Programma della conferenza
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Sessione 2 - Panel 02: Cambiamento climatico e disordini informativi
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"È solo una bufala": conflitto epistemico e narrazioni del clima nelle comunità Reddit di Civilization VI Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Italia Il cambiamento climatico rappresenta oggi uno dei terreni più caldi di conflitto epistemico, dove il sapere prodotto dalla comunità scientifica si confronta con contro-narrazioni negazioniste, revisioniste e con retoriche di sospetto verso le istituzioni (Jacques e Dunlap, 2025). In questo quadro, i videogiochi costituiscono un sito di analisi ancora poco approfondito dalla ricerca sociologica: sebbene sempre più titoli, i cosiddetti ecogames (op de Beke et al., 2024), incorporino nelle proprie meccaniche e narrazioni modelli espliciti dei processi climatici, le comunità di giocatori che li abitano restano in larga misura inesplorate come spazi di produzione e circolazione di conoscenza ambientale. A fronte di ciò, questo contributo esamina Civilization VI: Gathering Storm (Firaxis Games, 2019) – espansione di uno dei franchise strategici più giocati al mondo – come caso emblematico di conflitto sul clima, analizzandone le estensioni paratestuali su Reddit (Consalvo, 2017). L'espansione introduce nel gioco le emissioni antropogeniche di CO₂ e le loro conseguenze: i giocatori monitorano l'aumento delle concentrazioni atmosferiche legate all'uso di combustibili fossili e affrontano catastrofi ambientali sempre più frequenti e intense che, oltre a una certa soglia, diventano irreversibili. Il gioco, dunque, non si limita a rappresentare la crisi: la traduce in meccanica, incorporandola nell'esperienza ludica e rendendola oggetto di un sapere pratico e situato, che diventa terreno di scontro nella comunità online. Lo studio adotta Reddit come lente di osservazione di questo scontro, data la ridotta presenza di meccanismi di moderazione e la persistenza di discussioni altamente politicizzate in piattaforma (Massanari, 2015). Il corpus di indagine è costituito da otto subreddit – selezionati attraverso query composte da "civilization" AND "gathering storm" AND "climate change" OR "global warming" – per un totale di 616 commenti, concentrati tra il 2019 e il 2020. Questa finestra coincide sia con l’uscita del gioco sia con un momento di forte attenzione pubblica al clima, segnato dalle mobilitazioni globali dei Fridays for Future (Wahlström et al., 2020). Dopo aver individuato parole, bigrammi e trigrammi ricorrenti, è stata condotta una semantic network analysis sui termini co‑occorrenti nella finestra di cinque parole attorno a “climate”, seguita da un’analisi tematica induttiva del corpus per ricostruire i frame narrativi dominanti. I risultati mostrano un discorso fortemente conflittuale, organizzato attorno a quattro nuclei. Un primo cluster di matrice negazionista inquadra il cambiamento climatico come una bufala (“hoax”) e una cospirazione tesa a introdurre nuove forme di controllo e prelievo fiscale, associandolo a termini quali "propaganda", "taxes" e "agenda". Un secondo nucleo revisionista oppone alle spiegazioni antropogeniche narrazioni di cicli naturali, argomentando che l'attuale riscaldamento non sarebbe "nulla di nuovo" e che Gathering Storm sovrastima la responsabilità umana. Un terzo cluster mobilita la sfiducia nel sapere scientifico, recuperando controversie come "Climategate" per erodere l'autorevolezza epistemica su cui si fonda il design del gioco. In contrasto, un quarto nucleo – ridotto ma visibile – difende il gioco come coerente con le valutazioni della comunità scientifica e lo utilizza per ragionare su mitigazione e scenari futuri, sebbene queste posizioni vengano spesso delegittimate come intrusione della “politica” nello spazio di svago. Il contributo, muovendo dal caso studio, illustra come gli ecogames possano diventare catalizzatori di conflitto nella negoziazione dei significati sul cambiamento climatico: i giocatori si polarizzano tra chi sostiene il sapere prodotto dalla comunità scientifica e chi articola e diffonde saperi alternativi. Il confronto si accende a partire dalle stesse dinamiche di gioco, rivelando come non si tratti di “solo giocare”, ma anche di contendere e imporre una certa narrazione della crisi climatica. Ciò mette in luce il portato politico dei videogiochi e la loro rilevanza per comprendere i processi di costruzione sociale della conoscenza sul clima. Framing dell’autorità e conflitti epistemici nell’ecosistema piattaformizzato: il caso del cambiamento climatico 1Indipendente, Italia; 2Università degli Studi di Firenze, Italia La crisi climatica costituisce uno dei banchi di prova più significativi delle trasformazioni della comunicazione pubblica nell’ecosistema piattaformizzato. Nei social media la definizione di “che cosa è vero” non dipende più solo dalle istituzioni scientifiche e giornalistiche, ma da arene discorsive ibride in cui utenti comuni, media alternativi, movimenti politici e piattaforme concorrono alla produzione di autorità epistemica. In questo scenario, il cambiamento climatico diventa un campo di conflitto in cui si intrecciano sfiducia verso le élite, personalizzazione dell’expertise, estetiche dell’evidenza e pratiche di contro-informazione. La proposta si inserisce in tale cornice interrogandosi su come, nella facebooksfera italiana, vengano costruite e contestate le cornici di verità sul clima e quale ruolo assuma il fact-checking come infrastruttura sociotecnica della conoscenza pubblica. Lo studio indaga la natura mobile e decentralizzata del framing nei social media, chiedendosi: (RQ) attraverso quali processi di framing vengono costruite o contestate le autorità epistemiche sul cambiamento climatico nella facebooksfera italiana? Lo studio muove dall’analisi di 108 fake news sul cambiamento climatico smentite dai principali fact-checker italiani tra il 2021 e il 2022. Tramite CrowdTangle, è stato raccolto un corpus di 2.623 post in lingua italiana che esprimono un posizionamento esplicito su queste notizie. I contenuti provengono da una pluralità di spazi pubblici della piattaforma: pagine e gruppi esplicitamente scettici verso l’origine antropica del riscaldamento globale; hub di controinformazione; pagine di politici e movimenti sovranisti; gruppi locali; ma anche profili di divulgazione scientifica, testate giornalistiche, movimenti ambientalisti e pagine satiriche anti-complottiste. La ricerca adotta un disegno mixed-methods. Una prima codifica quantitativa ha classificato i post in base al posizionamento verso la scienza istituzionale e al riferimento a fake news o articoli di debunking. Una seconda analisi qualitativa, concentrata sui contenuti con maggiore engagement (379 post e oltre 54 mila commenti), ha ricostruito tre dimensioni del framing dell’autorità: (1) expert framing, ovvero le modalità di riconoscimento dell’esperto; (2) group labelling, le strategie di etichettamento reciproco tra pubblici; (3) fact construction, le procedure ritenute legittime per stabilire che cosa conti come prova. Tra i risultati relativi all’expert framing, nel pubblico scettico verso la scienza istituzionale emerge il frame dello “scienziato eroe” che sfida le opinioni maggioritarie nella comunità scientifica, accompagnato da una forte politicizzazione dell’expertise e dalla delegittimazione dei fact-checker come attori di censura. Nel pubblico pro-scienza istituzionale, al contrario, l’autorevolezza è attribuita più agli intermediari dei saperi - come pagine di divulgazione e attivisti, in cui poter trovare riflessi pragmatici dell’unanimità e della costruzione collettiva del consenso scientifico - che ai produttori originari. Quanto alla “fact construction”, trasversale è l’uso della prova personale: esperienze dirette e testimonianze non specialistiche vengono mobilitate come risorse epistemiche, ma con funzioni divergenti. Per i sostenitori della scienza istituzionale esse traducono l’evidenza scientifica nella vita quotidiana; per gli scettici costituiscono un piano di verità competitivo rispetto alla scienza ufficiale. Si diffonde inoltre, trasversalmente ai due gruppi, una mimesi del metodo scientifico: grafici decontestualizzati, screenshot e piattaforme open diventano dispositivi di una “estetica investigativa” che trasforma Facebook in spazio di produzione di contro-evidenze. L’analisi mostra inoltre l’emergere di diverse concezioni del rapporto tra piattaforme e scienza, in cui Facebook passa da luogo di fruizione e circolazione di verità prodotte altrove a parte integrante di un processo esplorativo verso “nuove” verità.. Il fact-checking, lungi dall’essere arbitro neutrale, diventa simbolo di un ordine informativo percepito come elitario. L'incertezza nella comunicazione del rischio ambientale - Interviste a nuove generazioni di comunicator* Sapienza Università di Roma, Italia L'incertezza scientifica gioca un ruolo significativo nel plasmare il modo in cui gli individui percepiscono e reagiscono ai rischi ambientali. Comunicare efficacemente l'incertezza rimane una sfida fondamentale, perché implica trovare un equilibrio tra chiarezza, accuratezza e adattamento dei messaggi a diversi pubblici. Il compito è reso ancor più complesso dalla moltitudine di fonti e canali coinvolti a diverso titolo nel mondo della comunicazione. Anche se i messaggi riescono a raggiungere efficacemente il pubblico, non vi è alcuna garanzia che ispirino un alto grado di fiducia o che il loro contenuto sia compreso in modo uniforme. Un altro nodo fondamentale, non del tutto chiarito tra gli addetti ai lavori, è sulla necessità di comunicare esplicitamente l'incertezza ai pubblici senza temere che possa ridurre la credibilità del messaggio. Le persone che entreranno a far parte del mondo della comunicazione dovranno affrontare sfide sempre maggiori legate alle conseguenze irreversibili del cambiamento climatico. La familiarità e le interpretazioni che questi individui avranno nei confronti dell’incertezza scientifica sarà fondamentale alla costruzione dei processi efficaci e democratici del futuro. Pur trattandosi di un aspetto parimenti importante nei processi comunicativi, quella dei rapporti con la fonte e con i canali di diffusione risulta una dimensione poco esplorata in letteratura. La scelta strategica della fonte gioca in questo senso un ruolo fondamentale nel capire come creare rapporti di fiducia con i differenti pubblici. Un’altra dimensione poco esplorata è quella del framing rispetto all’incertezza nel contesto della scienza: alcuni pubblici dubitano dell’efficacia dei modelli predittivi perché il grado di conoscenza di alcuni fenomeni non è ancora sufficiente; altri perché la natura è imprevedibile di per sé e sarà sempre oggetto di incertezza; altri ancora perché contestano la buona fede della comunità scientifica. Questa ricerca, ad ora in corso, mira ad esplorare in modo approfondito le sfide dell'incertezza scientifica nella comunicazione dei rischi ambientali.: dalla decodifica del messaggio al rapporto con la scienza. A tal fine, si baserà su interviste semi-strutturate per valutare diversi strumenti di comunicazione e rappresentazione di scenari incerti, come infografiche, elementi visivi e dati numerici. Segue una riflessione sui metodi di comunicazione e sulla percezione dell'incertezza relativamente alle sfide ambientali e comunicative. Il campione di riferimento è costituto da student* dell'Ateneo: metà provenienti dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale, mentre l'altra metà da indirizzi STEM. La varietà di background e di possibile competenza numerica fornita da questo campione potrebbe fornire indizi fondamentali sull'importanza di un certo percorso nella decodifica dell'incertezza. Le fonti dei messaggi sottoposti al campione differisce per modalità di rappresentazione e per fonte che li diffonde: da un lato la Protezione Civile, in rappresentanza dei soggetti istituzionali, dall'altra un content creator fittizio, in rappresentanza di soggetti fuori dai processi istituzionali, ma comunque attivi nella comunicazione. | ||