VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 2 - Panel 05: Religione e sacro nella società digitale
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Crisi di senso e sacro postmoderno. Un’analisi di sociologia della cultura e della religione Università degli Studi di Napoli Federico II, Italia Uno degli esiti sociologicamente più rilevanti della “cultura del narcisismo” (Lasch, 1999) è rappresentato dalla dissoluzione dell’alter quale soggetto della reciprocità simbolica: l’inibizione dello scambio solidale, fenomeno espansivo dell’epoca postmoderna, comporta giocoforza un indebolimento del legame sociale (Cesareo e Vaccarini, 2012). L’ipotesi alla base della presente proposta è che quanto detto costituisca il dispiegamento ultimo di un processo di “riduzione dell’alterità” (Gauchet, 2005) le cui radici affondano nelle trasformazioni che hanno investito, negli scorsi secoli, la relazione sociale con il dominio sacro (Autor*, 2024). L’affrancamento dai rigidi vincoli che per quasi due millenni hanno fornito la mappa morale dell’azione sociale, ha prodotto un’inedita condizione di libertà. Tuttavia, al contempo, ciò non si è verificato a ‘costo zero’, per così dire. Gli individui postmoderni godono di amplissimi spazi di autodeterminazione, nondimeno essi faticano – a fronte di un mare magnum di scelte possibili, tutte potenzialmente percorribili – a costruire una solida traiettoria biografica che consenta loro di contare su durevoli certezze circa il loro posto nel mondo (Berger e Luckmann, 2010). Questa condizione di “pluralismo” – per cui coabitano nel medesimo contesto culturale proteiformi opzioni di vita, siano esse secolari o religiose – mentre schiude sconfinati orizzonti di opportunità, ne problematizza la “plausibilità” (Berger, 2023): ‘starò facendo la cosa giusta?’ è il ‘nodo veritativo e valoriale’ sempre più difficile da sciogliere per i membri (soprattutto) delle nuove generazioni. L’“insicurezza ontologica” (Giddens, 1999) che deriva da questo stato di cose moltiplica le tensioni, poiché il mondo sempre più appare come un luogo ostile dato il suo carattere ‘amorfo’: mutamenti in costante accelerazione, di conserva con un profondo deperimento della gerarchia assiologica, erodono gli ancoraggi saldi su cui poter edificare il proprio nucleo identitario (Taylor, 2002). L’individuo, abilitato a poter (perlopiù illusoriamente) realizzare tutto quanto desidera, nei fatti deve ottenere tutto quanto immagina alla sua portata (Berger, 1987), pena un senso di “insufficienza” assai difficile con cui convivere (Ehrenberg, 1999): tale discrasia – come insegnano i classici – rappresenta il brodo di coltura ideale per l’emergenza di scenari “anomici” (Merton, 1938). Se la religione cristiana nella società occidentale ha tradizionalmente fornito il perimetro entro il quale la condotta sociale ha preso forma e significato, oggi, un rapporto sempre più eccentrico col sacro – che è il precipitato di un più esteso processo di delegittimazione istituzionale – genera, insieme a posture ‘creative’ nei confronti di tale dominio (Giordan, 2004), anche correlate crisi di senso. Tale fenomeno, dalla prospettiva della sociologia della religione, è a esempio registrato dal crescente logorio della “teodicea” (Weber, 1980). Sofferenza, ingiustizia e morte – a petto di questo indebolimento – divengono contenuti ‘assurdi’ del mondo, sempre più difficilmente rappresentabili alla coscienza individuale, intesa, quest’ultima, come punto di caduta di più ampie e profonde trasformazioni culturali. L’esaurimento di simboliche efficaci (Bartoletti, 2023) capaci di contenere il carico affettivo sprigionato dagli inaggirabili interrogativi sollevati dal ‘mistero del male’ (Ricoeur, 1993), è condizione che fertilizza il terreno dei conflitti, logorando la trama del tessuto sociale. Discutere tali articolate questioni è l’obiettivo di questo paper. Il pellegrino digitale. Per una rilettura sociologica del Giubileo 1Università Niccolò Cusano, Italia; 2Istituto Universitario Salesiano di Venezia - IUSVE; 3Pontificia Università Gregoriana Il Giubileo rappresenta uno degli eventi religiosi più rilevanti nella tradizione cattolica, caratterizzato da una forte dimensione simbolica, rituale e collettiva, storicamente concepito come un’esperienza legata al raggiungimento dei luoghi sacri e alla partecipazione diretta ai riti per attraversamento fisico dello spazio. Tuttavia, nel contesto contemporaneo, segnato dalla diffusione capillare delle tecnologie digitali, il pellegrinaggio giubilare assume configurazioni inedite, che rendono tale fenomeno una sfida tra le narrazioni digitali e le esperienze di contatto diretto con i luoghi del culto. La Religione nell’era delle piattaforme: faith influencer, algoritmi e mediatizzazione della fede Università LUMSA, Italia Negli ultimi quindici anni, i processi di mediatizzazione hanno profondamente trasformato la comunicazione religiosa, favorendo all’interno dell’ecosistema digitale l’emergere di attori capaci di costruire e gestire visibilità pubblica in ambito religioso. L’insieme di tali soggetti include sia ministri del culto sia leader laici. La letteratura identifica questi ultimi come "faith influencer", figure capaci di negoziare autorevolezza, significato religioso e senso di appartenenza attraverso linguaggi e codici dei social media. In queste dinamiche, gli algoritmi delle piattaforme svolgono un ruolo cruciale: non solo filtrano e gerarchizzano la visibilità dei contenuti religiosi (algorithmic religion), ma modellano anche le pratiche di attenzione, legittimazione e partecipazione nello spazio digitale. Quello dei faith influencer è oggi un fenomeno globale che coinvolge, con modalità differenti, varie tradizioni religiose. In questo scenario la letteratura ha più volte documentato l’attività degli influencer digitali della fede nel contesto cristiano (Coman, 2024; Haken, 2025). Tali studi rientrano nella più ampia cornice delle digital religions che interpreta la digitalizzazione non come fattore di progressiva secolarizzazione, bensì come spazio di rinegoziazione del religioso (Isetti et al., 2020). Pertanto la diffusione del religioso nei media digitali può essere letta nel quadro della teoria della post-secolarizzazione, secondo cui la modernità non coincide necessariamente con il declino della religione, ma si confronta con la persistenza del discorso religioso (Habermas, 2008; Herbert, 2011; Possamai-Inesedy, 2019). Gli studi sui faith influencer sono quindi rilevanti per comprendere le nuove immagini digitali del religioso, in un contesto già interpretato come crisi della rappresentazione religiosa e della sua immagine (Rusconi, 1967). Stanti queste premesse, il contributo si articola attorno a due domande di ricerca: RQ1: Quali sono le principali tipologie di faith influencer attivi nel contesto italiano su Instagram e quali caratteristiche identitarie, estetiche e discorsive li contraddistinguono? Per rispondere a queste domande, il disegno di ricerca adotta un approccio di digital ethnography non-partecipante (Pink et al., 2016). La selezione dei profili si è basata sul loro riconoscimento pubblico nel discorso mediatico e sulla centralità nelle reti digitali. Tramite query su Media Cloud sono stati individuati i profili “seed”, poi ampliati su Instagram e TikTok includendo account collegati tramite menzioni o suggerimenti algoritmici. La strategia combinata ha definito un corpus finale di 30 profili, selezionati per la produzione ricorrente di contenuti cristiani. È stata quindi elaborata una griglia di analisi multilivello, basata sulla letteratura e su recenti modelli di classificazione dei faith influencer consentendo di valutare il grado di coinvolgimento istituzionale, il riconoscimento professionale e la presenza di marcatori identitari performati (attivismo, appartenenze generazionali, elementi biografici connessi alla missione religiosa). Infine, per rispondere alla RQ2, verrà successivamente condotta un’analisi qualitativa dei commenti, adottando una sintesi delle principali categorie emerse nella letteratura recente: la funzione fatica e le formule rituali di fede (Coman, 2024), i livelli di contribuzione e impegno parasociale (Bartolome, 2025) e le dinamiche comportamentali di 'lotta o fuga' (Bowman & Sheppard, 2025) nell'interazione con i contenuti di fede. La religione tra identità collettiva e narrazioni conflittuali: una comparazione della copertura mediale in Italia e Spagna (2015-2023) 1Università degli Studi di Perugia; 2Università degli Studi di Bergamo; 3Università degli Studi di Perugia; 4Università degli Studi di Urbino Carlo Bo La religione emerge oggi nelle narrazioni politiche e mediali come un problema e come una risorsa discorsiva – sia in termini di identità collettiva sia in contesti di polarizzazione conflittuale (Hjelm, 2014). Il contributo proposto si colloca nel quadro teorico della publicization della religione (Herbert, 2011), che argomenta come le dinamiche dell’ecosistema mediale, unite alle trasformazioni nella religiosità contemporanea e nei contesti politici e sociali, abbiano aumentato l’accessibilità della religione come risorsa simbolica discorsiva per gli attori non strettamente religiosi. In linea con le teorizzazioni analitiche e le analisi empiriche che hanno esplorato le differenze contestuali nelle culture della secolarità (Burchardt et al., 2016), si può ipotizzare una variazione contestuale nel modo in cui la religione viene mobilitata discorsivamente come risorsa simbolica, nella sua salienza pubblica, politica e narrativa, nelle cornici interpretative e di legittimazione entro cui è inscritta e nelle gerarchie reputazionali attribuite alle diverse tradizioni religiose. In questo quadro, lo studio si muove intorno a due domande di ricerca: RQ1. Quali similitudini e differenze nelle narrazioni mediali relative alla religione in contesti diversi? Cioè, di cosa si parla quando si parla di religione? Ci sono differenze nei temi affrontati? RQ2. Ci sono differenze contestuali nelle gerarchie reputazionali che emergono nella narrazione mediale? In caso affermativo, come contribuiscono a rappresentazioni differenziate delle tradizioni religiose, incidendo sulla loro legittimazione simbolica nello spazio pubblico? L’analisi si concentra su due Paesi, Italia e Spagna, simili in relazione al ruolo del cattolicesimo nella storia e nella cultura e al sistema mediale (Hallin & Mancini, 2004), pur con specifiche differenze – per esempio in relazione all’impatto del terrorismo di matrice jihadista nel caso spagnolo sulla conseguente rappresentazione mediale dell’Islam. Il coinclude tutti gli articoli che si occupano di religione, selezionati attraverso alcune keyword sul tema, pubblicati da due tra i principali quotidiani per ciascun Paese (Corriere della Sera e la Repubblica in Italia; El País ed El Mundo in Spagna), scelti sulla base della loro diffusione e dell’orientamento politico (fonte: Factiva). L’analisi ha considerato la copertura delle diverse tradizioni religiose tra il 2015 e il 2023, rilevandone l’andamento nel tempo, gli attori religiosi notiziabili e i principali temi connessi (tramite analisi del contenuto condotta con QDA Miner e WordStat). In linea con alcuni studi precedenti realizzati sul caso italiano (Marchetti e Pagiotti, 2023), l’analisi mostra un calo complessivo della visibilità delle religioni nella copertura mediale in Italia e Spagna nel tempo, pur con traiettorie differenti. L’analisi dei topic mostra invece differenze in relazione alla salienza relativa alle diverse religioni e temi trattati. In entrambi i Paesi la religione è un elemento narrativo e simbolico: tuttavia, in Italia è il cattolicesimo a giocare un ruolo predominante mentre in Spagna l’Islam genera una maggiore copertura, almeno nei primi anni considerati, e l’attenzione si concentra su specifiche dimensioni, tra cui principalmente il fatto di essere associato al terrorismo. In generale, l’analisi contribuisce a mettere in luce come l’attenzione alla religione in quanto tale sia limitata e come sia invece maggiormente trattata nella sua dimensione politica e in relazione alla polarizzazione dei dibattiti su temi altamente divisivi quali l’immigrazione o le questioni bioetiche. Tuttavia, lo studio sottolinea l’importanza di considerare le specifiche culture politiche e di secolarità locali per comprendere il livello di publicization della religione come risorsa simbolica, le differenze nella misura in cui la religione (e in particolare quella di maggioranza) entra in gioco nel dibattito pubblico come legittima risorsa simbolica e il modo in cui religioni diverse vengono raccontate e associate a temi diversi. In questo senso, il ruolo della religione come risorsa narrativa in termini di coesione o di conflitto è strettamente contestuale. | ||
