VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 3 - Panel 07: Traumi culturali e memoria delle catastrofi
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Delayed Digital Disaster Memory: narrazioni e rinegoziazioni del terremoto del Friuli del 1976 cinquant’anni dopo Università degli Studi di Udine, Italia I disastri naturali producono traumi collettivi la cui elaborazione non si esaurisce nel momento dell’evento, ma si prolunga nel tempo attraverso pratiche culturali, narrative e commemorative (Halbwachs, 1950; Tierney, 2019). Il presente contributo indaga come, a cinquant’anni di distanza, la memoria del terremoto del Friuli del 1976, uno degli eventi sismici più devastanti della storia italiana del Novecento, non si sia cristallizzata in un archivio statico, ma venga riattivata, negoziata e rielaborata sui social media, configurandosi come un processo continuo di ricomposizione simbolica di un trauma comunitario. Fondato nel dibattito sulla mediatizzazione della memoria e sulle pratiche di memoria digitale (Hoskins, 2017; Pentzold, 2009; Van Dijck, 2007), lo studio esamina in che modo le piattaforme digitali rendano possibili forme differite di ricordo collettivo e quali contenuti, temporalità e posizioni soggettive emergano sotto forma di frame narrativi contemporanei. In particolare, si analizza come uno spazio digitale vernacolare possa dare vita a forme di ricordo differite nel tempo, attivando dinamiche che intersecano identità individuale, appartenenza comunitaria e memoria dei luoghi (Kaun & Stiernstedt, 2014; Mandolessi, 2023; Pentzold, 2009). La ricerca analizza l’attività del gruppo pubblico di Facebook “Terremoto Friuli 6 maggio 1976” (8.561 membri), combinando analisi tematica qualitativa, analisi temporale e analisi interazionale dei commenti. Il corpus comprende la totalità dei post (N = 2.467) pubblicati tra il 2009, anno di creazione del gruppo, e il 2025, e permette di osservare, in un arco temporale relativamente lungo, come una comunità colpita da una crisi sistemica costruisca e mantenga nel tempo la propria narrazione del trauma, al di fuori dei canali istituzionali e dei media mainstream. I risultati mostrano che il gruppo funziona come uno spazio affettivo e memoriale articolato in particolare attorno a tre dimensioni: (1) Testimonianze autobiografiche: Il cuore del gruppo è costituito dal racconto in prima persona. I post ricostruiscono con estrema precisione sensoriale l’istante della scossa, rivendicando un’autorità basata sul “vissuto” che si contrappone spesso alle narrazioni istituzionali, talvolta percepite come distanti o eccessivamente formalizzate; (2) Riconoscimento comunitario e memoria dei luoghi: Il gruppo funge da archivio visivo dove il confronto tra il “com’era” e il “com’è” attiva riflessioni sulla ricostruzione. Questa pratica non è solo nostalgica, ma serve a riaffermare l’identità territoriale (il cosiddetto “Modello Friuli”, che funge da ancoraggio valoriale) in risposta alle crisi del presente; (3) Meta-riflessività: Si osserva un discorso esplicito sulla necessità di “non dimenticare”, che configura il gruppo come un dispositivo di resistenza all’oblio. Queste pratiche, pur presenti in modo costante, emergono con particolare intensità in corrispondenza delle ricorrenze anniversarie. A partire da questi risultati, il contributo propone il concetto di “delayed digital disaster memory” per descrivere una forma di memoria digitale caratterizzata da tre tratti distintivi: latenza temporale (la capacità delle piattaforme di riportare in superficie memorie sedimentate dopo decenni); agency narrativa (il ruolo attivo degli utenti nel riscrivere il significato collettivo del disastro); apertura dialogica (la natura fluida del ricordo, che si rigenera nel commento e nell’interazione). Etna vs. La Palma: Framing, emotional narratives and territorial identity in the communication of volcanic crises 1Università degli Studi di Catania, Italia; 2Universidad de Alcalá (UAH; 3Universidad de Alcalá (UAH Volcanic eruptions are not only environmental emergencies but also communicative events through which cultural meanings, territorial identities, and forms of collective memory are negotiated. This paper comparatively explores the media communication of the eruptions of Monte Etna (Italy) and Volcán de La Palma (Spain), approaching these events as moments in which natural risk intersects with processes of cultural interpretation and heritage construction. (De)costruire la crisi: riflessioni sulla società dell’incertezza tra ipernormalizzazione del rischio e compassion fatigue nelle arene discorsive di Reddit Università La Sapienza di Roma, Italia L’attuale ecosistema comunicativo mediatizzato (Couldry & Hepp, 2018; Hepp, 2022; Kissas, 2024) investe una molteplicità di domini sociali, agendo non solo sulla riproduzione del reale entro determinate coordinate culturali, ma anche sulla produzione di nuove forme di realtà che concorrono alla gestazione di un immaginario collettivo sempre più frammentato (Micalizzi, 2025). L’emersione di media algoritmici generativi e di inedite categorie di AI-generated content (Cao et al., 2025) coinvolge ricorsivamente differenziate figurazioni di utenti (Beer, 2022; Hepp & Hasebrink, 2018), ridefinendo le modalità attraverso cui questi valutano la verosimiglianza degli input informativi ricevuti contestualizzandoli entro specifiche cornici di rilevanza (Gamage et al., 2025). Rapportando tale scenario all’idea di società dell’incertezza e alla sua possibile traduzione in molteplici livelli di rischio percepito considerando le molteplici forme di infodemia caratterizzanti il mediascape contemporaneo (Giddens, 1991; Beck, 1992; Bauman, 1998; Mythen, 2022; Zinn, 2023), risulta problematico ricostruire il repertorio di strategie attraverso cui gli individui recepiscono e riflettono sulle crisi globali e su come queste vengono raccontate dai media tradizionali e digitali. Tale complessità si acuisce considerando come la filiera produttiva dell’informazione sia progressivamente gravata da disordini interni e dalla proliferazione di contenuti informativi non ufficiali e mendaci che ne rendono precaria la funzione epistemica (Wardle & Derakhshan, 2017 Egelhofer et al., 2022; Durodolu & Osedo, 2025). Risulta altresì rilevante come la circolazione di contenuti disinformativi in contesti di crisi geopolitica agisca da dispositivo affettivo capace di abbassare la motivazione all’azione civica giungendo ad un più evidente disimpegno dalla sfera pubblica (Serrano-Puche, 2021; Altay et al., 2023) In questo senso, il contributo intende esplorare come due specifici fenomeni, l’ipernormalizzazione del rischio e la compassion fatigue, siano esperiti e collettivamente negoziati dagli utenti sottoposti agli effetti entropici dell’overload informativo (Bhowmik, 2025). Il primo, ripreso dalla lettura che Curtis (2016) ha offerto della contemporaneità occidentale descrive il processo con cui la reiterazione massiccia di eventi destabilizzanti induce una progressiva normalizzazione della crisi e dell’emergenza, erodendo la capacità di immaginare alternative e producendo forme di estetizzazione che neutralizzano l’urgenza anche politica del momento critico. Il secondo consiste invece nella risposta adattiva all’esposizione prolungata a contenuti traumatici fruiti digitalmente, implicando processi di dissociazione empatica e ritiro da qualsiasi forma di partecipazione e attivismo (Figley, 1995; Kinnvall & Mitzen, 2022, Toff & Nielsen, 2022; Saha et al., 2023). Sul piano metodologico, lo studio adotta un approccio qualitativo basato sull’osservazione etnografica digitale non partecipante (Hine, 2000; Pink et al., 2015; Kozinets & Gretzel, 2025) e sull’analisi del contenuto (Krippendorff, 2018) di tre specifiche community di Reddit ad alta densità discorsiva (Luthar & Črnič, 2017; Fu et al., 2023), r/Ethics, r/SeriousConversation e r/Collapse, accomunate da un particolare accento verso il dibattito su notizie di attualità geopolitica e questioni emergenziali di vario genere. I risultati preliminari mostrano come, in controtendenza rispetto alle dinamiche di chiusura e di riluttanza verso eventi critici ed emergenziali, gli utenti attivino, nei thread e nei relativi commenti, momenti di dibattito orientati a riattivare la capacità critica di lettura del presente, di riconoscimento e di mobilitazione verso la crisi. Attraverso pratiche di fact-checking collettivo, costruzione condivisa di nuovi frame interpretativi e mantenimento di un clima di discussione costruttivo, le community analizzate operano come vettoridi resistenza rispetto agli effetti di compassion fatigue e di ipernormalizzazione dell’incertezza. | ||
