Programma della conferenza
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Sessione 3 - Panel 12: Pubblici antagonisti e vulnerabilità democratiche
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Disinformazione, piattaforme digitali e resilienza democratica: conflitti politici e regimi di visibilità nei Paesi dell’Unione europea Universidad de Salamanca, Spagna La digitalizzazione della comunicazione politica ha profondamente trasformato lo spazio pubblico europeo, ridefinendo le modalità con cui i conflitti politici vengono costruiti, rappresentati e resi visibili. Le piattaforme digitali, governate da logiche algoritmiche, svolgono un ruolo centrale nella circolazione di informazioni fuorvianti e nella diffusione di narrazioni polarizzanti, contribuendo a configurare contesti informativi tipici della post-verità. In questo quadro, la disinformazione non opera soltanto come distorsione dei contenuti informativi, ma come vero e proprio strumento di conflitto simbolico, capace di ridefinire le cornici interpretative dei problemi pubblici e di modulare il consenso politico. Sebbene un’ampia letteratura abbia analizzato gli effetti individuali della disinformazione e delle fake news, risultano ancora pochi gli studi che integrano le percezioni dei cittadini con le condizioni strutturali e istituzionali dei diversi contesti nazionali. In particolare, la relazione tra disinformazione, conflitti politici e resilienza democratica è raramente indagata attraverso un approccio cross-national che consideri simultaneamente disuguaglianza economica, corruzione percepita e libertà dei media. Questo contributo si articola attorno alla seguente domanda di ricerca: in che modo la disinformazione mediata dalle piattaforme digitali contribuisce alla strutturazione dei conflitti politici e simbolici nelle democrazie europee, e come tali effetti variano in funzione delle disuguaglianze sociali, della corruzione e dei regimi di libertà mediatica? L’obiettivo è analizzare come la percezione della disinformazione online si colleghi al sostegno alla democrazia, alla fiducia istituzionale e alla polarizzazione politica, e in che misura tali relazioni siano modellate dai contesti strutturali nazionali. Il lavoro si colloca nel dibattito sociologico sui media digitali e sui conflitti politici, superando le letture “cyber-ottimiste” che attribuivano a Internet un potenziale democratizzante. Studi più recenti hanno mostrato come gli ecosistemi informativi digitali favoriscano dinamiche di polarizzazione e propaganda, rafforzando la conflittualità politica e indebolendo le basi della fiducia pubblica. In questo quadro, la disuguaglianza digitale, intesa come distribuzione diseguale delle competenze critiche e delle risorse cognitive necessarie per interpretare l’informazione online, assume un ruolo cruciale nel determinare l’esposizione alla disinformazione e la capacità di resistere a narrazioni fuorvianti. La disuguaglianza economica e la corruzione percepita contribuiscono a intensificare i conflitti politici, alimentando forme di cinismo informativo e sfiducia generalizzata. Al contrario, la libertà di stampa può agire come fattore di resilienza democratica, trasformando il conflitto da dinamica distruttiva in confronto pubblico visibile e istituzionalizzato, grazie a pluralismo, trasparenza e accountability. Empiricamente, lo studio adotta un disegno comparativo basato sull’integrazione di dati individuali e macro-strutturali relativi a 22 Paesi europei. I dati individuali provengono dalla European Social Survey (wave 10) e includono le percezioni dell’uso di Internet come spazio di disinformazione, il sostegno alla democrazia, la fiducia istituzionale e variabili sociodemografiche. Le risorse digitali sono approssimate attraverso indicatori di intensità d’uso di Internet. Tali informazioni sono incrociate con indicatori macro di disuguaglianza economica (indice di Gini), corruzione percepita e libertà di stampa. I risultati preliminari mostrano che percepire Internet come spazio dominato dalla disinformazione è associato a minore fiducia politica e a un più debole sostegno alla democrazia, configurando condizioni favorevoli all’intensificazione dei conflitti politici. Tuttavia, tale relazione risulta attenuata tra individui con livelli più elevati di istruzione e competenze digitali, che mostrano maggiore capacità critica pur mantenendo un più forte ancoraggio ai valori democratici. La disuguaglianza economica e la corruzione percepita amplificano la polarizzazione e la vulnerabilità alla disinformazione. Un risultato controintuitivo riguarda i Paesi più egualitari, nei quali emerge una più forte percezione della crisi democratica: ciò suggerisce che aspettative normative più elevate rendano i cittadini maggiormente sensibili alle disfunzioni legate alla disinformazione e alla conflittualizzazione del dibattito pubblico. Screaming the Strange, Whispering the Crisis: Platform Algorithms, Subcultural Virality and the Structural Displacement of Political Discourse Università degli Studi di Carlo Urbino Bo Social media platforms are not neutral mirrors of public concern. During moments of acute political urgency, their recommendation architectures produce a specific distortion: the systematic suppression of high-stakes civic information in favor of disruptive subcultural spectacle. This paper investigates this phenomenon — termed structural discursive displacement — using Argentina's institutional crisis of 2025–2026 as a case study. As Milei's sweeping labor reform triggered a nationwide general strike mobilizing millions, the most-watched content across Latin American feeds was not footage of the protests: it was teenagers crawling on all fours and howling at the moon, the Therian subculture — a community defined by non-human animal identification, mask-wearing and quadrobics movement practices (Blom & Sharpless, 2025). The central question is: how do platform algorithms reconstruct hierarchies of public attention to silence the consequential and amplify the strange? Three convergent explanatory vectors are proposed. News avoidance research and cognitive load theory suggest that users under prolonged political stress preferentially turn toward incongruent, low-stakes content as a coping mechanism (Schumann, 2022; Barredo-Ibáñez et al., 2021; Alcántara-Lizárraga & Jima-González, 2024). Platform studies document how Meta's 2023–2024 content policy revisions explicitly deprioritized political and civic content in non-follower recommendation feeds (Guess et al., 2023; Becker et al., 2025), granting preferential amplification to content classified under "entertainment" or "identity." A third mechanism — the Economy of Cringe — names the condition by which antagonistic reception (mockery, contempt) generates the same algorithmic signals as genuine endorsement, making virality structurally indifferent to sentiment. These three vectors — user-side Selective Avoidance, algorithm-side Categorical Bias, and the Economy of Cringe — constitute a convergent framework for platform-mediated discursive displacement (Jin, 2025; Mitchelstein et al., 2020). The empirical core is a descriptive-comparative analysis of 64,469 posts extracted from Meta's Content Library API (December 20, 2025 – February 20, 2026). The corpus comprises Therian-tagged content on Instagram (n=9,440) and Facebook (n=40,063), alongside political content indexed by "Milei," "labor reform," and "strike" on Instagram (n=4,877) and Facebook (n=10,089). Platform data is triangulated with Google Trends daily search volume across a 32-day window for Argentina and Chile. Chile, unaffected by the reform, serves as an external reference isolating demand-side dynamics from algorithmic exposure. Results show Therian content achieving a median of 11,491 views per post on Instagram versus 5,369 for political content — a 2.1x ratio (p<0.001, r=0.608) — and a 1.6x higher engagement rate per view (p<0.001, r=0.566). Weekly time-series analysis reveals that subcultural virality spikes coincide with or immediately follow crisis dates — the general strike (January 24) and the parliamentary vote (February 7) — consistent with algorithmic amplification as a reactive response to political traffic suppression. Facebook reaction decomposition confirms the Economy of Cringe: 49.3% Haha versus 44.8% Likes on Therian posts, both registering identically as high-engagement signals. Google Trends shows "therian" reaching the maximum relative index of 100 across Chilean regions while crisis-related terms never exceeded 20— a 5:1 ratio of self-directed curiosity independent of algorithmic mediation. Related-query semantic analysis reveals that in Argentina, "milei therian" and "therian argentina" appear within the Therian semantic field, not the political one: the crisis has been cognitively absorbed into the subculture as one of its own referents. Findings contribute to platform studies by providing empirical evidence that recommendation architectures produce politically consequential discourse hierarchies in the absence of explicit political intent —structural displacement without intentional design. The democratic information crisis is not only about disinformation: platforms determine which conflicts become visible at all. Political displacement through algorithmic distraction is structural— a feature of digital ecosystems that endangers informed democratic participation precisely when it is most urgently needed. Verità occultate oltre il dissenso vaccinale: pratiche, linguaggi e identità nella Telegramsphere dei Guerrieri VV Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, Italia Il panorama socio-culturale e politico contemporaneo si colloca in uno scenario multi-crisi che investe il legame tra istituzioni, conoscenza e cittadinanza, mettendo in discussione le architetture fiduciarie ed epistemiche (Autor, 2025a; Neame, 2025). In questo contesto, la verità diventa un campo conflittuale e intorno al creder-vero si riarticolano narrazioni che definiscono nuove forme di partecipazione e identità collettiva. La “verità ufficiale” appare al tempo stesso delegittimata e ipermobilitata: perdono centralità i criteri di verificabilità, ma al contempo reclamare e detenere “il vero” diviene una risorsa simbolica al centro di lotte per la riappropriazione. Negli ecosistemi mediali si diffonde un habitus (Bourdieu 1977; 1979) collettivo di sospetto sistemico, che pone continue sfide alla scommessa di fiducia base dell’ordine sociale (Simmel 1906). In questo quadro emergono forme di post-affidabilità (Autor*, 2025b), fondate su meccanismi performativi che producono senso di appartenenza simbolica e processi di identificazione collettiva. La fiducia si mostra relazionale, soggettiva e situata, sostenuta da processi partecipativi che performano un “sentire insieme”, pur presupponendo verticalità asimmetriche nella strutturazione delle narrazioni. Il contributo esplora empiricamente tali dinamiche attraverso il caso della “forza di lotta” dei Guerrieri ViVi, una microsfera pubblica sviluppatasi da sensibilità antivacciniste post-pandemiche. L’insieme dei quaranta canali Telegram che costituisce il corpus del contributo si inserisce in un programma di ricerca sulle Telegramsphere fringe, all’interno del quale erano già stati individuati dei cluster di canali in base alla prevalenza di contenuti prodotti dalle community dei Guerrieri ViVi (Autor* 2026). La connessione tra i canali raccolti è basata sulla funzione “canali simili” fornita dall’interfaccia della piattaforma. I canali vengono osservati come spazio di produzione discorsiva attraverso cui è possibile ricostruire i tratti identitari ed epistemici di un movimento che eccede tanto il contesto digitale quanto le stesse questioni (dubbio e dissenso vaccinale) da cui trae il suo impulso originario (Harambam, 2023). La prevalenza di forme di partecipazione a bassa intensità rende il lurking una modalità osservativa adeguata alla fase esplorativa della ricerca, orientata non all’identificazione degli utenti ma alla ricostruzione dell’identità collettiva attraverso le tracce di pratiche piattaformizzate e linguaggi prevalenti (Brilli, Zurovac, 2025). L’estensione della digital ethnography (Hine, 2015) tra febbraio e maggio 2026 ha consentito un confronto riflessivo nel team, volto a coniugare flow discorsivo (Markham, Gammelby, 2017), pratiche piattaformizzate e variazioni del dibattito pubblico. Le evidenze esplorative mostrano, in primo luogo, come la “forza di lotta” non operi attraverso una chiusura ai media mainstream bensì attraverso una sincronizzazione antagonista con l’agenda mediale. Dagli Epstein Files alle breaking news su ambiente, innovazione tecnologica e conflitti, l’etnografia digitale permette di indagare la coerenza di questa trama narrativa, in cui eventi eterogenei trovano sintesi in una cornice identitaria fondata su letture negoziate e oppositive. Dagli spazi osservati emerge, poi, la ricerca di una verità “occultata” come pratica di disvelamento che orienta l’attività simbolica e comunicativa dei canali. La messa in discussione delle “versioni ufficiali” si manifesta, ad esempio, anche attraverso format ricorrenti, tra cui rassegne quotidiane di malori improvvisi e ricontestualizzazioni di studi scientifici. La pratica del disvelamento sembra operare, inoltre, non soltanto su un piano informativo quant’anche come vincolo normativo da interiorizzare, per i guerrieri, a cui viene richiesto di riconoscersi come soggetti ‘risvegliati’ in contrapposizione ad una maggioranza narrata come manipolata o inconsapevole. Infine, l’osservazione relativa a linguaggi ed interazioni evidenzia una potenziale modulazione affettiva della pratica di disvelamento. Dall’utilizzo di fonti pseudoscientifiche a registri più marcatamente ironici, denunciatori o perturbanti, nei canali prende forma una mappatura composita delle forme di legittimazione di una nuova autorità epistemica, in cui si ibridano dimensioni emotive, cognitive e relazionali nella costruzione di fiducia e credibilità. Dal riferimento al bersaglio: voci dominanti, topic condivisi e negatività orientata all’outgroup Politecnico di Torino, Italia Nel dibattito accademico e pubblico europeo, la circolazione del concetto di radicalizzazione si consolida a partire dall’11 settembre 2001 e dalla successiva stagione di attacchi jihadisti, che ne rafforza l’uso negli studi su sicurezza e terrorismo anche attraverso le lenti delle scienze sociali e dei media studies (Coolsaet, 2016). Parallelamente, una parte rilevante della letteratura ha mostrato come le piattaforme social abbiano amplificato attori e repertori della destra populista ed estrema destra, contribuendo ad aggravare la conflittualità su temi divisivi (immigrazione, sicurezza, sovranità nazionale vs europea) e a irrigidire fratture valoriali nello spazio pubblico europeo (Benkler, 2018; Boulianne, Koc-Michalska, & Bimber, 2020; Vaccari & Valeriani, 2021). In linea con la CFP, questo contributo indaga come, nello spazio mainstream delle piattaforme social, narrazioni, regimi di visibilità e comunicazione affettiva concorrano a riconfigurare il conflitto e a produrre effetti epistemici sul riconoscimento reciproco. Concentrandoci sulle derive tossiche, adottiamo la nozione di anti-public sphere come arena in cui il discorso viola sistematicamente norme etiche e razionali del confronto democratico, configurandosi come deriva del discorso quotidiano più che come alternativa generativa (Davis, 2021). Nella “post-sfera pubblica” digitale, la comunicazione è frammentata e decentralizzata, articolata in micro-pubblici che possono alimentare pluralità ma anche polarizzazione (Papacharissi, 2015; Mitchelstein, Boczkowski, & Giuliano, 2021). Questa frammentazione è coerente con la descrizione di una sfera pubblica segmentata e tecnologicamente guidata, composta da microsfere legate a gruppi sociali, identità e interessi (Boccia Artieri, 2025). In tale contesto, alcune microsfere possono agire da counter-publics, offrendo spazi alternativi di articolazione critica per gruppi marginalizzati (Jackson & Kreiss, 2023). Assumiamo dunque la radicalizzazione come fenomeno processuale, indipendentemente dai suoi esiti finali, e analizziamo una “dimensione radicale” dei discorsi social dell’ultimo anno come manifestazione di una anti-sfera pubblica. Il paper si pone l’obbiettivo di rispondere a due domande: · RQ1) Quali temi e attori strutturano la dimensione radicalizzata? · RQ2) Quando e come una “voce dominante” diventa un bersaglio condiviso (outgroup object) capace di aggregare attenzione antagonistica? Il dataset deriva dal filtraggio dei contenuti in lingua italiana di un corpus più ampio che include: (i) estremismi (fascismo/nazismo, anarchismo, posizioni “anti-*”, fondamentalismi, hate speech e violenza di genere); (ii) posizioni polarizzate su politica, etnicità, diritti LGBTQ+, femminismo, minoranze, immigrazione, economia, vaccini e complottismo; (iii) narrazioni orientate a repertori “positivi” (inclusione, unità, resilienza, solidarietà, fiducia, uguaglianza, integrazione). L’analisi adotta un disegno mixed-methods: Social Network Analysis su un grafo di menzioni (retweet/quote/mention), topic modeling ed emotion analysis; strumenti di IA (ChatGPT Plus 5.2) supportano l’interpretazione dei topic. A ciò si affianca una analisi qualitativa manuale su sotto-campioni mirati di contenuti e thread per validare topic e cluster e ricostruire repertori retorici e dinamiche di targeting. I risultati mostrano che un attore/utente diventa outgroup object quando co-occorrono: (i) alta dominanza relazionale nel grafo (in-degree elevato); (ii) coinvolgimento ricorrente in topic condivisi tra community; (iii) evidenza specifica (interna alla community e in relazione ai topic) di outgroup-focused-negativity durante finestre temporali di cambiamento affettivo (relative positive shocks, aumenti in z-score della valenza positiva), interpretabili come ricompattamento relativo in un dibattito complessivamente negativo. Inoltre, emerge come le voci dominanti politiche tendono a configurarsi più chiaramente come outgroup object, mentre per le voci mediatiche le condizioni appaiono necessarie ma non sufficienti. Nel complesso, il contributo evidenzia come la radicalizzazione, nella sfera pubblica piattaformizzata, non sia solo un problema di contenuti estremi ma un problema epistemico legato a visibilità, polarizzazione e post-verità (Benkler, 2018; Davis, 2021). | ||