica" (Mancini, 2023). Nelle odierne democrazie, che si fondano sulla politics of trust (la centralità della fiducia nel leader politico) (Thompson, 2000), la continua spettacolarizzazione narrativa della corruzione innesca una rovinosa "spirale del cinismo", che finisce per delegittimare irreversibilmente le istituzioni e allontanare i cittadini dalla partecipazione democratica (Fieschi & Heywood, 2004). Stories elections tell: narrazioni strategiche nelle notizie politiche italiane su Facebook Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, Italia L’essere umano è, per natura, un narratore. Come osserva White (1990), l’impulso a raccontare storie è così centrale nella vita sociale che la sua assenza sarebbe di per sé anomala. Le narrazioni non emergono però spontaneamente: vengono generate, contestate e riciclate nei sistemi mediatici, adattandosi continuamente ai contesti politici, alle piattaforme tecnologiche e ai conflitti culturali. Le campagne elettorali ne rappresentano un esempio particolarmente evidente, in cui attori politici, giornalisti e cittadini costruiscono simultaneamente storie su ciò che accade, chi è responsabile e quali azioni intraprendere. Questo studio propone una pipeline per l’individuazione strategica di narrazioni in grandi corpora di notizie, applicata ai contenuti italiani su Facebook nei tre mesi precedenti le elezioni nazionali del 2018 e del 2022. L’approccio estende quello proposto da [Autori Anonimi] (2024) che usa i Large Language Models (LLMs) per la classificazione di 35.729 contenuti politici raccolti tramite il Meta URL Shares Dataset. Il fondamento teorico è l’osservazione di Ricoeur (2014) secondo cui l’esperienza umana è sempre strutturata narrativamente: gli eventi acquisiscono senso solo se inseriti in sequenze che indicano chi fa cosa, perché conta e cosa succede dopo (Nordensvard & Ketola, 2022; Somers, 1994) in modo non neutrale. Secondo Miskimmon, O’Loughlin e Roselle (2014), le narrazioni strategiche sono strumenti attraverso cui gli attori politici cercano di imporre una lettura del passato, presente e futuro, influenzando non solo cosa pensiamo, ma anche come lo pensiamo. La copertura mediatica, in questa prospettiva, non è uno specchio degli eventi, ma uno spazio in cui il potere narrativo si esercita: alcune interpretazioni vengono amplificate, altre marginalizzate, e il riciclo di elementi narrativi comuni contribuisce a riprodurre o ridefinire gerarchie di senso. Come ricordano Bliuc e Chidley (2022), sono questi elementi narrativi condivisi più che le caratteristiche demografiche a costruire una coesione comunitaria e i confini tra “noi” e “loro”. I social media sono oggi infrastrutture centrali per la diffusione di narrazioni, determinando quali raggiungono quali pubblici e in quali condizioni (Bennett & Pfetsch, 2018). Studiare le notizie circolate sulle piattaforme non è dunque solo una scelta metodologica, ma una necessità per comprendere la comunicazione strategica nella politica contemporanea. Questo studio codifica ogni elemento lungo otto dimensioni analitiche usando un LLM locale di OpenAI (gpt-oss:20b): azioni ed eventi, tema, luogo geografico, attori principali, collocazione temporale, sentiment, stile di presentazione e scopo/intento. Le descrizioni della categoria “azioni ed eventi”, originariamente testuali e eterogenee, sono state gestite in due fasi: lo stesso modello ha prodotto una tassonomia empirica da un campione stratificato di 500 elementi, poi revisionata dall’autore e applicata all’intero dataset. Elementi con combinazioni identiche in tutte le dimensioni sono stati aggregati in cluster, facendo emergere le strutture ricorrenti che caratterizzano diverse tipologie narrative. Ogni cluster è stato profilato secondo il modello giornalistico 5W+H (Who, What, When, Where, Why, How), trasformando i profili in template narrativi interpretabili e confrontabili tra cicli elettorali. L’analisi preliminare evidenzia cambiamenti significativi tra le due elezioni. Nel 2018, il panorama narrativo era fortemente conflittuale: procedimenti legali, corruzione e crimine violento dominavano, spesso con framing sensazionalista e orientato a suscitare rabbia. Nel 2022, prevalgono temi economici, sanitari e di politica internazionale. Il framing informativo e fattuale è più frequente, e il registro emotivo complessivo si è attenuato. Il cast di attori cambia: Giorgia Meloni e Mario Draghi sostituiscono l’eterogeneo scenario centrato sul M5S del 2018, e la copertura si orienta più verso il contesto europeo che locale. La pipeline completa permetterà di mappare questi cambiamenti su tipologie narrative distinte. Nei prossimi step, si analizzeranno i pattern di engagement degli utenti per comprendere come vengono recepite le diverse narrazioni e la pipeline sarà validata da un gruppo di esperti. | ||
