VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 4 - Panel 03: Guerre e conflitti nella mediatizzazione
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Dalla “Cultura dell’Accoglienza” alla “Compassion Fatigue”: Evoluzione del Framing Giornalistico nella Rappresentazione della Crisi dei Rifugiati Ucraini in Germania e in Italia (2022 – 2025) Sapienza Università di Roma, Italia L’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, ha innescato la più ampia crisi di migrazione forzata in Europa dalla Seconda guerra mondiale, sollecitando una risposta istituzionale e sociale senza precedenti. A differenza dei precedenti flussi migratori (Ibáñez Sales, 2023; Prieto-Andrés et al., 2025), l’arrivo dei rifugiati ucraini nei Paesi UE è stato accolto da un’immediata mobilitazione pubblica e istituzionale all’insegna dell’ospitalità. La battaglia delle narrazioni: stampa e social nella guerra russo-ucraina 1Università Mercatorum, Italia; 2Università di Catania 1. Domanda di ricerca Il contributo si basa sull’analisi delle strutture e dei contenuti della comunicazione della guerra tra Russia e Ucraina, con riferimento a quattro quotidiani nazionali nella versione online, Corriere della Sera e La Repubblica, Il Fatto Quotidiano e Libero, e ai commenti degli utenti di X (Twitter) e BlueSky. Il lavoro ha l’obiettivo di ricostruire il linguaggio e le principali cornici delle notizie sulla guerra, distinguendone l’uso in ambito giornalistico e nelle piattaforme social, e comprendere l’opinione degli italiani sulla guerra L’analisi copre il primo anno di conflitto, dal 24 febbraio 2022 al 24 febbraio 2023, e si concentra successivamente sui momenti di picco della copertura mediatica del 2023, 2024, 2025. 2. Quadro metodologico Il lavoro si sviluppa in due fasi: la prima relativa alle notizie sui quotidiani, la seconda riguardante i commenti sui social. L’approccio metodologico è il trade d’union, in quanto attraverso l’analisi automatica dei contenuti è stato possibile confrontare narrazioni e stile comunicativo. Al fine di comprendere le rappresentazioni della guerra sulla stampa, si è scelto di concentrarsi sui titoli delle notizie, oggetto di attenzione di numerose ricerche (tra gli altri Van Dijk 1988, 2008, Reis et al. 2015), in virtù della loro capacità di catturare l’attenzione attraverso il linguaggio, generalmente diretto e chiaro, capace di racchiudere in sintesi il contenuto dell’articolo. La selezione di X per ricostruire le opinioni degli utenti è stata motivata dal suo specifico utilizzo in ambito giornalistico e, più in generale, dal ruolo svolto dalle piattaforme social nella guerra dell’informazione relativa all’invasione dell’Ucraina e all’evoluzione del conflitto (Che, Ferrara 2022). Inoltre, ha consentito di cogliere opinioni e atteggiamenti rispetto alle notizie diffuse dai quotidiani selezionati, in coerenza con la prima analisi. A partire dal 2023, X è stato integrato con l’analisi di BlueSky, a causa dei cambiamenti nelle politiche della piattaforma e della ridefinizione della sua base di utenti dopo l’acquisizione da parte di Musk (con conseguenze anche sull’accesso ai dati). In entrambi i casi, l’ACA ha preso avvio dalla ricostruzione del dizionario prevalente e dalla selezione delle parole chiave su cui sono state effettuate ulteriori elaborazioni, individuando cluster tematici e narrazioni. 3. Risultati e conclusioni Dall’analisi emerge che i quotidiani si sono contraddistinti per una netta presa di posizione rispetto alle responsabilità degli attori coinvolti, denunciando da subito ciò che stava avvenendo, a fronte dell’atteggiamento negazionista e repressivo delle autorità russe (Lami 2022). Il ruolo dell’Europa è chiaramente definito con riguardo al supporto all’Ucraina, alla risoluzione del conflitto e alla questione energetica. Meno forte, ma significativo, il riferimento all’Italia, prevalentemente associato alla dipendenza energetica da altri paesi e alle difficoltà delle famiglie e delle imprese, al tema delle armi in difesa dei territori ucraini e alle diverse posizioni dei partiti. I richiami alla risoluzione del conflitto sono numerosi e legati alle notizie sui cortei nelle piazze italiane ed europee, ai ripetuti appelli di Papa Francesco e al ruolo dell’Onu. I titoli ruotano attorno a quattro gruppi tematici che, in ordine di importanza, sono: “escalation”, “fronte”, “negoziati”, economia”. Per quanto riguarda i social, il dibattito è maggiormente polarizzato su due posizioni: filo ucraina versus filorussa, con un peso maggiore di quest’ultima nei cluster complottisti e negazionisti, assenti sui quotidiani. Si riscontra, inoltre, un parallelo tra stampa e social nell’orientamento alla personalizzazione del conflitto, come testimoniano i continui rimandi a Putin e a Zelensky. In conclusione, rispetto al contesto territoriale, nei quotidiani prevale il riferimento alle aree colpite, mentre sui social è prioritario l’ambito prossimale degli utenti. In entrambi i casi emergono i timori per un conflitto più ampio e/o per i danni economici delle sanzioni governative. Pluralità dei saperi e ruolo dell’Intellighèntsia nelle narrazioni dei conflitti. Una ricerca in due talkshow televisivi Politecnico di Torino, Italia “Nel 2025, il mondo continua a essere segnato da numerosi conflitti armati, molti dei quali silenziosi agli occhi dell’opinione pubblica, ma devastanti per le popolazioni coinvolte” (Oxfam Italia 2025). In questi contesti già densi di complessità, soprattutto per il pubblico non esperto, i media, i talk show, le tecnologie contribuiscono a creare una specifica narrazione e a gestire i conflitti in un modo piuttosto che in un altro nella sfera pubblica. La comunicazione, le parole, i toni utilizzati assumono un ruolo cruciale nel raccontare gli eventi, diventando uno strumento fondamentale per chi viene osservato e per chi osserva. I saperi e le notizie diffuse da diversi mezzi di comunicazione, tra l’altro, contribuiscono a creare una molteplicità di informazioni e narrazioni che ora si intrecciano ora si scontrano, spesso alimentando una confusione già presente nel pubblico meno informato. In questo contesto, l’Intellighèntsia, definita da Mannheim come colei che, grazie alla sua educazione, sarebbe in grado di accompagnare la società ponendosi in una prospettiva aperta e capace di influenzare il mutamento sociale, può rappresentare una guida preziosa durante le “svolte brusche”. Tale ruolo, però, necessita di specifiche competenze comunicative per evitare di generare incomprensioni nella comunicazione pubblica oppure asimmetrie di potere tra intellettuali specialisti/e e pubblico. Ma qual è effettivamente il ruolo ricoperto dagli/dalle intellettuali? Cosa emerge quando contribuiscono al confronto tra analisi della realtà e complessità dei saperi? Queste le domande alle quali si è cercato di rispondere in una ricerca condotta nel 2023. A partire dalla medesima ricerca, e collocandosi all’interno di alcune categorie concettuali della sociologia della conoscenza, il presente contributo si propone di presentare alcuni dei risultati emersi. Ci si è avvalsi di una metodologia qualitativa e si è, dunque, svolta una analisi dei contenuti su due talk show televisivi - DiMartedì e Cartabianca - prendendo in considerazione due periodi di tempo particolarmente rilevanti negli ultimi anni: il primo periodo di lockdown (marzo-giugno 2020) e il primo periodo della guerra Ucraina-Russia (febbraio-maggio 2022). L’obiettivo è stato quello di osservare la presenza o meno di intellettuali nelle trasmissioni, il ruolo che è emerso nel rapporto tra pluralità e conoscenza e la narrazione offerta al pubblico. Volendo dare continuità alla ricerca, si sono analizzati anche alcuni periodi temporali successivi con l’obiettivo di comprendere come i due talk show televisivi hanno portato avanti la narrazione della guerra Ucraina-Russia in alcuni momenti salienti, e hanno contribuito al racconto di nuovi conflitti esplosi nel tempo. Si è, dunque, preso in considerazione anche il conflitto Israele-Hamar, o Guerra di Gaza, scoppiato nell’ottobre del 2023. Anche in questo caso si è analizzato il periodo iniziale (ottobre 2023-febbraio 2024) e altri momenti salienti cercando di rispondere alle stesse domande di ricerca e di comparare le figure degli/delle Intellettuali. Anticipando alcuni risultati della ricerca, nell’analisi dei due talkshow emergono diversi ruoli che gli/le intellettuali assumono nello spazio pubblico, nella divulgazione scientifica e nell’argomentazione critica. In tutti gli eventi e i periodi considerati, tendenzialmente si è osservata la presenza di due categorie di intellettuali “specialisti/e” e “critici/critiche” attenti alla chiarezza del contenuto e aperti al confronto dialogico seppur in maniera differente nei due talk show considerati. Il format utilizzato, dunque, incide sulla modalità con cui gli/le intellettuali presenti svolgono il loro ruolo. In particolare, quelli che abbiamo individuato come intellettuali “critici/critiche” rischiano di cadere nel ruolo di “giullare” diventando un bersaglio su cui gli altri ospiti si concentrano. In altri casi riescono invece a svolgere un ruolo di mediatore, assumono infatti quel ruolo di interprete che può stabilire una comunicazione tra gruppi che utilizzano linguaggi diversi. ISOLE DI GUERRA, La teleologia mediatica del conflitto negli anniversari bellici: il caso Malvinas/Falkland (1982-2022) Sapienza Università di Roma, Italia La costruzione delle cornici di senso (framing) nel discorso giornalistico rappresenta un processo di selezione e messa in rilievo di aspetti specifici della realtà, finalizzato a promuovere una particolare definizione del problema o un'interpretazione causale (Entman, 1993). Nel contesto degli anniversari dei conflitti, tale processo si intensifica: i media operano una "rifrazione" del passato, trasformando la ricorrenza in un dispositivo di significazione che agisce sulla sensibilità collettiva (Goffman, 1974). Secondo la prospettiva di Halbwachs (1950/1997), la memoria non è un mero deposito di fatti, ma una ricostruzione sociale che risponde alle esigenze del presente; in tal senso, il giornalismo di ricorrenza non si limita a commemorare, ma stabilisce una connessione teleologica tra l'evento bellico storico e le tensioni geopolitiche attuali. Gli anniversari diventano così "luoghi di memoria" mediali (Nora, 1984) dove il frame narrativo orienta la percezione del pubblico, oscillando tra la legittimazione dell'identità nazionale e la riflessione etica sul trauma, condizionando profondamente la ricezione del conflitto nel dibattito pubblico contemporaneo. | ||
