VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 5 - Panel 06: Narrazioni del genere femminile
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Crash in Love: Female Dating Strategy e la costruzione delle rappresentazioni di genere nelle piattaforme digitali 1Università della Calabria, Italia; 2Università degli studi di Messina Questo studio analizza la comunità Female Dating Strategy (FDS), presente su Reddit, come spazio ideologico femminile online, interrogandosi su come tali ambienti digitali trasformino vissuti di vulnerabilità relazionale in narrazioni normative e conflittuali. La ricerca si basa su un’etnografia digitale (Sumiala & Tikka, 2020) del forum e su un’analisi dell’Handbook - un corpus di circa 500 pagine raccolte nel wiki della comunità. L’analisi è stata realizzata mediante codifica tematica assistita da NVivo, finalizzata a individuare pattern ricorrenti, categorie normative e rappresentazioni stereotipiche relative a genere, potere e violenza. L’Handbook di FDS si configura come un dispositivo normativo informale che codifica script comportamentali, standard estetici e strategie relazionali orientate alla costruzione normativa della figura della “High Value Woman” (Kay, 2024). In tale processo, la promessa di empowerment si intreccia con la costruzione di modelli regolativi ed escludenti di femminilità, fondati su presupposti cis-eteronormativi, codici di rispettabilità classista, impliciti standard di bellezza spesso irraggiungibili e logiche neoliberali di auto-ottimizzazione (Gill, 2007). FDS non si limita a offrire uno spazio di confronto tra pari, ma contribuisce a ristrutturare simbolicamente il conflitto di genere, trasformandolo in cornice interpretativa dominante delle relazioni intime contemporanee. L’elaborazione collettiva di rabbia, frustrazione e disillusione affettiva viene così tradotta in un sistema coerente di norme e classificazioni che offre stabilità interpretativa in un contesto percepito come incerto e rischioso (Illouz, 2007). Il contributo mostra inoltre come FDS produca contro-narrazioni sulle relazioni eterosessuali attraverso l’uso selettivo di riferimenti alla psicologia evoluzionista, generalizzazioni statistiche e rappresentazioni moralizzate del maschile come categoria strutturalmente predatoria (Balci et al., 2023). Tali pratiche discorsive contribuiscono alla costruzione di veri e propri regimi di verità alternativi, nei quali il conflitto viene naturalizzato come principio organizzatore delle relazioni intime. Collocando FDS nel più ampio scenario delle subculture digitali, lo studio sostiene che queste comunità funzionino simultaneamente come spazi di protezione simbolica e come arene di definizione e rinegoziazione delle norme di genere. L’analisi consente di interrogare le implicazioni sociali e culturali di tali dispositivi informali nella costruzione di immaginari conflittuali, mostrando come, in un contesto di incertezza relazionale e precarietà affettiva, la crisi venga trasformata in grammatica identitaria e infrastruttura del sé (Foucault, 1992). Crash demografico! Narrazioni del materno e riconfigurazioni di responsabilità sociale Università di Bologna, Italia “Emergenza natalità”, “crisi demografica”, “collasso generazionale”: la denatalità italiana viene sempre più frequentemente inscritta in una grammatica dell’urgenza che la trasforma da fenomeno strutturale di lungo periodo in evento critico che interroga il futuro della collettività nazionale. In questa cornice, la crisi non è solo oggetto di descrizione statistica, ma dispositivo narrativo che produce effetti simbolici e materiali: ridefinisce priorità politiche, orienta appartenenze, riorganizza le responsabilità tra Stato, mercato e famiglie. La natalità diventa così terreno privilegiato di conflitto culturale e di rinegoziazione dei confini tra sfera pubblica e privata. Il contributo analizza il Codice per le Imprese a Sostegno della Maternità, varato nel 2023 dal dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, come dispositivo normativo e comunicativo che mira a riconfigura la governance della riproduzione sociale. Nel Codice, la “procreazione” viene qualificata come bene pubblico primario che le politiche statali possono solo sostenere parzialmente, attribuendo al settore privato un ruolo strategico nella gestione della crisi demografica. L’adesione volontaria delle imprese, articolata in interventi volti alla continuità professionale delle madri, alla tutela della salute e alla flessibilità organizzativa, segnala uno spostamento del baricentro della responsabilità sociale verso forme di governance ibrida, fondate su partenariati e impegni etici più che su diritti esigibili. La ricerca si interroga su come la narrazione della natalità come emergenza contribuisca a riconfigurare la distribuzione delle responsabilità e delle disuguaglianze, e su quali semantiche vengano mobilitate per rappresentare maternità, lavoro e conciliazione. In linea con il tema della call, si assume che le crisi sistemiche operino come metafore organizzatrici capaci di ridefinire i paradigmi culturali ed educativi attraverso cui interpretiamo simboli e pratiche del vivere quotidiano. In questo caso, la crisi demografica attiva un processo di problematizzazione della maternità che oscilla tra valorizzazione simbolica e riproduzione di ruoli normativi. L’analisi si colloca all’intersezione tra sociologia della famiglia, studi sulla cura e teoria della governance. Da un lato, viene ricostruita la genealogia della “doppia presenza” come dispositivo culturale che ha storicamente normato la conciliazione tra lavoro retribuito e lavoro di cura; dall’altro, si interrogano le richieste di pari opportunità avanzate dai movimenti femministi contemporanei, mettendo in luce le tensioni tra emancipazione, valorizzazione della maternità e redistribuzione della cura. Metodologicamente, lo studio combina un’analisi discorsiva dei documenti istituzionali con i dati relativi alle imprese aderenti al Codice e a madri lavoratrici. L’interfaccia tra lavoro e vita familiare viene indagata come spazio di negoziazione dell’agency, ma anche come luogo in cui si manifesta una vulnerabilità strutturale e socialmente costruita. La prima vulnerabilità riguarda la posizione lavorativa: il maternal wall e la motherhood penalty che evidenziano la persistenza di una distribuzione asimmetrica dei costi della riproduzione, a fronte di un frequente child premium paterno. La seconda vulnerabilità concerne i “conflitti di cooperazione” all’interno della coppia genitoriale, laddove l’accesso differenziale alle risorse economiche può ridurre i margini di autonomia decisionale delle madri, esponendole a dinamiche di dipendenza materiale. Alla luce di questi elementi, la crisi demografica emerge non solo come questione quantitativa, ma come arena simbolica in cui si ridefiniscono valori, ruoli e legami. La narrazione dell’“emergenza natalità” contribuisce a trasformare la maternità in luogo di condensazione di ansie collettive e aspettative normative, producendo nuove configurazioni di responsabilità tra Stato, imprese e famiglie. Il contributo mostra come tale processo non sia neutro, ma attraversato da conflitti relativi alla definizione del bene comune, alla distribuzione dei rischi e al riconoscimento dell’agency femminile, offrendo così una prospettiva critica sulla riconfigurazione contemporanea della governance della riproduzione sociale. Leadership femminile e narrazioni della crisi nella serialità contemporanea. Un’analisi comparata di Borgen - Power & Glory e The Diplomat 1Link Campus University, Italia; 2Aarhus University, Denmark Nel corso degli ultimi anni, la serialità televisiva si è progressivamente consolidata come uno dei principali dispositivi culturali attraverso cui la società contemporanea interpreta e rielabora l’esperienza della crisi. In una fase storica descritta in termini di permanent crisis (Reitter & Wellmon, 2021) o di cascade crises (UNRISD, 2022), segnata dalla sovrapposizione di crisi economiche, ambientali, geopolitiche e istituzionali, il racconto seriale si configura come uno spazio privilegiato di rappresentazione delle incertezze collettive. Gli studi sulle narrazioni delle crisi ambientali, e in particolare le cli-fi narratives, hanno evidenziato come l’industria audiovisiva globale contribuisca a rendere visibili questioni politiche e sociali complesse (Saunders, 2021; Kääpä & Vaughan, 2022; Autor*, 2024), favorendo un coinvolgimento dei pubblici rispetto a dinamiche di governance della crisi spesso astratte, o poco accessibili. Le narrazioni seriali non si limitano dunque a rispecchiare vulnerabilità e tensioni, ma partecipano alla costruzione sociale della realtà (Berger & Luckmann, 1966), contribuendo a definire come le crisi vengano culturalmente immaginate, nonché interiorizzate ed elaborate sul piano emotivo. Le crisi degli ultimi decenni hanno reso particolarmente visibile l’intersezione tra gestione dell’emergenza e costruzione sociale delle differenze di genere, mostrando come la leadership in contesti critici sia attraversata da aspettative di ruolo e criteri di valutazione che incidono sui processi di attribuzione di competenza, autorevolezza e legittimità (O’Brien & Piscopo, 2023). Tali dinamiche dialogano con la letteratura sul glass cliff (Ryan et al., 2016), che evidenzia la maggiore probabilità per le donne di accedere a posizioni apicali in situazioni ad alto rischio, e con gli studi che interpretano la crisi come banco di prova politico capace di rivelare vincoli strutturali ma anche di aprire spazi di ridefinizione dell’autorità (Klenke, 2004). Nella serialità contemporanea, questi processi si traducono in configurazioni narrative che mettono alla prova la leadership femminile in contesti di elevata esposizione istituzionale e mediatica, facendo della crisi un dispositivo attraverso cui l’autorità femminile viene costruita, contestata o legittimata (Gjelsvik & Schubart, 2016; Pinedo, 2021; McCabe, 2026). Sulla base di tali premesse, questo studio propone un’analisi comparata di due serie contemporanee incentrate su temi di crisi, Borgen - Power & Glory (Netflix-DR, 2022) e The Diplomat (Netflix, 2023-), interrogando il modo in cui il political drama rappresenta la crisi come esperienza di governo segnata da vulnerabilità e attraversata da dinamiche di genere. In entrambe le serie, le protagoniste si collocano all’intersezione tra emergenze globali e instabilità personali, in contesti in cui capacità decisionale, gestione dell’emotività e tenuta reputazionale sono costantemente rimesse in discussione. Lo studio si articola attorno a due domande di ricerca: 1) in che modo Borgen e The Diplomat costruiscono narrativamente diverse configurazioni della crisi e come viene rappresentata la leadership femminile in tali contesti?; 2) in che modo queste rappresentazioni contribuiscono a ridefinire le cornici culturali dell’autorità femminile, della vulnerabilità e della resilienza nell’attuale scenario di crisi permanente? Dal punto di vista metodologico, lo studio adotta un approccio qualitativo mixed methods (Creswell e Plano Clark, 2018) che combina: media content e paratextual analysis, focalizzata su materiali promozionali e narrazioni giornalistiche, finalizzata a ricostruire i frame attraverso cui crisi e leadership vengono rese pubblicamente significative; narrative analysis, informata dalla crisis communication theory (Coombs & Holladay, 2010), volta a individuare pattern discorsivi ricorrenti relativi alla visibilità della crisi, alle attribuzioni di responsabilità e alla costruzione della legittimità. Dallo studio emerge come le due serie non solo riflettano le tensioni legate alla gestione dell’emergenza, ai processi decisionali e alle dinamiche di legittimazione pubblica, ma contribuiscano a ridefinire le modalità attraverso cui la leadership femminile viene narrativamente costruita, valutata e resa credibile nelle crisi contemporanee. Tutte contro tutte: maternità, affetti e piattaforme nella crisi della cura Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, Italia Questo contributo indaga il ruolo dei social media nella riproduzione delle dinamiche conflittuali tra madri, interrogando il modo in cui le logiche di piattaforma contribuiscono ad articolare, amplificare e sostenere affettivamente le cosiddette mommy wars. Attraverso l’analisi del caso studio del profilo Instagram italiano Mamma Eversiva, la ricerca esamina come le follower percepiscono la conflittualità genitoriale e quali investimenti affettivi orientano la loro partecipazione. L’ipotesi è che, nonostante l’obiettivo esplicito dell’account di superare le contrapposizioni tra modelli di maternità, le dinamiche affettive mobilitate dall’interazione con la piattaforma finiscano per reinscrivere anche le contro-narrazioni nelle stesse logiche oppositive, funzionali a un regime neoliberale fondato sulla gestione individuale della cura. Coniato dai media negli anni Novanta per descrivere la contrapposizione tra madri casalinghe e lavoratrici (Darnton, 1990; Douglas & Michaels, 2004), il termine mommy wars è stato progressivamente esteso fino a includere un’ampia pluralità di tensioni intorno a diversi modelli e pratiche genitoriali (Abetz & Moore, 2016, 2018; Milkie, Pepin, & Denny, 2016). Secondo Abetz e Moore (2018), le mommy wars non sono solo un conflitto mediatico, ma un’ideologia materna – la “maternità combattiva” – che spinge le madri a competere in una logica a somma zero per essere la “mamma migliore”. Questa competizione alimenta pratiche di autoregolazione e automiglioramento che, concentrando l’attenzione sulle scelte individuali, oscurano le carenze strutturali dei servizi e indeboliscono la solidarietà e l’azione collettiva (McRobbie, 2015). In questo scenario, i social media svolgono un ruolo attivo nell’amplificare e riprodurre il conflitto. Da un lato, alimentano la competizione attraverso la circolazione di modelli materni normativi (Petersen, 2023) e logiche di piattaforma che incentivano comparazione e sorveglianza reciproca (Marwick, 2012). Dall’altro, pur offrendo opportunità di autorappresentazione plurali e contro-narrative (Pedersen, 2016), tendono a disperderne il potenziale emancipatorio: gli affetti che tali narrazioni mobilitano, anziché costituire la base per forme di mobilitazione collettiva, vengono trasformati in performance regolate da specifiche “regole del sentire” (Kanai, 2019; Ehrstein, Gill, & Littler, 2020). In questo processo, emozioni come rabbia, frustrazione o senso di inadeguatezza vengono incanalate in economie affettive oppositive, fondate su allineamenti “noi/loro” (Ahmed, 2004), e in forme di riconoscimento identitario che riproducono strutture di privilegio (Jensen, 2013), configurandosi, infine, più come pratiche di self-resilience che come forme di contestazione strutturale (Van Cleaf, 2015). In questa prospettiva, la conflittualità genitoriale online può essere letta non solo come polarizzazione discorsiva, ma come una forma di regolazione affettiva che contribuisce a stabilizzare le contraddizioni della riproduzione sociale nel contesto della crisi contemporanea della cura (Fraser, 2016; Abetz & Moore, 2018). All’interno di questo quadro teorico, la ricerca analizza l’account Mamma Eversiva, che nella mamasfera italiana intende contrastare le “guerre delle mamme” pur operando entro le stesse logiche che le alimentano. Lo studio adotta un approccio qualitativo basato su venti interviste semi-strutturate alle utenti più attive del profilo, selezionate sulla base del numero complessivo di commenti pubblicati nell’ultimo anno. Le interviste mirano a indagare: (1) come le utenti percepiscono e interpretano la conflittualità genitoriale e in che modo la partecipazione al profilo ne ridefinisce il significato; (2) quali motivazioni e investimenti affettivi orientano la partecipazione; (3) come gli affetti mobilitati nella piattaforma producano forme di identificazione e pratiche collettive che riproducono o mettono in tensione le dinamiche delle mommy wars. I materiali saranno successivamente sottoposti a un’analisi tematica (Braun & Clarke, 2021), focalizzata sulla dimensione affettiva e discorsiva delle narrazioni (Lehto, 2022). Ci si attende che l’interazione con Mamma Eversiva generi forme di identificazione ambivalenti che, da un lato, promuovono solidarietà materna e il superamento della conflittualità; dall’altro, tendono a essere riassorbite in logiche di responsabilizzazione individuale, contribuendo a riprodurre le condizioni strutturali che intendono criticare. | ||
