VIII Convegno della Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura, Comunicazione – SISCC 2026
Roma | 17/19 giugno 2026
Programma della conferenza
VIII Convegno SISCC “Crash! Ripensare l’umanità tra narrazioni e conflitti", Università degli Studi Roma Tre, 17-19 giugno 2026
Polo didattico di Scienze della Formazione, via Principe Amedeo 182b, Roma
In un contesto segnato da crisi sistemiche, polarizzazioni e conflitti diffusi, il rapporto tra narrazioni e conflitti si configura come una prospettiva cruciale per comprendere le trasformazioni della società contemporanea. Il convegno SISCC 2026, organizzato dalla Società Scientifica Italiana di Sociologia, Cultura e Comunicazione, propone una riflessione sulle modalità attraverso cui immagini, racconti e dispositivi simbolici non solo rappresentano le fratture del presente, ma contribuiscono anche a definirne i significati, orientare le appartenenze e rimodulare gli spazi della convivenza.
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Daily Overview |
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Sessione 6 - Panel 02: Racconto mediale dei disastri e della sostenibilità
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"Disastro tecnologico a lenta risoluzione". Blackout, media e conflitti socio-tecnici nelle società iperconnesse. Università di Macerata, Italia Nelle società contemporanee, il collasso delle reti elettriche e della connettività non si esaurisce nella mera sospensione di servizi funzionali; esso genera un vuoto, materiale e simbolico, che scardina le pratiche quotidiane, le relazioni sociali e i regimi di senso condivisi (Matthewman, Byrd, 2012; Eriksen, 2017; Shewly, 2025; Miner, 2025; Autor*, 2026). Il presente contributo analizza il blackout come fenomeno comunicativo e culturale, prima ancora che tecnico-infrastrutturale. Attraverso lo studio del vasto blackout che ha colpito la Penisola Iberica a partire dal 28 aprile 2025, la ricerca esplora le modalità con cui media, istituzioni e cittadinanza hanno interpretato, narrato e governato l’interruzione, mettendo alla prova la resilienza simbolica delle democrazie iper-digitalizzate. L’evento, originato da un’instabilità nella rete spagnola che ha causato la disconnessione dell’intera area dal sistema elettrico europeo (ENTSO-E, 2025), offre un’opportunità analitica privilegiata per osservare le fragilità sistemiche della modernità: quando l’energia viene meno, non si interrompe solo un flusso tecnico, ma si produce una frattura profonda nel tessuto dell’esistenza sociale (Shewly, 2025; Miner, 2025). Sotto il profilo metodologico, la ricerca adotta un disegno qualitativo-comparativo (Gupta et al., 2024) articolato in due fasi. Una prima fase esplorativa, condotta tramite la piattaforma MediaCloud, ha permesso di mappare la copertura del fenomeno negli ecosistemi informativi di Spagna e Portogallo, ricostruendo la cronologia delle notizie e la rilevanza delle testate. Nella seconda fase, un corpus di 80 articoli è stato sottoposto ad analisi qualitativa del contenuto (Krippendorff, 2018) mediante il software MAXQDA, focalizzandosi su quattro dimensioni: attribuzione delle responsabilità, rappresentazione della cittadinanza, ruolo delle istituzioni e linguaggi dell’emergenza. L’analisi evidenzia la divergenza tra due modelli comunicativi distinti, dimostrando come la percezione sociale del blackout non scaturisca dall’evento tecnico in sé, quanto dalla sua costruzione narrativa. In questa prospettiva, l’interruzione si configura come un evento capace di ridefinire i parametri della sicurezza e della dipendenza energetica, trasformandosi in una ferita sociale "culturalmente traumatica". Richiamando la prospettiva di Alexander (2012), il trauma culturale emerge qui come l'esito di una "spirale di significazione", in cui diversi carrier groups competono per imporre una rappresentazione dell’accaduto funzionale a ridefinire l’identità collettiva. Mentre il caso spagnolo rivela una narrazione orientata alla razionalizzazione tecnica — in cui il blackout viene incorniciato come evento governabile, preservando la legittimità istituzionale e la rassicurazione sociale — il contesto portoghese enfatizza il vissuto drammatico della popolazione. In Portogallo, le lacune informative e le criticità gestionali hanno trasformato il blackout in una crisi d'identità disorientante. In definitiva, l'evento del 2025 emerge come un "disastro tecnologico a lenta risoluzione" (Kroll-Smith, Couch, 1991; Autor*, 2026), metabolizzato in Spagna come "crisi governata" e in Portogallo come vero e proprio "disastro esistenziale". Il copywriting come grammatica della responsabilità: linguaggio, conflitto e prevenzione nella comunicazione del rischio sismico IUSVE Istituto Universitario Salesiano Venezia, Italia Il 31 marzo 2009, mentre uno sciame sismico inquietava L'Aquila, la Commissione Grandi Rischi si riuniva per valutare la situazione. Poche ore prima della riunione, un funzionario della Protezione Civile rilasciava dichiarazioni rassicuranti: la sequenza era "favorevole", rappresentava "uno scarico di energia continuo" (De Bernardinis, citato in Corte d'Appello dell'Aquila, 2014). Gli scienziati non smentirono pubblicamente queste affermazioni. Sei giorni dopo, il terremoto del 6 aprile causava 309 vittime. Il processo che ne seguì rappresentò l'emersione drammatica di conflitti narrativi latenti nella comunicazione del rischio sismico, conflitti generati dalle scelte linguistiche che avevano preceduto e accompagnato gli eventi. Questa ricerca interroga il ruolo del copywriting nella comunicazione preventiva del rischio sismico, ripensandolo come dispositivo di moderazione dei conflitti narrativi. La domanda centrale è: come può il copywriting funzionare da "grammatica della responsabilità", disciplinando il linguaggio senza censura ma attraverso una consapevolezza epistemologica che prevenga fratture sociali evitabili? Il caso L'Aquila costituisce il terreno empirico dell'indagine per comprendere i meccanismi attraverso cui le parole generano o moderano conflitti nelle comunità esposte a rischi naturali. Il quadro teorico integra framing theory (Flusberg et al., 2024), critical discourse analysis (Chiluwa, 2024) e studi sulla comunicazione del rischio. Yu et al. (2022) mostrano come strategie discorsive mirate riducano l'intensità conflittuale; Brown (2024) e Oxman et al. (2022) sollevano questioni etiche sul confine tra persuasione e informazione. La metodologia combina analisi testuale dei documenti processuali con framework sulla gestione dell'incertezza scientifica (Demichelis & Ongaro, 2024). L'analisi del caso L'Aquila rivela quattro livelli di conflitto narrativo. Primo, scienza vs. politica: il messaggio scientifico sull'impossibilità di prevedere terremoti viene tradotto in messaggio rassicurante senza chiarire la persistenza del rischio. Secondo, probabilità vs. certezza: il linguaggio probabilistico degli esperti si scontra con la percezione binaria del pubblico. Terzo, expertise vs. citizenship: gli scienziati delegano la comunicazione a funzionari che distorcono il messaggio (Pardini, 2012). Quarto, narrativa internazionale vs. locale: mentre il dibattito globale invoca Galileo, la comunità aquilana denuncia il tradimento della fiducia. La voce locale, marginalizzata (Pietrucci, 2014), chiedeva informazioni chiare per decisioni autonome. La proposta del copywriting come "grammatica della responsabilità" si articola in quattro principi. Primo, disciplina non censura: riconoscere esplicitamente limiti e incertezze ("non possiamo prevedere quando, ma un terremoto maggiore resta possibile"). Secondo, frame bridging (Snow et al., 1986): costruire ponti tra frame scientifici e popolari. Terzo, moderation language: spostare il focus dalla previsione alla preparazione. Quarto, responsabilizzazione non colpevolizzazione: riconoscere disuguaglianze nell'accesso alle risorse di mitigazione. L'analisi dimostra che i conflitti post-terremoto vengono amplificati o moderati dalle scelte linguistiche nella fase preventiva. Il copywriting può essere ripensato come pratica di cura linguistica orientata alla responsabilità pubblica: trasparenza non manipolazione, accessibilità che rispetta la complessità non semplificazione distorsiva. In un paese ad alto rischio sismico dove progetti come EDURISK, KnowRISK e SICURO+ dimostrano l'importanza crescente dell'educazione al rischio (Musacchio et al., 2023, 2025), questa riflessione ha implicazioni immediate per le politiche comunicative della Protezione Civile e dell'INGV. In un'epoca di "policrisi" dove le narrazioni fuorvianti proliferano su piattaforme digitali, il copywriting disciplinato può costituire un antidoto alla disinformazione senza cadere nella propaganda, riconoscendo che la fiducia istituzionale si costruisce non nascondendo l'incertezza ma comunicandola con responsabilità epistemologica e sensibilità sociale. Un intero giorno di buio. Narrazioni seriali del complotto e contro-autorità epistemiche durante il blackout iberico del 2025 1Università Pegaso, Italia; 2Università di Torino, Italia Guerre, attacchi terroristici, pandemie, emergenze ambientali ed energetiche sono eventi critici che hanno un impatto profondo sull’esperienza ordinaria e comportano una riarticolazione delle identità e delle strutture sociali e istituzionali (Sewell 2005; Wagner-Pacifici 2017). Situazioni drammatiche come queste sollecitano l’emergere e la rapida diffusione del complottismo. Le teorie del complotto consentono di fronteggiare lo stato di incertezza sperimentato in situazioni di trasformazione collettiva e di dare senso alle vicende storiche (van Prooijen and Douglas 2017), attribuendo a un’élite di potere l’intento di orchestrare piani segreti con finalità malevoli ai danni della società (Douglas et al. 2019; Uscinski 2018). L’immaginario complottista trova uno dei canali privilegiati di popolarizzazione nelle piattaforme digitali (Mahl et al. 2022). Lungi dal costituire un mezzo neutrale per la trasmissione di contenuti informativi, questi canali influenzano le modalità di costruzione delle teorie del complotto (Theocharis et al. 2023), prodotte all’interno di comunità online più o meno estese che contribuiscono in modi differenziati al successo di alcune narrazioni complottiste rispetto ad altre (Introne et al. 2020). Il presente intervento si propone di approfondire un caso esemplare di evento critico che ha fomentato molteplici teorie del complotto nei social media, il blackout che il 28 aprile 2025 ha colpito Spagna, Portogallo e alcune aree della Francia, causando gravi interruzioni nel sistema dei trasporti e dei servizi. Questo episodio ha diffuso in modo virale ipotesi alternative circa possibili cause di tipo politico e strategico – un cyber-attacco perpetrato dalla Russia o dalla Cina, l’impiego di armi segrete, un test sulla rete elettrica da parte del governo spagnolo per il passaggio alle fonti energetiche rinnovabili – e spiegazioni di tipo religioso ed esoterico – un segno dell’imminente apocalisse, la realizzazione di una profezia annunciata nella serie televisiva The Simpsons. A partire dall’analisi tematica e argomentativa di corpora di post e video online, pubblicati nei giorni immediatamente seguenti al blackout nel forum di Reddit e nei canali di controinformazione su YouTube, emerge come le comunità digitali abbiano elaborato uno storytelling collettivo dell’evento e come questo si sia sviluppato interattivamente in una narrazione complottista attraverso un processo di “reinterpretazioni continue” (Fenster 2008). Il caso considerato suggerisce che le teorie del complotto possano essere concettualizzate come “narrazioni seriali”, ovvero storie che, da un lato, reiterano nel tempo schemi mitici e topoi ricorrenti (per esempio: il conflitto bene/male; il nemico; il controllo) e che, dall’altro, mostrano una trama aperta, suscettibile di costanti ampliamenti e aggiornamenti, evolvendosi in risposta alla cronaca degli eventi di attualità, anziché essere modelli interpretativi chiusi e coerenti. All’interno delle comunità online considerate, le teorie del complotto configurano una “contro-autorità epistemica” che contesta la plausibilità delle spiegazioni ufficiali fornite dalle agenzie istituzionali. Il caso del complottismo sul blackout nella penisola iberica si lega al più ampio problema della disinformazione energetica e dei false alarm e alle rilevanti ricadute che questo può comportare sul piano politico e su quello della sicurezza pubblica. Tuttavia, le teorie del complotto non sono valutabili esclusivamente in termini di verità o falsità delle notizie circolanti nelle piattaforme digitali (Danblon e de Donceel 2024; Koper 2023). Come effetto della rapidità di comunicazione nei social media, la narrazione complottista non si limita infatti a raccontare a posteriori un evento già accaduto, ma spesso segue il suo sviluppo in tempo reale, strutturando la percezione collettiva dei suoi possibili significati e modellando l’immaginario contemporaneo del rischio e della crisi. Oltre la “nuvola”: data center tra sostenibilità e conflitto nel discorso giornalistico italiano Sapienza University of Rome, Italia Dietro all’apparente immaterialità evocata dalla metafora della “nuvola” ("cloud"; Mosco, 2014), il processo di digitalizzazione si fonda su infrastrutture materiali (Starosielski & Parks, 2015; Hepp, 2020) che richiedono ingenti quantità di energia e risorse naturali (Siddik et al., 2021; UNCTAD, 2024). In questo contesto, la crescente diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale ha un ruolo centrale nell’aumento della domanda di nuovi data center (Crawford, 2021; Lehuédé, 2024) determinando anche una forte crescita degli investimenti economici: il mercato dell’IA in Italia ha raggiunto un valore di 760Mln€ nel 2023, con un incremento del 52% rispetto al 2022 e del 262% negli ultimi cinque anni (Ministero delle Imprese e del Made in Italy, 2025). I data center emergono quindi come infrastrutture controverse, situate all’intersezione tra rischio climatico, transizione digitale e sviluppo economico (Edwards et al., 2024; Biancalana, 2025), rappresentando un oggetto di studio ideale per osservare come molteplici crisi contemporanee (Seger & Sellnow, 2016) - climatica, geopolitica, tecnologica - vengono narrate, interpretate e negoziate. L’Italia, da questo punto di vista, costituisce un caso particolarmente rilevante: negli ultimi anni il paese è diventato un hub strategico per l’espansione dei data center nel Sud Europa, tanto che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (2025) ha varato un piano strategico per l’attrazione di investimenti industriali esteri, mentre il discorso mediatico nazionale riguardo a queste infrastrutture rimane ancora poco esplorato dal punto di vista sociologico. Adottando la prospettiva della teoria dell’amplificazione sociale del rischio (Kasperson et al., 1988), questo studio concepisce il discorso giornalistico come un’arena in cui il rischio climatico viene socialmente costruito, evidenziando le tensioni tra sviluppo tecnologico, sostenibilità ambientale e valori politico-ideologici. L’obiettivo della ricerca è di analizzare il modo in cui i media italiani rappresentano i data center e come queste rappresentazioni si connettano a dimensioni politiche, ambientali, etiche e sociali, oscillando tra due poli interpretativi principali: da un lato infrastrutture "green" e "smart" a supporto della transizione ecologica e dell’innovazione nazionale; dall’altro potenziali fonti di rischio ambientale, consumo energetico e concentrazione di potere nelle grandi piattaforme tecnologiche, richiamando anche il tema della sovranità digitale (Rone, 2024). Dal punto di vista metodologico, l’analisi combina tecniche di textual network analysis (Segev, 2020) e di frame analysis qualitativa (Entman, 1993). Il corpus è costituito da articoli pubblicati tra gennaio 2024 e dicembre 2025 nelle versioni online dei principali quotidiani italiani appartenenti a differenti aree politico-editoriali, in linea con gli studi sulle culture ideologiche nel discorso mediatico (Carvalho, 2007). Titoli e meta-descriptions degli articoli online sono analizzati per individuare co-occorrenze e cluster tematici interpretati come frame discorsivi. Sulla base delle analisi preliminari, una particolare attenzione è rivolta ai temi dell’innovazione economica nazionale, delle risorse energetiche legate al tema della sostenibilità, del ruolo delle Big Tech e delle dinamiche geopolitiche. Il contributo dello studio consiste nel mostrare come le narrazioni mediatiche sulla green cloud partecipino alla naturalizzazione - o problematizzazione - degli impatti materiali della digitalizzazione, rivelando i processi attraverso cui conflitti socio-ambientali emergenti vengono resi visibili ed interpretati. In tal senso, la ricerca intende contribuire al dibattito sociologico sui conflitti mediati, sugli immaginari tecnologici e sulla costruzione culturale del rischio nella società digitale contemporanea. | ||
