VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 09: Immaginari e contro-narrazioni dei territorio
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Gendering gentrification: immaginari, conflitti ed esperienza del luogo La Sapienza, Italia Nel campo interdisciplinare degli studi urbani, la ricerca sui processi di gentrificazione si è soffermata con maggiore attenzione sugli impatti sociali che si producono sulle popolazioni residenti generando fenomeni di espulsione e segregazione legate a classe sociale ed etnicità; minore spazio è stato dedicato all’intersezione di tali dinamiche con il genere, che risulta storicamente sottoindagato (DeSena 2018). Se alcune analisi significative sono arrivate dal campo dall’urbanistica e dalla geografia urbana femministe (Butcher & Maclean 2018; Kern 2022), appare ancora poco sviluppato il contributo della sociologia della cultura. Proponendosi di contribuire a questa riflessione da una prospettiva socioculturale, il contributo esamina il modo in cui le soggettività femminili negoziano e reinterpretano lo spazio e la cultura del quartiere San Lorenzo a Roma. Storicamente associato a una identità politica dapprima operaia e poi antagonista, da alcuni decenni il quartiere è interessato da processi trasformativi legati dapprima alla "studentificazione" (Smith & Holt 2007) e alla gentrificazione, cui in tempi più recenti si sommano fenomeni di turistificazione, con impatti trasformativi sulle culture e gli immaginari urbani legati al luogo. Le pratiche quotidiane di occupazione, rigenerazione o esclusione degli spazi urbani producono, infatti, narrazioni divergenti: da un lato, racconti istituzionali che reiterano logiche di decoro, sicurezza e consumo, finalizzate anche al nuovo turismo urbano di cui si vogliono rendere parte protagonista (Roche 1992); dall’altro, contro-narrazioni collettive che, attraverso pratiche di riappropriazione e di resistenza, ridefiniscono simbolicamente i margini della convivenza (Harvey 2012). La ricerca prende in considerazione il campo della gentrificazione in quanto spazio al contempo materiale, simbolico e discorsivo, in cui le identità di genere vengono prodotte, contestate e mobilitate (Sakizlioglu 2018). Rifiutando i modelli additivi che “add women and stir” (Pyrooz et al. 2016), si intende leggere il genere come una variabile relazionale influenzata dal contesto, per esplorare la percezione del luogo, le pratiche culturali situate, e i processi sociali attraverso la lente delle soggettività femminili. A questo scopo, sono state condotte 30 interviste semi-strutturate a donne che vivono quotidianamente il quartiere di San Lorenzo tramite campionamento a valanga, così da favorire una prospettiva intersezionale. Il campionamento è supportato dal lavoro etnografico (Kusenbach 2003), condotto da una delle ricercatrici. I risultati preliminari evidenziano tre livelli tematici polarizzati. Il primo riguarda gli immaginari e le rappresentazioni delle donne su San Lorenzo. La maggior parte delle intervistate riporta l’immagine del “piccolo paese”, poiché il quartiere ha chiari confini spaziali e la presenza, seppur sempre più limitata, di residenti di lunga data che agiscono come custodi simbolici della memoria del luogo. Gli stessi residenti, al contempo, sono visti in antitesi come partecipanti attivi nelle trasformazioni guidate dal mercato, gonfiando gli affitti e concedendo le loro abitazioni a strutture ricettive. In secondo luogo, il quartiere è ampiamente percepito come inclusivo, con molteplici spazi culturali non istituzionali, progressisti e frequentati da studenti, dove le donne si sentono benvenute e supportate. La sicurezza degli spazi privati e interni del quartiere contrasta con la percepita mancanza di protezione negli spazi pubblici liminali, vissuti come insicuri e inaccessibili. Il terzo livello riguarda l’impatto mediatico: i legacy media ritraggono San Lorenzo principalmente attraverso la criminalità o la movida, generando una percezione di pericolo sia tra i residenti che tra gli esterni. Le soggettività femminili sono spesso più sensibili ad alcune notizie di cronaca, soprattutto quando riguardano femminicidi, violenza domestica e negli spazi pubblici. Muovendo dalle prospettive contestuali delle donne intervistate, il contributo decostruisce le narrazioni unitarie del quartiere, contesta le rappresentazioni che ne appiattiscono di volta in volta le culture sui consumi legati alla movida o su identità sociopolitiche cristallizzate, e offre un punto di vista critico sull’esperienza vissuta del cambiamento urbano. «Per divertirsi sì, per abitarci no». Il conflitto tra visibilità algoritmica, branding urbano ed esperienza del luogo a Roma Sapienza Università di Roma, Italia Nel contesto della città neoliberista, le periferie storiche non sono più aree marginali, ma nuove frontiere del processo di valorizzazione sostenuto dai flussi del turismo globale (Astore & Tricarico, 2024; Autor*, 2014). Fenomeni come l'overtourism e la correlata airbnbification, che si attivano su territori talvolta già interessati da processi trasformativi, innescano processi di estrattivismo anche culturale, in cui l’heritage materiale e immateriale dei quartieri è trattato come risorsa da estrarre e valorizzare (Bottà, 2025). La costruzione del brand territoriale agisce in quanto «politica della rappresentazione» (Kasapi & Cela, 2017; Coletti & Rabbiosi, 2020), legandosi agli immaginari condivisi dei luoghi e contribuendo a modificarli. Questo processo è sostenuto dalle dinamiche di mediazione proprie delle piattaforme digitali di settore e dalla visibilità algoritmica che, anche nelle media platform, tende a semplificare la complessità della vita locale quotidiana in una narrazione coerente e commerciabile, finalizzata ad attrarre investimenti e popolazioni temporanee (Brollo & Celata, 2022) e a favorire la visibilità di specifiche porzioni dei territori. Le piattaforme digitali settoriali — Airbnb, Booking, Tripadvisor — non si limitano a mediare domanda e offerta (Van Dijck et al., 2018), ma contribuiscono a strutturare aspettative, visibilità e gerarchie territoriali, operando come attori politici nei contesti urbani (Autor*, 2018) e come dispositivi normativi algoritmici nei confronti degli utenti (Autor*, 2022). In questa prospettiva, esse partecipano alla produzione dello spazio e alla sua governance (Fields et al., 2020), incidendo sull’esperienza stessa della città (Caprotti et al., 2022). Attraverso meccanismi selettivi e pratiche di curation algoritmica, esse generano immagini sintetiche dei quartieri (Romano et al., 2023), concentrando l’attenzione su porzioni di territorio rese centrali dall’interazione tra utenti e algoritmi (Celata et al., 2020) e contribuendo alla mercificazione delle culture locali (Stors & Baltes, 2018). L’idea di «autenticità» emerge in quanto atmosfera di natura performativa, prodotta dall'interazione tra luoghi, suoni, estetiche e persone. Ne deriva una tensione tra il luogo reale e quello immaginato, che da un lato allontana i residenti e dall’altro inaugura forme di conflitto con gli abitanti temporanei, sullo sfondo della trasformazione degli spazi di prossimità in scenografie del consumo e della movida. Adottando un approccio mixed methods, la ricerca, mira ad indagare queste dinamiche in tre quartieri romani – Pigneto, San Lorenzo. Esquilino – integrando l’analisi qualitativa di 350 recensioni presenti su Tripadvisor, 49 interviste in profondità a residenti, attivisti e stakeholder locali, e gli esisti di una survey condotta sulla popolazione nazionale (N=800), volta a restituire l’immaginario turistico che circonda la città di Roma e i quartieri in esame. I risultati mostrano la coesistenza di narrazioni divergenti. Sulle piattaforme settoriali i quartieri in corso di turistificazione vengono descritti come spazi vivaci, autentici, alternativi e caratterizzati da una forte piacevolezza enogastronomica: luoghi privi di monumentalità iconica ma ricchi di atmosfera, creatività e memoria storica. Dalle interviste emerge una narrazione centrata sulla vivibilità, sulle criticità legate alla pressione turistica e sull’ambivalenza di una rappresentazione subita, che rende patinate e desiderabili le routine quotidiane dei residenti lasciando in ombra le condizioni materiali dei luoghi. Secondo gli intervistati, le piattaforme hanno svolto un ruolo cruciale in questa operazione di branding, producendo una distanza crescente tra immagini e vissuti. I dati della survey risultano maggiormente allineati alle recensioni digitali, evidenziando, nell’immaginario degli italiani, un appiattimento sugli stereotipi associati a Roma e ai suoi quartieri «autentici», e confermando la forza performativa delle narrazioni di piattaforma. Nel loro insieme, i risultati evidenziano come il conflitto non si manifesti solo sul piano materiale dell’esperienza del luogo e lungo l’asse dell’esclusione/integrazione delle popolazioni locali, ma comprenda una tensione più ampia tra regimi di rappresentazione antagonisti, che influenzano pratiche culturali e di consumo, politiche e immaginari urbani. Territori narrati, territori immaginati. Cinema, serialità e costruzione simbolica nell’ecosistema audiovisivo campano Università degli studi di Napoli Federico II, Italia Il presente contributo restituisce i risultati di una ricerca condotta tra dicembre 2022 e dicembre 2023 da [omesso per peer review]. Collocata nel quadro della sociologia della cultura e dei media, l’indagine assume cinema e serialità come dispositivi attraverso cui il territorio si configura non soltanto come spazio rappresentato, ma come costruzione simbolica in atto: un ambito in cui gli immaginari sociali si producono, si stratificano e si rinegoziano all’interno della tarda modernità. In tale prospettiva, le narrazioni audiovisive operano come infrastrutture culturali capaci di orientare le cornici interpretative del locale, modulare i regimi di visibilità e contribuire alla ridefinizione delle identità collettive. Il riferimento alla tradizione critica dell’industria culturale (Adorno e Horkheimer, 1947) si intreccia con il dibattito contemporaneo sulle industrie culturali e creative e sui processi di mediatizzazione (Garnham, 2005; Hesmondhalgh, 2019; Scott, 2000), consentendo di leggere l’audiovisivo non come mero settore produttivo, ma come campo simbolico in cui convergono logiche estetiche, dinamiche economiche e traiettorie biografiche. Le narrazioni audiovisive si configurano così come luoghi di legittimazione e competizione delle definizioni territoriali, nei quali si sedimentano e si trasformano le grammatiche della memoria collettiva e delle forme di appartenenza. La ricerca adotta un disegno sequenziale esplorativo, fondato su un approccio mixed methods (Creswell e Plano Clark, 2011), articolato in tre fasi integrate. La prima ha previsto una content analysis di tipo qualitativo su un corpus selezionato di opere filmiche e seriali ambientate in Campania, finalizzata all’individuazione di ricorrenze tematiche e costrutti simbolici. La seconda ha riguardato una indagine quantitativa su scala nazionale, volta a rilevare le percezioni collettive associate ai territori rappresentati. La terza fase ha incluso un ciclo di interviste semi-strutturate rivolte a stakeholder istituzionali, maestranze tecniche e artistiche ed esperti del settore. I risultati delineano la Campania come ecosistema audiovisivo ad alta densità simbolica, nel quale politiche culturali, filiere produttive e pratiche narrative concorrono alla configurazione di uno spazio mediale capace di incidere nei processi di definizione della realtà sociale. In tale quadro, l’audiovisivo non si limita a rappresentare il territorio, ma ne diviene insieme scena e dispositivo, riscrivendone le coordinate simboliche e orientando lo sguardo collettivo attraverso cui una collettività giunge a vedersi, a riconoscersi, a significarsi e a esistere nello spazio pubblico. | ||
