VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 3 - Panel 04: Trasformazioni dell'attivismo
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Crisi dell’ordine specista e nuove narrazioni digitali. Una ricerca sulla comunicazione dei santuari per animali in Italia 1Sapienza Università di Roma, Italia; 2LUMSA Università, Roma, Italia Nelle società contemporanee, le lotte per la giustizia sociale sono sempre più mediate da piattaforme digitali, narrazioni visive e pratiche discorsive online che contribuiscono a plasmare l’immaginario collettivo. In un contesto segnato da crisi sistemiche e da conflittualità diffuse — tra modelli familiari tradizionali e nuove forme di convivenza, tra logiche di sfruttamento economico e sensibilità etiche emergenti — le rappresentazioni non si limitano a descrivere le fratture del presente, ma partecipano attivamente alla loro produzione e trasformazione. Se questi processi sono stati ampiamente analizzati con riferimento a soggetti e identità umane, la costruzione comunicativa degli animali non umani come soggetti morali e politici rimane ancora poco esplorata. Il rapporto uomo–animale intercetta infatti uno dei campi di tensione centrali della contemporaneità, quello tra natura e cultura, e mette in discussione gerarchie di valore radicate nell’ordine sociale antropocentrico. In questo quadro, il contributo assume come oggetto di studio i santuari per animali, intesi non soltanto come luoghi fisici di accoglienza per animali salvati dall’allevamento o dal macello, feriti o sottratti a condizioni di sfruttamento, ma come spazi simbolici in cui si articola una critica esplicita all’ordine specista dominante. Già nel loro nome, i santuari evocano un lessico di pace e protezione che, tuttavia, implica una presa di posizione conflittuale rispetto alle gerarchie antropocentriche esistenti. Attraverso le loro pratiche comunicative, essi propongono gli animali come nuove identità politiche e la convivenza interspecie come modello alternativo di organizzazione sociale. Radicandosi nel dialogo tra studi critici sugli animali e media studies, il contributo concettualizza i santuari come arene comunicative in cui vengono prodotte, negoziate e diffuse rappresentazioni alternative delle relazioni interspecie. La comunicazione digitale e visiva svolge un ruolo cruciale nel mettere in discussione i modelli dominanti e nell’articolare un’etica della convivenza emergente. Empiricamente, la ricerca si basa su un’analisi qualitativa dei contenuti digitali di 66 santuari per animali attivi in Italia e dotati di uno spazio online (siti web e profili istituzionali), individuati attraverso un’indagine esplorativa sull’intero territorio nazionale. Il corpus comprende mission e vision, carte dei valori, parole chiave, elementi di identità visiva e materiali iconografici pubblicati sui siti ufficiali. Attraverso un’analisi tematica, lo studio identifica cornici narrative ricorrenti e strategie discorsive che costruiscono gli animali come soggetti dotati di dignità, agency e diritti, ridefinendo parallelamente il ruolo umano da dominatore a partner relazionale e caregiver. I risultati suggeriscono che i santuari operano come hub simbolici in cui vengono elaborati nuovi vocabolari morali e immaginari collettivi. Diffondendo narrazioni alternative di vulnerabilità, resistenza e coesistenza, queste organizzazioni contribuiscono a un più ampio processo di trasformazione culturale che estende le categorie di giustizia e pace oltre la sfera umana. Il contributo, sostenendo che le narrazioni interspecie non costituiscano un ambito periferico della sfera pubblica, adotta una prospettiva comunicativa per analizzare come i santuari per animali italiani rappresentano un terreno strategico di rinegoziazione delle gerarchie di valore e si inseriscono nel più ampio dibattito sulle narrazioni come dispositivi di conflitto e ricomposizione dei confini della convivenza nella società contemporanea. Visualizzare il boicottaggio: strategie di rappresentazione e mobilitazione su Instagram Università degli Studi di Udine, Italia La narrazione del conflitto assume un rilievo crescente nella comprensione delle dinamiche sociali contemporanee, in cui crisi sistemiche rimodulano disuguaglianze e gerarchie di valore e l’arena pubblica si amplia sempre più nella sfera mediale (Bruns, 2023). In questo contesto, le forme della rappresentazione non si limitano a descrivere fratture e tensioni, ma contribuiscono a definire i confini del conflitto, orientare appartenenze e ridefinire spazi di convivenza, diventando strumenti simbolici e pratiche culturali attraverso cui gli attori sociali agiscono e comunicano (Cammaerts, 2012; Hepp, 2020). In tale scenario, diventa rilevante interrogarsi su come gli ecosistemi digitali contribuiscano alla costruzione pubblica del conflitto e alla mobilitazione simbolica. Più nel dettaglio, il presente studio si pone la specifica domanda di ricerca: in che modo la grammatica visuale di Instagram contribuisce a ristrutturare la rappresentazione del conflitto nelle pratiche di boicottaggio digitale? L’approccio adottato poggia sulla teoria del framing dei movimenti sociali (Benford & Snow, 2000), con attenzione ai frame diagnostici, prognostici e motivazionali; strumenti concettuali attraverso cui i movimenti definiscono problemi, propongono soluzioni e orientano l’azione collettiva, nello specifico, all’interno degli ambienti digitali (Molder et al., 2022; Mendelsohn et al., 2024). La letteratura recente sottolinea, infatti, la centralità delle piattaforme digitali come spazi di mediazione, capaci di modellare il discorso pubblico, di veicolare dimensioni morali ed emotive e di costruire soggettività digitali (Mattoni & Teune, 2014; Chang et al., 2022; Weber et al., 2022). In questo quadro, la moralizzazione, la responsabilizzazione collettiva e l’estetizzazione delle immagini assumono un ruolo strategico nella comunicazione del conflitto (Trillò et al., 2021; San Cornelio et al., 2024). Il caso di studio è rappresentato dal profilo Instagram di BDS Italia, espressione nazionale del movimento internazionale Boycott, Divestment, Sanctions, fondato nel 2005 con l’obiettivo di esercitare una pressione nonviolenta sulla questione israelo-palestinese, attraverso pratiche di boicottaggio economico, culturale e accademico. Dal punto di vista metodologico, l’analisi adotta un approccio qualitativo basato su visual framing (Manor & Crilley, 2018) e retorica visiva (Ott & Dickinson, 2008), applicati alla lettura sistematica dei post del profilo Instagram di BDS Italia, attivo da dicembre 2021. Il corpus analizzato comprende 1.085 post pubblicati dall’apertura del profilo al 31 dicembre 2025, un arco temporale che consente di osservare l’evoluzione longitudinale dei frame. Ogni post è stato codificato lungo tre dimensioni principali: a) struttura visiva e compositiva, b) contenuto semiotico e narrativa del conflitto, c) call to action e interpellazione della soggettività digitale. I risultati indicano che la comunicazione in esame si struttura attraverso una standardizzazione estetica e una ricorrenza di pattern visivi (e.g. infografiche, combinazioni testo-immagine, simboli e palette cromatiche riconoscibili) che contribuiscono a una semplificazione simbolica del conflitto. Parallelamente, l’analisi suggerisce che l’interpellazione del pubblico non si limiti alla dimensione informativa, ma costruisca una specifica soggettività digitale: il/la follower è configurato/a come soggetto etico, consumatore responsabile e attore potenzialmente mobilitabile. L’interazione tra visual framing, retorica visiva e logiche di costruzione dei frame mostra come le piattaforme digitali contribuiscano a ridefinire il conflitto non solo come oggetto di rappresentazione, ma come pratica simbolica incorporata nelle routine digitali. In tal senso, il contributo dello studio consiste nel chiarire il ruolo della grammatica visuale nella ridefinizione delle dinamiche di mobilitazione e delle pratiche etico-identitarie, offrendo al contempo strumenti metodologici replicabili per lo studio dell’attivismo digitale in contesti simili. One Piece, Many Voices. Dalla fiction alla protesta: immaginari condivisi e transmedia activism Sapienza Università di Roma, Italia Negli ultimi mesi, in diversi contesti di mobilitazione sociale (dalle Filippine al Bangladesh, fino a sventolare sulle navi della Global Sumud Flotilla), è apparsa la bandiera dei pirati tratta dal manga One Piece, scritto e disegnato da Eiichiro Oda (Wired 2025; Internazionale 2025). La circolazione di questo emblema mostra come gli universi narrativi contemporanei possano attivare processi di appropriazione simbolica orientati all’azione politica e sociale, analogamente a quanto avvenuto in altri casi di mobilitazione ispirata a narrazioni fiction (Jenkins et al. 2020). Pubblicato dal 1997 e tuttora in corso, One Piece rappresenta un caso paradigmatico di narrazione intragenerazionale, capace di attraversare più coorti di pubblico e di sedimentarsi in comunità online attive fin dalle prime fasi delle culture partecipative digitali. Forum, fansub, scanlation, fan theory e cosplay hanno contribuito a espandere lo storyworld oltre il testo originario, configurando un articolato processo di worldbuilding partecipativo. Parallelamente, l’universo narrativo si fonda su un impianto valoriale centrato sulla critica alle disuguaglianze sistemiche (povertà, razzismo, classismo) e sull’affermazione di principi di solidarietà, inclusione e rispetto delle differenze culturali. Il conflitto, inizialmente inscritto nel registro dell’avventura, si amplia progressivamente fino a configurarsi come tensione sistemica tra ordine egemonico e libertà. A partire da questa stratificazione narrativa e valoriale, il contributo propone una riflessione teorico-descrittiva collocata entro un approccio ecologico e transmediale alla comunicazione (Treré 2019; Ciofalo, Pedroni 2022; Boccia Artieri et al. 2025). L’ipotesi è che One Piece, attraverso un processo di worldbuilding partecipativo, abbia costruito un immaginario coerente e condiviso capace di funzionare come collettore narrativo per istanze di protesta eterogenee. La bandiera pirata non costituisce così un semplice riferimento pop, ma un dispositivo simbolico che traduce il conflitto politico in una grammatica narrativa riconoscibile. I valori fondanti dell’opera e il suo successo globale rendono questa narrazione una risorsa in grado di alimentare forme di protesta fluide e orizzontali. Per analizzare il fenomeno, si adotta un approccio transmediale inteso come processo di costruzione ed evoluzione di universi narrativi attraverso pratiche partecipative diffuse (Leonzi 2022). Il concetto di transmedia activism consente di osservare come gli storyworld possano essere riarticolati dal basso, generando mobilitazioni che combinano creatività distribuita, spreadability e azione connettiva (Bennett, Segerberg 2012; Autor* 2024). In tale cornice, l’impianto simbolico dell’opera rende lo storyworld particolarmente adatto a essere riattivato in contesti di protesta. La bandiera dei pirati, emblema diegetico di resistenza e autonomia, diventa un marcatore discorsivo transnazionale capace di connettere movimenti differenti attraverso una comune grammatica del conflitto. L’immaginario fiction opera così come infrastruttura simbolica che facilita identificazione emotiva e costruzione di solidarietà, mentre le pratiche transmediali favoriscono la produzione riflessiva di collegamenti valoriali. Dal punto di vista metodologico, il paper si basa su un’analisi qualitativa delle pratiche comunicative online (Pink et. al 2016) relative alla circolazione del simbolo in contesti di protesta, con particolare attenzione a community e contenuti diffusi su Reddit, TikTok e Instagram. L’obiettivo è ricostruire le traiettorie di appropriazione, risemantizzazione e distribuzione dei significati legati allo storyworld, osservando come esso venga integrato nei repertori mediali degli utenti e nelle figurazioni comunicative dei gruppi mobilitati (Hepp 2020), nonché analizzare livelli e forme di partecipazione in relazione alle motivazioni dei movimenti sociali e ai discorsi online che vi si radicano. In linea con il tema del convegno, il contributo mostra come le narrazioni di fiction possano operare come dispositivi simbolici del conflitto. La comparsa della bandiera di One Piece nei contesti di mobilitazione evidenzia come gli storyworld transmediali diventino risorse culturali capaci di tradurre immaginari condivisi in pratiche partecipative e forme di mobilitazione transnazionale. “Io per lei andrei in guerra”. La tensione tra fandom personalizzato e ideologico nei pubblici dell’influ-attivismo femminista Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, Italia L’attuale configurazione della sfera pubblica digitale, caratterizzata da una natura performativa, affettiva, polarizzata e spettacolarizzata (Bentivegna & Boccia Artieri, 2021), impone l’adozione di nuove categorie interpretative per decodificare le grammatiche della partecipazione politica contemporanea. La prospettiva teorica dei fandom studies (Sandvoss et al., 2017) offre un modello interpretativo efficace per ricondurre queste dinamiche sotto un’unica cornice analitica. La tradizione degli studi sul fandom, originatasi nell’ambito della cultura pop, si è progressivamente estesa alla dimensione politica (Sandvoss, 2013; Dean, 2017). Questo ha reso evidente come il dibattito pubblico non sia dettato esclusivamente da un’adesione razionale, ma sia permeato da processi identitari, affettivi e di intrattenimento, che ricalcano le logiche del consumo mediale dei fandom publics (Jenkins et al., 2016). In questo campo, la letteratura si sta consolidando attorno al fandom “personalizzato”, rivolto a figure istituzionali e leader, trasformati in celebrità politiche oggetto di investimento affettivo (Campus & Mazzoni, 2025). Tuttavia rimane meno esplorato il fandom rivolto agli influ-attivisti: questi soggetti operano all’intersezione tra attivismo digitale e influence culture (Murru et al., 2024) e si stanno affermando come nuovi intermediari politici capaci di “irritare” l’agenda e l’opinione pubblica (Boccia Artieri, 2021). Parallelamente, emerge una seconda prospettiva: il fandom “ideologico”, in cui l’oggetto dell’attaccamento non è la singola individualità, bensì un’affiliazione politica, ideologica o valoriale, rivendicata come etichetta identitaria e ostentata nelle pratiche di consumo digitale (Barnes, 2022). Questo contributo indaga il rapporto tra fandom “personalizzato” verso l’influ-attivista e fandom “ideologico” verso la causa politica, all’interno dei pubblici dell’influ-attivismo femminista italiano su Instagram. La ricerca si interroga su come questi pubblici negozino la tensione tra l’ammirazione verso le singole figure e l’adesione ai valori del femminismo e quali effetti tale negoziazione produca sulle forme di partecipazione. Lo studio adotta un approccio qualitativo basato su 20 interviste semi-strutturate online con soggetti che seguono le/gli influ-attiviste/i maggiormente visibili all’interno del panorama femminista digitale italiano (secondo criteri di tipo tematico, di rilevanza e territoriale, Polesana & Risi, 2024). La selezione delle/dei partecipanti alle interviste è avvenuta attraverso una strategia di campionamento a scelta ragionata (Patton, 2015) basata su un reclutamento multimodale, combinando: (1) l’intercettazione offline di soggetti in occasione delle manifestazioni del 25 novembre a Roma e a Milano, per includere pubblici ad alta intensità partecipativa, (2) il reclutamento online diretto e (3) la tecnica snowball per ampliare la variabilità del campione includendo forme di partecipazione più fluide o mediate. I risultati della ricerca restituiscono una mappatura eterogenea dei pubblici, in cui il rapporto tra l’investimento affettivo verso le influ-attiviste e l’adesione valoriale al femminismo dà vita a un ampio spettro di profili di partecipazione. Da un lato, vi sono soggetti in cui prevale il fandom personalizzato e l’influ-attivista funge da riferimento informativo ed educativo centrale. In questi casi, l’adesione ideologica al femminismo e la partecipazione politica appaiono più individualizzate e intermittenti, faticando ad evolversi in un sentimento collettivo strutturato al di fuori della relazione con l’influ-attivista. Al contrario, i soggetti dotati di una identità femminista più solida e un attaccamento, anche affettivo, più forte alla causa manifestano un legame più distaccato con le influ-attiviste e un maggiore consumo di contenuti di intrattenimento politico. In questi casi, la relazione parasociale con le influ-attiviste è presente ma mediata da una consapevolezza delle logiche algoritmiche e del lavoro digitale, che favorisce un processo di maggior umanizzazione e decostruzione della celebrità. Nel complesso, i risultati suggeriscono che la partecipazione nella sfera pubblica piattaformizzata si configura come un continuum tra attaccamento a figure e attaccamento a cause, in cui il fandom si rivela non come una deriva irrazionale, ma come la risorsa che orienta i processi di accesso, interpretazione e coinvolgimento nella partecipazione politica. | ||
