VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Sessione 3 - Panel 05: IA e istituzioni
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Educati, profilati e invisibili. Carceralizzazione digitale e profilazione lavorativa nell'era dell'intelligenza artificiale Università di Ferrara, Italia L’introduzione dei sistemi di intelligenza artificiale nei servizi di educazione professionale per il reintegro sociale di detenuti ed ex-detenuti apre il dibattito ad un universo di tensioni ancora profondamente inesplorate. Se buona parte del dibattito sulle ingerenze socio-politiche di discriminazione e marginalizzazione degli algoritmi è fino ad ora concentrato sui bias algoritmici (Bender et al. 2021) e la fairness dei problemi di rappresentatività sociale che ne derivano per il carcere (O’Neil 2016), esiste una tensione ancora poco discussa riguardo ad un problema di carattere ontologico: cosa produce (o riproduce) sul piano identitario la costruzione di un profilo digitale finalizzato al reintegro sociale attraverso l’educazione professionale? Questo contributo propone di affrontare tale questione attraverso il concetto di carceralizzazione digitale inteso come un “doppio digitale” (Haggerty e Ericson 2005), ovvero un’identità digitalmente mediata, autonoma, costruita a partire da tracce di dati e che retroagisce sul soggetto reale. Tale concetto è però operativizzato attraverso la profilazione lavorativa intesa come un concetto teorico in cui si incarna digitalmente una specifica logica istituzionale che produce una soggetto stigmatizzato. L’ex detenuto, come oggetto del trattamento riabilitativo, è etichettato come un individuo socialmente e moralmente “in prova” e che deve ancora riscattarsi, ma non può che agire se non mediatamente ad una struttura amministrativa che parla per lui in una dimensione di asimmetria comunicativa, riproponendo le tensioni esistenti tra retorica riabilitativa e pratica custodialista come funzione latente del sistema carcerario (Melossi e Pavarini 1977). In questo quadro teorico, l’IA, letta come tecnologia sociotecnica reticolare (Latour 2005), interviene a più livelli come amplificatore di un regime di invisibilizzazione strutturale e algoritmico, rendendo però possibile uno studio trasversale attraverso un confronto diretto con documentazione istituzionale, materiali formativi e comunicazioni tra enti, anche in un momento storico in cui essa, in Italia, non è ancora coinvolta attivamente. Centrale è l’idea che la carceralizzazione digitale non sia un effetto intenzionale, né necessariamente il prodotto di un algoritmo malfunzionante, ma un conseguenza strutturale del perdurare di una logica di profilazione in un contesto istituzionale in cui l’identità del soggetto è già stata giuridicamente definita come deviante e la cui risocializzazione avviene attraverso una specifica visione moralistica del lavoro. Nella sociologia del carcere, la nozione di carcerazione digitale (digital prison) non è nuova e affonda le radici in approcci critici alle procedure di esecuzione penale esterna nate negli anni ’90 come soluzione per aumentare la capacità del carcere statunitensi (Martin 2025; La Vigne et al. 2009), da cui è emerso un filone di studi che affronta le conseguenze di strategie di implementazione tecnologica finalizzate al controllo (Garland 2001), di cui l’automatizzazione tecnologica è solo un potenziamento di questa logica (Sun 2022). È stato però l’avvento dell’IA e la sua multifunzionalità a inaugurare una nuova corrente di studi che indaga la dicotomia propria dell’istituzione carceraria come dimensione di ricerca prettamente sociologica sulle smart prisons (Poulakka 2025) e sul prison media complex (Kaun e Stiernsted 2023). Un dibattito che anche in Europa si è centrato sulle varie opportunità offerte dalle IA (Fedorczyk 2024), riproblematizzando strategie di riabilitazione sociale (Treleaven e Brown 2025) e promuovono l’efficacia di strategie manageriali e di governance che facilitano la comunicazione tra i vari relè dell’esecuzione penale per snellire il lavoro del personale penitenziario e creare un ambiente più umano per i detenuti (Knight e Van De Steene 2017). Adottando una prospettiva teorica che non intende negare i potenziali benefici dell'IA nella personalizzazione dei servizi, ma interrogarne le condizioni simboliche e comunicative, questo contributo teorico è inteso come un modo per costruire un framework analitico efficace per leggere una transizione che, quando investirà l’Italia, verrà affrontata con strumenti critici adeguati. “Crash” nei percorsi di digitalizzazione della PA e vulnerabilità della comunicazione pubblica: le pratiche di adozione di un digital workplace a livello comunale. Università degli studi Carlo Bo Urbino, Italia In un’epoca segnata da crisi sistemiche e da una crescente frammentazione dei legami sociali, la Pubblica Amministrazione affronta una transizione digitale che impatta significativamente su servizi e modelli di governance (Ducci, 2017; Lovari & Ducci, 2022). L'accelerazione post-pandemia nell'uso delle tecnologie (Faccioli et al., 2020; Boccia Artieri, 2023; ForumPA, 2025) ha reso la comunicazione pubblica un pilastro strategico per la fiducia istituzionale (Oliveira & Gonçalves, 2023; Comunello et al., 2023) e la tutela democratica (OECD 2021, 2024). Tuttavia, nell'attuale ecosistema mediale ibrido (Jenkins, 2006), l'integrazione di strumenti tradizionali, digitali e IA (Desouza et al., 2020) presenta una natura ambivalente: se da un lato consente di promuovere partecipazione, trasparenza e accountability (Canel & Luoma-aho, 2019; Ducci et al., 2021), dall'altro implica che processi quali polarization e information disorder rendono vulnerabile la comunicazione della Pubblica Amministrazione (Bessières, 2018, 2024). Per potere gestire tali vulnerabilità e governare la transizione digitale anziché subirla, l'adozione di tecnologie si dovrebbe integrare virtuosamente con nuove pratiche organizzative e di gestione del “capitale umano” (Macnamara, 2024). Nella comunicazione interna, le tecnologie possono stimolare motivazione e partecipazione (Invernizzi, 2000; Mazzei, 2018; Beniušis, 2023), creando valore pubblico (Twizeyimana & Andersson, 2019) attraverso la cura delle dimensioni relazionali ed emotive, dovendo però affrontare nuove sfide ed eventuali resistenze. Adottando una prospettiva sociomateriale (Orlikowski, 2007; Leonardi et al., 2012), si considera come inseparabili socialità e materialità nei contesti organizzativi, superando la distinzione tradizionale tra tecnologia, lavoro e organizzazione come nettamente (Plesner & Husted, 2022). Con questo approccio è stata condotta una ricerca che riguarda l'adozione di un digital workplace nel Comune di Santarcangelo di Romagna, un esempio significativo di comune di piccole dimensioni, destinatario di fondi europei PNRR. La ricerca si è posta l’obiettivo di monitorare l’adozione di questo strumento all’interno dell’ente per rilevare l’eventuale creazione di valore pubblico, attraverso l’analisi delle pratiche comunicative interne e del ruolo svolto dai comunicatori pubblici indagando anche come la digitalizzazione possa far emergere o mediare conflittualità latenti tra i dipendenti. La ricerca è stata condotta tra luglio 2024 e ottobre 2025, con un approccio mixed methods (Krippendorff, 2018), ed è articolata in due fasi. Nella prima fase (luglio-dicembre 2024), di natura quantitativa, è stata analizzata l’architettura digitale della piattaforma monitorando l’attività e l’utilizzo da parte dei dipendenti (quantità e tipi di contenuto). Nella seconda fase (gennaio-ottobre 2025), sulla base dei risultati emersi nella prima fase, sono state condotte interviste semi-strutturate (’uso di una check-list) con il fornitore e con dieci dipendenti del Comune che svolgono un ruolo chiave nella transizione digitale, integrate da un focus group con dipendenti di vari livelli organizzativi. I risultati della ricerca mostrano un’accoglienza generalmente positiva del digital workplace tra il personale coinvolto, che lo percepisce come uno strumento semplice che facilita la collaborazione e lo scambio di informazioni tra i dipendenti. Se il percorso di introduzione della piattaforma, guidato dall'Ufficio Comunicazione, è stato percepito in gran parte in modo positivo, permangono alcune sue vulnerabilità, legate, ad esempio, al fatto che l'adozione dello strumento non risulta omogenea tra i vari uffici e chi ha meno familiarità con il digitale riscontra difficoltà d'uso. Mentre le funzioni del workplace riguardanti le pratiche lavorative sono apprezzate, gli spazi più relazionali restano poco utilizzati o sottovalutati. Per completare il processo, emerge quindi la necessità di una formazione specifica per i dipendenti. Lo studio, pur presentando i limiti legati alla natura del caso singolo (risultati non generalizzabili), ha consentito di far emergere riflessioni utili per la formulazione di ipotesi di ricerca per l’analisi di altre municipalità di piccole dimensioni, nel contesto italiano ed europeo utili per interpretare e attraversare le conflittualità contemporanee nel settore pubblico. L’illusione della neutralità algoritmica: analisi semiotico-sociologica del pregiudizio ideologico dei LLM System nella narrazione mediatico-politica Università degli Studi di Napoli "Suor Orsola Benincasa", Italia L'impiego crescente dei Large Language Models (LLM) come fonti primarie di informazione solleva interrogativi cruciali sulla loro potenziale influenza nella comprensione di eventi geopolitici complessi. La letteratura accademica internazionale ha ampiamente documentato come le architetture di intelligenza artificiale generativa possano incorporare e riprodurre specifiche visioni del mondo, manifestando orientamenti valoriali che inficiano l'ideale di neutralità tecnologica (Motoki, Neto, & Alves, 2024; Santurkar et al., 2023). Inserendosi pienamente nella sezione tematica del convegno relativa a informazione, piattaforme e post-verità nei conflitti, con particolare attenzione all'uso di sistemi intelligenti nella costruzione di narrazioni fuorvianti e nella modulazione del consenso, il presente contributo si pone l'obiettivo di indagare le dinamiche di mediazione algoritmica applicate a temi divisivi. La domanda di ricerca principale intende comprendere se e in che misura la modalità di lettura e interpretazione di azioni propagandistiche su temi politici rilevanti da parte dei LLM sia soggetta a forme di pregiudizio ideologico, e se quest’ultimo si manifesti in maniera palese o latente. Per rispondere a tale interrogativo, lo studio propone un'indagine empirica condotta su cinque tra i più diffusi sistemi LLM a livello globale, sviluppati in contesti geopolitici e aziendali differenti: OpenAI ChatGPT, Google Gemini, Anthropic Claude Opus, DeepSeek-R1 e YandexGPT. Il caso di studio selezionato prende avvio da un'investigazione sulla comunicazione istituzionale e propagandistica israeliana relativa ai progetti di ricostruzione della Striscia di Gaza successiva all’occupazione avviata dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Dal punto di vista metodologico, la ricerca adotta un approccio qualitativo di natura semiotico-linguistica e di stampo sociologico. È stato appositamente costruito un set di investigazione strutturato e oggettivo, somministrato in modo identico ai cinque modelli. L'analisi si è concentrata su due dimensioni analitiche principali destinate a valutare eventuali bias interpretativi: la modalità di formulazione sintattica e lessicale della risposta e le linee di suggerimento proposte autonomamente dagli algoritmi. I risultati dell'indagine evidenziano orientamenti e gradi differenti di lettura e interpretazione tra i vari sistemi, confermando l'ipotesi di una pluralità di approcci dipendenti dall'addestramento dei modelli. In particolare, la ricerca fa emergere forme non sempre palesi di pregiudizio ideologico, svelando come i meccanismi di sintesi e di suggerimento possano fungere da vettori di posizionamento politico. In conclusione, lo studio dimostra che, qualora interrogati su questioni fortemente polarizzate, gli LLM possono nascondere e veicolare bias interpretativi, assecondando o mitigando specifiche narrazioni. Ne consegue la necessità, supportata dalla letteratura scientifica, di approcciare queste tecnologie con estrema cautela critica, riconoscendone il ruolo attivo nella modulazione del consenso e nella complessa ecologia dell'informazione contemporanea. Le PA italiane tra GenAI e Agentic AI: conflitti e pratiche emergenti dal media coverage e nelle percezioni degli RTD regionali 1Università di Cagliari, Italia; 2Sapienza Università di Roma Le tecnologie di Intelligenza Artificiale, in particolare l’IA generativa e l’IA agentica (Abendroth Dias et al. 2025), si distinguono per la loro discontinuità con le precedenti innovazioni tecnologiche. Tali sistemi, infatti, hanno la capacità di incidere sull’ambiente circostante in modo estremamente più pervasivo rispetto alle altre “bolle tecnologiche” del passato (Floridi, 2025). Questo impatto - o crash - coinvolge anche le istituzioni pubbliche. L’OCSE (2025) sottolinea l’importanza trasformativa dell’IA nel “rimodellare” governi e società, ad un ritmo senza precedenti. In un quadro globale di incertezza e polarizzazione (WEF, 2026), le istituzioni - in particolare nel contesto dell’UE (Belluati et al., 2025) - sono chiamate a cogliere i benefici dell’IA, mitigare i rischi ed i fattori negativi (Lovari & Brescia, 2025), studiare nuovi modelli di interazione tra esseri umani e IA in ambito pubblico, gestire fiducia e legittimità delle istituzioni in questo scenario (OCSE, 2025). Nelle PA italiane, l’adozione dell’IA risulta ancora frammentata: secondo i dati di una recente indagine nazionale condotta dall’AgID (2025) che ha coinvolto 108 enti pubblici, si riscontra che solo 45 di questi hanno dichiarato di aver avviato sperimentazioni di IA. L’adozione ha prevalentemente riguardato il miglioramento dei servizi, lo sviluppo di chatbot istituzionali e assistenti virtuali per implementare nuove forme di dialogo con i cittadini e una migliore pianificazione delle politiche pubbliche (FPA, 2025). Questa transizione porta con sé inevitabili questioni legate alla trasparenza, l’accountability e la responsabilità delle istituzioni (Andrada et al., 2023). L’opacità algoritmica, la manipolazione dei contenuti e la difficoltà nel distinguere ciò che è prodotto dall’essere umano da quanto viene generato dall’IA rischiano infatti di creare aree decisionali sottratte al controllo democratico, alimentando incertezza e sfiducia verso le istituzioni. In questo scenario, il presente contributo intende esplorare le pratiche emergenti da parte delle PA italiane nell’adozione e integrazione delle tecnologie di IA, oltre al modo in cui tali strumenti stiano ridefinendo le modalità di interazione tra istituzioni e cittadini. In particolare, la ricerca è organizzata attorno a due distinti step. Il primo, già svolto tra gennaio e febbraio 2026, intende cogliere le percezioni dei Responsabili della transizione digitale delle regioni attraverso interviste semistrutturate a tali figure di vertice delle amministrazioni. Il secondo, che verrà realizzato tra marzo e giugno, riguarda un’analisi dei frame sul media coverage nazionale (532 articoli nel 2025; 472 nel 2024) tratto dalle seguenti testate: Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Giornale, L’Espresso, Panorama, Il Sole24Ore. L’obiettivo dell’integrazione tra interviste e analisi del media coverage è esplorare opportunità e rischi dell’IA - generativa e agentica - mettendo in relazione pratiche e rappresentazioni, verificando come le narrazioni sull’IA nelle PA - che contribuiscono a orientare l’opinione pubblica e il clima istituzionale (West, 2005) - si riflettano (o meno) nelle scelte operative, nelle percezioni di rischio e nelle strategie di implementazione adottate dai decisori regionali, come avvenne anche nel caso dei social media istituzionali (Lovari, 2013). I risultati preliminari mostrano una copertura mediale polarizzata, oscillante tra enfasi trasformativa e timori di opacità e perdita di controllo democratico. Tuttavia, prevale la cornice della “transizione inevitabile” (Tacheva et al., 2025), più che un allarmismo centrato sulla sostenibilità sociale. Emergono casi di implementazione presentati come buone pratiche, che fungono da repertori simbolici di legittimazione per l’azione pubblica. Le interviste evidenziano una tensione tra spinta innovativa e bisogno di presidio umano nei processi decisionali, con richiami espliciti a trasparenza, accountability e partecipazione (Floridi, 2018). Nella società dell’incertezza, segnata da crisi sistemiche che amplificano conflitti e vulnerabilità, l’IA nella PA non è solo infrastruttura tecnica (Couldry & Hepp, 2017), ma dispositivo narrativo e politico che contribuisce a ridefinire gerarchie di valore e confini della convivenza. | ||
